Pagati episodi e la fragilità di un organico che ha lacune
Un vecchio detto del calcio ammonisce: “vittoria esterna, sconfitta interna”. È quanto puntualmente accaduto ieri alla Spal, che non ha saputo gestire l’occasione per dare corpo alla propria serie positiva (vedendola anzi interrotta) e risalire in classifica. Una graduatoria che ora flirta con i play out, senza eccessivi paracadute. Certo, in questa serie B si fa presto, prestissimo, a salire (come a scendere), ma adesso bisognerà essere estremamente vigili.
La Spal ieri ha pagato diverse cosettine. Un palo, un rigore sbagliato, un gol annullato per una presunta... unghia in fuorigioco, la rete del ko giunta quasi allo scadere e con un rigorino (non che quello biancazzurro fosse così evidente, siamo sinceri) assai discutibile. Insomma, gli episodi hanno pesato parecchio, punendo il vigore, lo slancio, l’impeto, l’ardore, l’impegno (anche qualche buona trama) con cui si è battuta la squadra. La sconfitta è severa, ma ad un’analisi fredda e obiettiva non appare nemmeno scandalosa. E si aggancia ad altri elementi di analisi.
Mai in precedenza, tra gare casalinghe ed esterne, la Spal aveva subìto tanti tiri e/o occasioni da rete quanti/e ieri: il Perugia ha concluso ben 21 volte, spesso mancando il bersaglio con più o meno clamorosi errori di mira da distanza ravvicinata. Per contro i biancazzurri hanno inquadrato solo due volte lo specchio: il gol di Mancuso e il rigore fallito dallo stesso. In particolare il primo dato, quello dell’eccessiva esposizione alle conclusioni ospiti, è ricollegabile all’assenza di due uomini cardine quali Capradossi (indispensabile leader difensivo) e Viviani (non solo regista e stoccatore, ma anche equilibratore tattico e prezioso pure in recupero). In una giornata di tante assenze (anche Dickmann, Seck e Latte Lath) sono stati evidenziati i limiti qualitativi di un organico che a Clotet offre appena 13, 14 forse 15 soluzioni affidabili. La Spal ha e avrà bisogno di innesti competitivi, non solo mediatici. E un appunto per il futuro: i rigori si tirino “alla Zamuner”, e non con scamorze.
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