Uno Zverev travolgente trionfa alle Atp Finals
Dopo aver sconfitto Diokovic in semifinale, al tedesco è bastata un’ora e mezza di gioco per battere Medvedev
TORINO. Il maestro delle Finals di Torino è Sascha Zverev. Il 6-4 6-4 finale, sul numero due del mondo Daniil Medvedev, dà la chiara misura di come sia andata la partita durata appena un’ora e mezza. Il tedesco che aveva il favore del pubblico del PalaAlpitour ha firmato un break per set e ha chiuso la sfida con un ace. Non ha mai dato la sensazione di poter perdere. Con questa versione di Alexander Zverev ammirata in finale, non si può giocare. Diventa difficile anche per Medvedev applicare la complessità dei suoi schemi, ricamare il suo piano di gioco contro il tedesco che vince il doppio dei punti negli scambi brevi. Zverev, a parità di gratuiti, ha chiuso la finale con nove vincenti in più e un record di 41 punti a 25 negli scambi chiusi sotto i quattro colpi, che in una partita come questa hanno fatto la differenza.
Zverev che in semifinale aveva superato Djokovic serve forte, è più efficace con prima e seconda, e in campo vola. Il rovescio schiacciato dall’alto verso il basso riduce fin quasi ad azzerarli i tempi di reazione per provare ad arginarlo. Il diritto, che gioca sciolto anche dal centro verso l’angolo sinistro, gli permette di aprirsi ulteriormente il campo. Il numero 2 del mondo subisce un break all’inizio del primo e del secondo set e di fatto conduce la partita come una cronoscalata.
Prima di Torino, aveva vinto due Masters 1000 a Madrid e Cincinnati, l’oro olimpico a Tokyo, gli Atp 500 di Acapulco e Vienna. Da Wimbledon, ha perso appena 4 partite su 36. Il suo livello di gioco ha fatto un salto in avanti in termini di qualità e continuità nel momento in cui si è trovato più sotto pressione per vicende extra-sportive: la nascita del figlio che l’ex fidanzata Brenda Patea non voleva fargli vedere, e le accuse di violenze da parte di un’altra ex fidanzata, Olya Sharypova, per cui l’Atp ha avviato un’indagine.
«Ha cercato di concentrarsi su quello che poteva controllare – ha detto il fratello Mischa che gli fa da coach –, il processo durato quasi due anni contro l’ex agente Patricio Apey è stato stressante. Ma gli ha permesso di imparare a gestire questo tipo di situazioni fuori dal campo».
In campo, poi, i risultati si vedono eccome. «Sono orgoglioso di aver vinto a Torino – spiega il numero 3 del mondo – grazie al mio staff, alla mia famiglia e a chi mi ha applaudito sempre».
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