Iazzetta, la vera anima del Sant’Agostino «Devo gratitudine e che gioia i giovani»
Il centrocampista milita nel team biancoverde da nove stagioni E da cinque è anche il responsabile dell’intero vivaio del club
l’intervista
Ci sono giocatori che non si notano. Magari una volta l’anno ti fanno vincere una partita, grazie a qualche colpo magistrale, Ci sono, poi, dei giocatori in grado di farti vincere tante partite. Una volta con dei colpi da fuoriclasse, altre volte con una bella prestazione. Poi ci sono i giocatori che fanno un po’ di tutto, con continuità e grande impegno. In tutte le partite e in tutti i campionati. E poi c’è Enrico Iazzetta, una vera istituzione nella tana dei ramarri di Sant’Agostino.
Enrico è nato a Cento nell’88 e cresciuto nella Centese. Esordio in biancazzurro a sedici anni e mezzo, in serie D, per due anni. Poi due stagioni al Boca San Lazzaro in D, un anno a sasso Marconi e uno a Sant’Agostino con mister Grillenzoni. Poi due campionati a XII Morelli, altri due alla Centese ed infine l’arrivo a S Agostino, in cui milita da nove anni. E da cinque anni è anche il responsabile del settore giovanile, ma senza mai far mancare in campo il suo contributo. Originariamente centrocampista ha giocato praticamente in tutti i ruoli possibili, secondo le necessità della squadra. E sempre con ottimi risultati. Gli manca, probabilmente, solo di giocare in porta ma, pur non essendo altissimo, probabilmente se la caverebbe anche tra i pali. In pratica, una specie di signor Wolf, uno di quelli che risolve i problemi nei film. Solo più efficace ed efficiente.
In questa stagione il Sant’Agostino era partito con pronostici favorevoli, anche se non entusiastici. Adesso, in campionato, si sta disimpegnando più che bene. Le rivali stanno cominciando a guardarlo in modo diverso? «No, credo di no - dice Iazzetta -. Noi siamo partiti con una strategia precisa: squadra giovane, solo con alcuni uomini di esperienza e obiettivo salvezza. Poi, giocando, abbiamo avuto la possibilità di andare avanti con una certa facilità, ed ora siamo in una buona posizione di classifica (quarto posto in coabitazione con Medicina e Masi Torello; ndr), ma questo non significa che si debba lasciare andare tutto. Dobbiamo sempre lavorare al meglio. Per noi è fondamentale dare il massimo e la società punta con decisione al mantenimento della categoria. Quello che viene in più, tanto meglio».
Cinque giocatori esperti per fare da impalcatura a tanti giovani interessanti. È comunque gratificante essere considerato tanto valido da finire nei cinque: «Certo fa piacere. Ma Pallara è qui da un anno meno di me, e sono otto anni, per lui. Costantino è stato qui a lungo, ed anche Fiorini. Solo Schiavon è qui da poco. Ma non credo che si possa discutere il suo valore. La società ha puntato su persone che erano già da tempo nell’ambiente, per dare il massimo aiuto possibile ai giovani. Piuttosto, la soddisfazione maggiore è un’altra: sono nel settore giovanile da sette anni, da cinque come responsabile. E fa un piacere immenso vedere che tanti dei ragazzi che ora sono in prima squadra sono cresciuti nelle nostre giovanili e li vedo arrivare a giocare con noi anziani dopo averli seguiti giorno per giorno tra i giovani. Veder crescere questi ragazzi è fantastico, giocarci assieme ancora di più».
«Devo gratitudine ai dirigenti del Sant’Agostino - aggiunge Iazzetta -. Un buon ambiente, la possibilità di lavorare bene. E poi un allenatore come Rambaldi che ha grande rispetto per il lavoro e la massima voglia di lavorare per crescere; tutti loro, i dirigenti ed i miei compagni, sono persone che meritano rispetto e considerazione. Io lavoro, mi impegno, cerco di dare il massimo». E adesso, come le sembra il momento che attraversa il calcio? «In generale ci sarebbe molto da dire. Sul momento legato alla pandemia, ci sarebbe moltissimo. Si cerca di fare quello che è necessario. Poi, per me, quando c’è la palla al centro e si comincia a rincorrere il pallone... beh, tutto il resto sparisce».
Per Enrico, la squadra viene prima di tutto e quello che serve alla squadra si trova e si butta in campo. Un vero numero uno.
Alessandro Bassi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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