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Spal, l’ibrido non ha pagato Modulo spurio

Paolo Negri
Spal, l’ibrido non ha pagato Modulo spurio

A Reggio 4-2-3-1 ma con Crociata e Latte adattati Così al collettivo è venuta meno l’abituale fluidità

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Paolo Negri

ferrara. Pep Clotet ha dichiarato che la partita con la Reggina è stata sostanzialmente equilibrata, e che la Spal non meritava di perdere. Di fondo, l’allenatore biancazzurro non ha torto. Basti pensare, ad esempio, alle occasioni avute (da Capradossi e Peda) per impattare sul 2-2. Fosse finita in parità, sarebbero cambiate anche alcune valutazioni, già che in Italia i commenti sono sempre condizionati dal risultato e mai basati sulla sostanza.

Detto ciò, è anche vero che la prestazione spallina in Calabria è forse stata la meno convincente tra tutte quelle di questo inizio di campionato. La Reggina ha avuto un maggior volume di gioco (nel primo tempo) e maggior concretezza complessiva ma, soprattutto, la Spal è stata al di sotto dei propri standard tecnici. È parso evidente a occhio nudo, e le cifre corroborano tale immediata impressione. Basti pensare alla precisione nei passaggi, che col 74% ha rappresentato il minimo stagionale (77% a Pisa, 88% col Pordenone, 80% al cospetto del Monza). Tale dechet tecnico si è inevitabilmente riflesso sulla fluidità, la continuità e l’efficacia della manovra, non a caso tradottasi “solo” in 11 tiri, anche in tal caso la cifra più bassa da inizio torneo (13 a Pisa, 30 col Pordenone, 18 contro il Monza). Non che per vincere, o per fare risultato, si debba sempre bombardare di continuo la porta avversaria, ma i dati sono in controtendenza rispetto agli standard spallini e non si possono ignorare.

Dunque, cosa non ha funzionato? Non tanto, o non solo, l’asse di destra, martirizzato dal tandem Di Chiara-Rivas, soprattutto quest’ultimo. D’altra parte, l’honduregno è un ossesso, per velocità, tecnica, dribbling, imprevedibilità. I più attenti ricorderanno come già annientò la Spal nel 4-1 calabrese a Ferrara dello scorso 27 febbraio, con una prestazione ben al di là dei due gol personali a referto.

Che la Spal sul proprio lato destro sia perfettibile è cosa nota da ormai un mesetto e mezzo, lo si era notato fin dalla gara di Benevento in Coppa Italia. Poi, nel caso specifico, per chi a Reggio era da quella parte entrano in gioco anche le caratteristiche individuali, il compasso, l’attitudine a giocare in determinate posizioni e/o con certi compiti, financo la mancanza di ritmo-partita.

Ma, più in generale, la Spal (che per mentalità e volontà non è certo stata censurabile, anzi) può aver in qualche modo pagato l’adattamento ad un assetto... ibrido. Mister Clotet si è dotato di un centrocampista in più (Crociata) sacrificando un attaccante (Seck), però inizialmente non ha mutato la disposizione tattica impostata sul 4-2-3-1. Ciò ha comportato adattamenti generalizzati, contravvenendo anche alle consolidate abitudini di Clotet che di solito in fase offensiva schiera un sinistro a destra e un destro a sinistra. Così, inoltre, Crociata si è trovato un po’ “perso”, pur se a tratti ha dispensato la sua qualità e se l’errore (palla persa) l’ha commesso quando nella ripresa era stato cambiato assetto ed era passato mezz’ala. Al tempo stesso, Latte Lath ha dovuto rincorrere molto più di quanto non avesse fatto contro il Monza, quando - pur dispensando generosità ed effettuando un basilare recupero difensivo - era stato molto più presente in fase offensiva.

Piccoli aspetti che possono aver contribuito ad una dinamica generale meno fluida. Ma è una possibilità, non una certezza. Un tentativo di analisi. La Spal è ancora in fase di costruzione ed anche se ha già raggiunto una brillante identità collettiva, qualche oscillazione è normale, va messa nel conto. Ora si tratta di riprendere il cammino con autorità. La partita interna di domani sera contro il Vicenza ne offre l’occasione, però i biancazzurri dovranno essere bravi ad evitare le insidie di quello che può essere un trappolone, un match dalle sembianze facili (veneti finora sempre sconfitti, contestati, con mister Di Carlo sull’orlo dell’esonero) ma in realtà potenzialmente complicato. resta da battezzare l’assetto, se 4-2-3-1 con attaccanti esterni classici o 4-3-1-2. Clotet saprà portare tutto a sintesi.

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