Ferrara ha abbracciato le sue Farfalle: Maurelli e Santandrea notte da ricordare
Grande accoglienza per le medagliate alle Olimpiadi Anche il mister spallino Clotet ha festeggiato le atlete
FERRARA. Adesso, dopo il meritatissimo bronzo a Tokyo, per la capitana delle Farfalle azzurre di ginnastica ritmica Alessia Maurelli un po’ di meritato riposo. Al ristorante Liuzzo 39, giovedì sera, assieme alla compagna Martina Santandrea - entrambe felici di questa rimpatriata nella loro Ferrara - ha salutato tutti, intrattenendosi pure con il mister della Spal, Pep Clotet: per il duo Maurelli-Santandrea applausi, foto di rito e autografi, in una notte da ricordare.
«Ora pensiamo a quanto abbiamo fatto – dice Alessia -, a fine ottobre avremo i Mondiali: per adesso Parigi 2024 è ancora troppo lontano. Devo pensare se continuare il mio percorso, ho quasi 25 anni, devo valutare un po’ di cose».
«Io e Ferrara? Non è vero che solamente nelle grandi città possono uscire le super campionesse, io e Martina Santandrea ne siamo la prova, siamo cresciute nell’Estense Putinati di Livia Ghetti. Due su cinque in Nazionale e con la medaglia al collo eravamo sue ginnaste, ho passato tanti momenti che mi hanno fortificata e fatta arrivare pronta all’appuntamento più importante della mia vita. Devo tanto a Ferrara e all’Estense Putinati».
«La gara di Tokyo stata in tre fasi - ricorda la capitana delle Farfalle -. La prima è stata quella della qualifica, il primo giorno abbiamo fatto i nostri due esercizi, eravamo tranquille, avevamo solamente il compito di farli bene per passare in finale: così è stato, da lì è iniziata la seconda fase, siamo entrate in pedana per il primo esercizio della finale olimpica, l’abbiamo fatto bene, ma ci siamo trovate quarte, ho notato che il nostro punteggio non sarebbe bastato per essere a podio. Così, ed è la terza fase, abbiamo tirato fuori davvero tutto quello che avevamo. C’è stata un po’ di paura in più, sono usciti fuori gli spettri di Rio 2016, siamo entrate con il cuore, volendo fare il nostro esercizio: abbiamo lavorato così tanto che ci meritiamo di fare bene».
Dedica a Emanuela Maccarani: «Quella medaglia forse è più sua che nostra, nell’anno della pandemia tante volte ci siamo buttate giù, lei non ha mai vacillato nella sua posizione di dover lavorare e sudarsi quella medaglia: per questo l’abbiamo dedicata alla nostra allenatrice».
Poi c’è tanto orgoglio: «Quando abbiamo conquistato quel bronzo, beh, c’è stato l’ orgoglio di far parte di 40 medagliati, di una spedizione mai così vincente, per noi è un onore. Mi aspettavo un’Olimpiade così prolifica – ha chiuso Alessia -, dall’Eurovision, da quando ha vinto l’Italia, che ha centrato pure gli Europei di calcio, stavamo vincendo tutto e ci siamo dette che è l’anno italiano, cosa che ci ha caricato. Siamo italiane e non dovevamo avere paura di niente».
Lorenzo Montanari
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