Profumo di intensità, ma anche di talento. Una sfida tra tattica e folate
L’intensità è il “profumo” del derby. Il tifo è l’essenza del derby. Il derby è quella cosa che alla vigilia tendi a ridimensionare (emotivamente e per gli effetti in classifica), ma che poi alla fine quando vinci ti allarga in sorrisi diversi. È una soddisfazione più ampia, profonda.
Ieri la Top Secret ha conquistato la “straprovinciale” con Cento, era la numero venticinque. Ed il campo, almeno in questa circostanza, ha sostanzialmente confermato le valutazioni della vigilia: se il Kleb è a posto fisicamente e mentalmente ha qualcosa in più della Tramec. Del resto, i percorsi i rispettivi accampamenti se li immaginano diversi. Ferrara, dopo la semifinale playoff della scorsa stagione, vorrebbe quantomeno replicare il cammino. Diciamo un solido ingresso nella post season e - magari - un dire a voce alta la propria.
Cento, comodamente salvatasi un anno orsono, stavolta vorrebbe mettere piede nei playoff tanto per vedere che effetto fa e divertirsi a rompere le uova nel paniere alle big. Ai biancorossi è riuscito otto giorni fa con Scafati, non ieri col Kleb.
Perché la Top Secret ha tenuto bene nell’uno conto uno sullo sviluppo esterno della manovra centese. Cambio sistematico perenne, che Leka s’è regalato avendo un Pacher duttile e imbattibile sia da una guardia che da un lungo. Mecacci l’ha messa come sa fare: sapendosi inferiore per qualità e stazza, ecco la tattica. Spinta. Cambi di difesa: uomo, mista, zona. E poi un quadrato sotto per togliere aria. Non ha funzionato in quanto subito le folate di Vencato hanno aperto la scatola, mettendo nel match Vildera ed aprendo spazi per le fiondate da fuori. Squadernato l’ordine difensivo centese, alla Top Secret servivano discrete percentuali al tiro: al 10’ 25% da tre e partita in equilibrio. Al 20’ estensi col 40% e primo strappo. Al 30’ Ferrara col 42.3% e divario divenuto ampio. Rimanere nel castello è stata dura per la Tramec, costretta a spostare il baricentro in avanti. Così ecco le incursioni di Fabi, i palloni sotto per Vildera. Alternati ai bengala di Petrovic e Panni.
Brava Cento dal “-17” a non mollare. Provarci. Chiudere in piedi. Ma se la squadra con armi maggiori risponde con durezza a durezza (vedi rimbalzi, recuperi sulle palle vaganti, tenuta sulle penetrazioni), l’impresa è quasi impossibile. Questione di energia Mecacci dixit. Anche di talento.
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