Rambaldi, l’umiltà del campione: «Riparto dal basso, verso Parigi»
Canottaggio. Il ferrarese torna sull’amarezza di Tokyo ma va avanti
lo sfogo
Dopo le dichiarazioni immediatamente post Olimpiadi, ieri Luca Rambaldi ha pubblicato un nuovo intervento. Eccone il testo.
«Molto lentamente sono passati quasi tre mesi da quel brutto 28 luglio della Finale Olimpica di Tokyo. Il tempo è servito per sbollire (un po’) dalla delusione, pensare all’accaduto e a alle parole che ho espresso successivamente. Per diversi motivi, il carico di responsabilità e la pressione che percepivo addosso erano enormi, considerando anche le tante difficoltà avute quest’anno. Nonostante l’apparente freddezza, spesso mi hanno addirittura schiacciato, lo ammetto. Purtroppo potrei spiegare per ore il turbinio di emozioni negative che mi hanno pervaso nei momenti, giorni e settimane successivi a quella gara ma non cambierebbe l’ordine di arrivo al traguardo… Sportivamente parlando credo che i colpi di fortuna esistano, mentre quelli di sfortuna possano essere previsti o quantomeno limitati con più impegno e attenzione; quando tanti hanno dato la colpa alla sfortuna per l’accaduto non mi sono trovato d’accordo e ho cercato motivazioni esterne, sfociando nel mancare di rispetto. Non accettavo quello che era successo e non accettavo la sconfitta, per me Tokyo 2020 significava andare a prendere ciò per cui avevo lavorato in anni di dedizione assoluta, a tratti anche eccessivamente maniacale, e che i risultati di tutto il quinquennio mi davano ragione di pensare». E ancora: «Il sangue amaro mi ha tenuto sveglio la notte per settimane e guardarsi allo specchio risultava difficile per quel risultato che non mi apparteneva. Chiedere scusa alle persone e alle istituzioni che si sono sentite toccate nel profondo dalla mia rabbia e frustrazione è giusto, doveroso e mi sento di farlo. Mi hanno sempre sostenuto e accompagnato nel lungo e tortuoso percorso Olimpico (che tutti si aspettavano si concludesse in un modo migliore) fornendo mezzi, strumenti e attenzioni per la preparazione. È giusto anche perché la strada che voglio intraprendere è quella di Parigi 2024, mettendo in campo i miei valori al servizio della Squadra e cercando di affidarmi di più al Team rispetto quanto fatto finora. Tra gli alti che hanno portato a immense gioie e i bassi che hanno destabilizzato l’integrità fisica e morale, non resta che dire: The show must go on, ripartendo dal basso».
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