Velasco e i “fenomeni”
1989-2000, il filone d’oro: da Giani a Lucchetta, che show
Di Invincibile, in quegli anni a cavallo tra Ottanta e Novanta, non c’era soltanto il Milan di Sacchi, Maldini e Van Basten. C’era anche un coraggioso manipolo di uomini in maglia azzurra che faceva il bello e il cattivo tempo sotto la rete della pallavolo. Era l’Italia di Julio Velasco, un gruppo che difficilmente porterà essere replicato, per le sue doti tecniche, agonistiche, umane.
Quella pallavolo era tanto, tanto diversa da quella che vediamo oggi. Le partite potevano durare all’infinito, perché non era stato ancora introdotto il punto diretto e si andava avanti fino allo sfinimento con i cambi palla. Non c’era l’occhio di falco e l’arbitro si fidava solo del suo istinto. In quel gioco l’Italia stava sul tetto del mondo, e quei nomi erano conosciuti in ogni angolo del pianeta dove fosse arrivata la pallavolo: Lorenzo Bernardi, Luca Cantagalli, Andrea Giani, Andrea Zorzi, Andrea Sartoretti, Andrea Lucchetta, personaggi tanto diversi tra loro che però furono capaci di cementare un gruppo unico e che tra il 1988 e il 2000 hanno davvero vinto tutto quel che c’era da vincere.
Sulla plancia di comando un guru del volley, l’argentino Julio Velasco, uomo che ha diffuso il suo verbo tecnico nei cinque continenti ma che in Italia è sempre tornato, eleggendo il nostro Paese come luogo del cuore.
L’INIZIO
Velasco venne scelto dalla Federazione nel 1989, dopo aver vinto quattro scudetti consecutivi sulla panchina di Modena. La sua grande Italia nasce il 28 ottobre 1990. A Maracanazinho di Rio de Janeiro si gioca Italia-Cuba, che fino ad allora era stata la nostra bestia nera: ci aveva eliminato la dall’edizione precedente e ci aveva battuto 3-0 nel girone. Dopo la sconfitta la squadra si ricompattò, prese coscienza di se ed iniziò la cavalcata che la portò a quell’incontro con il destino. Ancora Cuba tra gli azzurri e la gloria: è la finale dei Mondiali. Il primo set parte male per l’Italia. Finisce 12-15. In quegli attimi nella mente dei giocatori torna in mente la paura che anche stavolta andrà male. Ma la nostra nazionale non si arrende. Il secondo set è vinto 15-11. a svolta arriva nel terzo parziale, che si conclude con un netto 15-6. Ma è il quarto set quello più emozionante e sul filo di lana: 16-14 per gli Azzurri e l’Italia è campione del mondo.
VITTORIE IN SERIE
Da lì in avanti saranno successi in serie: altri 2 Mondiali (consecutivi) , 3 Europei, 5 World League e una Coppa del Mondo. Unico rammarico, l’oro olimpico solo sfiorato ad Atlanta nel 1996, sfuggito nel 5° set perso 17 a 15 contro l’Olanda.
LE STELLE
Andrea Giani, quando arrivò Velasco, aveva solo 18 anni, ma da quattro giocava già in serie A2. Di quella nazionale su una delle travi portanti, fino al suo ritiro nel 2007: adesso allena la nazionale tedesca, lo abbiamo battuto nei quarti della rassegna europea. Altro nome tutelare di quella formazione era Andrea Gardini, uno dei più grandi attaccanti della storia della nostra pallavolo.
Non è un caso che sia stato inserito nella hall of fame della pallavolo mondiale, una carriera stratosferica con sette scudetti.
L’Italia di Julio Velasco non era soltanto tecnica e classe, ma anche personaggi estrosi, unici nel loro genere. È il caso di Andrea Lucchetta, il più fotografato per il suo stranissimo taglio di capelli: di quella formazione era il capitano, la coscienza, il leader dello spogliatoio.
Luca Cantagalli portava nel soprannome il suo destino: tutti lo chiamavano Bazooka per le bombe che metteva a terra nel campo avversario. Diciassette anni a Modena, un fedelissimo e non era un caso che i tifosi lo chiamassero “il sindaco”. Un legame strettissimo come quello che univa Lorenmzo Bernardi, altra stella di quella incredibile squadra, al club di Treviso del quale è stato bandiera per sempre. Infine Andrea Zorzi, detto Zorro: giocatore mondiale dell’anno nel 1991, e tanto basta. ..
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