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paolo negri 

Made in usa ma pelle spallina: joe “uno di noi”

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Non c’è foto, luogo o evento in cui Joe Tacopina non appaia vestito, da capo a piedi, con i colori della Spal e l’abbigliamento griffato dallo sponsor tecnico. Cappellino d’ordinanza, polo che esplode senza contenere gli straripanti bicipiti. Una sorta di Hulk (senza che abbia alcunché di terribile, anzi) che al verde ha sostituito il biancazzurro, indossandolo ormai come una seconda pelle.

Il nuovo corso della Spal è made in United States ma non ci sono dubbi sul fatto che Tacopina si sia immediatamente calato nella realtà ferrarese. In centro città, al ristorante, all’incontro con il sindaco Fabbri, in mezzo ai tifosi: l’avvocato appare genuinamente spallino, coinvolto a 360 gradi. Un entusiasmo, un’energia ed una disponibilità debordanti.

Che non sia qui per pettinare le bambole, ma che ci tenga assai, è dimostrato dall’immediata operatività post-closing, dalla mano al borsellino, dagli acquisti effettuati e (auspicabilmente, e qualche cessione permettendo) da quelli (due o tre, meglio tre...) che ancora seguiranno. Perché la Spal non può e non deve perdere la categoria, in questo che è l’anno più difficile. Verosimilmente è saggio e opportuno investire più adesso che l’estate prossima, quando poi ci si guarderà. Ma bisogna restare in B e porre le basi “per”.

Come sempre, come per chiunque, giudizi e consuntivi si trarranno sulla scorta dei fatti. Ma l’impatto di Tacopina pare eccellente. E, per mille motivi, verrebbe da dire “Joe uno di noi”. Poi il futuro è in grembo ad Eupalla.

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