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Clotet e le sue “pep”ite Nador allunga la lista dei 2002 spallini L’allenatore ci crede

P.N.
Clotet e le sue “pep”ite Nador allunga la lista dei 2002 spallini L’allenatore ci crede

Da Bellingham al Birmingham fino a Peda ed al togolese che ha lanciato a Cremona: fiuto, coraggio ed esigenze del mister 

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l’analisi

Bel personaggio, Pep Clotet. Diretto, sincero, schietto, onesto. Per nulla integralista e non arroccato in preconcetti. Premia i meriti, giudica in base alle indicazioni del campo e per questo - solo per fare un esempio - “riabilita” un Luca Mora teoricamente fuori dal progetto ed invece rilanciato (proprio sulla scorta del lavoro, della condizione, della leadership) come importante titolare.

Buon affabulatore, simpatico filone quando gioca ad inciampare nell’italiano e nella pronuncia (vedi il divertente non specùlo). Affascinante nella sua concezione di un futbol vertical poco latino e molto british. È la cultura calcistica di Clotet, che non a caso nella conferenza post gara passa dal citare il Leeds (cui paragona la Cremonese) alla maggior soddisfazione che dà lanciare un giovane rispetto ad un successo che so, a Old Trafford o in una grande manifestazione internazionale.

Vero fino ad un certo punto. Nel senso che un allenatore deve anche portare a casa la ciccia e conseguire risultati. Ma non si può dubitare del fondo del pensiero di Clotet, della sua filosofia, della sua mentalità. Non a caso la Spal lo ha scelto come comandante di un vascello dalla ciurma globalmente giovane ed in partenza per nuove mete. Così, se l’allenatore commenta con enfasi il debutto di Nador, gli si può credere.

D’altra parte Pep Clotet è lo stesso allenatore che ha lanciato un imberbe Jude Bellingham nel Birmingham, che poi è stato venduto e peso d’oro al Borussia Dortmund. Ha occhio nell’individuare baby talenti, e non ha timore nel lanciarli. Facendone delle “Pep”ite. Sue e del club per cui lavora.

Alla Spal clotetiana i 2002 non sono pochi e non sono eccezioni. Colombo (certo, giunto dal Milan non con lo status di sorpresa, ma comunque un gioiello da far splendere) è titolare fisso. Ellertsson soprattutto all’inizio ha già assaggiato il campo. Ma il mister non si è fermato lì. Ad Ascoli ha lanciato Patryk Peda, inserendolo a gara in corso per l’infortunato Dickmann e poi facendone un titolare nelle ultime due partite, avendolo impostato con successo come terzino destro e ottenendone ottime risposte. Quindi, a Cremona, al posto proprio di un Peda vittima di crampi, ha gettato nella mischia un altro 2002, pure lui centrale d’origine ed a sua volta adattato a terzino destro: Steven Folly Nador, semplicemente Nador, devastante per esuberanza fisico-atletica (e di bella personalità). È stato addocchiato in Primavera, portato ad allenarsi con i grandi, convocato, chiamato in panchina poi lanciato in B. C’è tutto un lavoro, dietro.

Merito a Clotet. Al tempo stesso, siamo sinceri: se l’organico avesse offerto od offrisse altre soluzioni-alternative-garanzie, l’allenatore sarebbe giunto alla determinazione (o alla scelta obbligata) di lanciare prima Peda e poi Nador? L’interrogativo è un po’ provocatorio e un po’ basato anche su valutazioni che crediamo vengano fatte pure in società, per capire se questi ragazzi potranno reggere il peso della stagione o se sarà opportuno cercare una più collaudata alternativa a Dickmann.

Di una cosa però siamo certi: Pep Clotet è spoglio dell’abito mentale dei tremebondi allenatori italici e della conservatrice opinione pubblica. Per cui se un giovane vale, lo butta dentro. Creando le basi per un profitto tecnico ed economico.

P.N.

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