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«Diego, un amico malato di solitudine che nella sua vita meritiva di più»

Alessandro Guerrieri
«Diego, un amico malato di solitudine che nella sua vita meritiva di più»

Bartoletti: «Ha fatto errori ma ha regalato tanta felicità È diventato un’icona pop e non verrà mai dimenticato»

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Alessandro Guerrieri

Al matrimonio di Diego con Claudia Villafane, tra gli invitati c’erano due giornalisti italiani, uno era Gianni Minà, l’altro Marino Bartoletti, particolare che ben racconta l’amicizia di lunga data tra il “Pibe de Oro” e uno dei maestri del nostro giornalismo. «Ho incontrato Diego per la prima volta ai mondiali del 1978, nei quali era un semplice aggregato alla nazionale argentina, che poi conquistò il titolo, non essendo stato convocato dall’allora ct Luis Menotti, forse per l’ostracismo dei “grandi vecchi” Passarella, Bertoni, Kempes. Da lì è nata una bella amicizia, continuata anche dopo il suo ritiro dal calcio giocato».

Bartoletti, lei la scorsa settimana ha pubblicato “Il ritorno degli Dei”, libro che ha in copertina due icone del calcio mondiale come Paolo Rossi e Maradona.

«Lo scorso anno uscii con la “Cena degli Dei”, proprio ai primi di dicembre, curiosamente pochi giorni dopo la morte di Diego e pochi giorni prima del decesso di Paolo Rossi. Se lo avessi scritto un mese dopo, sarebbero stati in Paradiso, assieme agli altri protagonisti del libro. “Il ritorno degli Dei” è l’ideale continuum di quel libro; non solo ho collocato Paolo e Diego in Paradiso, non solo li ho messi in copertina, ma ho loro dedicato il libro. Un anno fa non se ne sono andati soltanto due campioni che hanno regalato gioia e felicità ai loro Paesi, ma anche, per quanto mi riguarda, due grandissimi amici».

Cosa ha rappresentato Diego, nel mondo del calcio?

«Rimanendo al libro, qualcuno ha arricciato il naso per il fatto che io abbia collocato Maradona in Paradiso, ma Diego non può che stare lì, aldilà dei peccati che ha commesso, peraltro senza far male a nessuno, ma soltanto a se stesso. Stiamo parlando di una persona che ha regalato gioia e felicità agli altri. Dal punto di vista sportivo ha rappresentato la personificazione del genio calcistico, il miglior giocatore in assoluto nella storia di questo sport. È stato, infatti, l’unico calciatore in grado di far vincere a squadre come il Napoli e l’Argentina titoli che, senza di lui, non avrebbero mai vinto».

Umanamente, non è stato esemplare...

«Sicuramente, da questo punto di vista non è un esempio. Da amico ho sofferto, per lui e con lui, per la brutta strada presa. Bisogna però dire che non è facile giudicare un ragazzo nato nel posto più povero di Buenos Aires e che si portava dentro delle tare sulle quali non è compito nostro indagare. Alla fine, questo deficit culturale è venuto a galla, ed è stato più forte del dono divino che aveva ricevuto, quello di saper giocare a calcio come nessun altro mai. Di fatto c’è un Diego Maradona ed un Mister Hyde; io mi tengo caro il mio Diego, quello che mi ha dimostrato grande amicizia. Mi spiace soltanto che, al contrario di Paolo Rossi, sia morto in una solitudine disperata, suggello di una vita nella quale avrebbe meritato qualcosa di più. Una solitudine che è stata sempre sua compagna di vita, Diego è sempre stato solo, anche quando non sapeva di esserlo. Io dico sempre che ha avuto due vite, nella prima ha ricevuto troppe carezze quando magari uno schiaffo gli avrebbe fatto bene, nella seconda invece ha ricevuto solo schiaffi senza che nessuno si ricordasse di fargli una carezza».

Anche in occasione della sua morte, si poteva fare qualcosa di più.

«Sicuramente, io sono in contatto con Dieguito, quello, tra i suoi figli, che gli ha dimostrato più affetto e che adesso sta soffrendo molto per suo padre, estraniandosi da tutte quelle dispute sulla sua eredità, diventate veramente meschine e farebbero soffrire ulteriormente il povero Diego».

Tutti gli ex compagni parlano bene del “Pibe de Oro”.

«Diego ha sempre dimostrato grande generosità; oltre ai suoi vecchi compagni, di lui parlano bene anche gli avversari, che ne apprezzavano la grande lealtà in campo, oltre al suo valore assoluto. Da questo punto di vista era inattaccabile, era un uomo generoso, che sapeva sempre farsi voler bene».

Anche le nuove generazioni, pur non avendolo visto in campo, considerano Maradona un mito.

«Evidentemente quello che ci ha regalato sul campo ha compensato i cattivi esempi che ha dato nella vita».

L’impressione è che il ricordo di Diego ci accompagnerà per sempre.

«In questi giorni ricorre anche l’anniversario della morte del grande Freddie Mercury; Diego, come il leader dei Queen, è stato un’icona pop e come lui non verrà mai dimenticato».

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