«Mister grazie per quanto hai dato al nostro paese attraverso il calcio»
VILLANOVA. Tanti in questi giorni hanno ricordato Attilio Veronesi. D’altronde il “mister”, com’era soprannominato, è stato un simbolo del calcio di casa nostra, portando il suo piccolo Villanova a sfiorare la Promozione, nonostante le poche risorse economiche.
Ecco il messaggio di Claudio Franzoni letto al funerale: “La sera di Natale, stavo raggiungendo i miei parenti a Villanova per la cena, quando ho ricevuto la notizia che tu, Mister, ci avevi lasciato. Subito la gioia della festività ha ceduto il posto a un sentimento di sconforto, per la perdita di un vecchio amico per la consapevolezza che, con te, se ne era andato anche un pezzo di storia del nostro piccolo, ma orgoglioso, paese. Un orgoglio che, con la tua dedizione alla squadra di calcio, hai saputo nutrire e rinforzare. Ti sei sempre speso affinché a Villanova mai venisse a mancare un rettangolo verde dove coltivare la tua e la nostra passione per il sano sport dilettantistico. Quella genuina passione alimentata non dalle televisioni a pagamento che ci isolano in casa davanti a uno schermo, ma motivata dal desiderio di ritrovarci la domenica pomeriggio, tutti insieme, giocatori e sostenitori, per condividere quelle emozioni che solo un calcio romantico sapeva regalare. Quel calcio semplice, fatto di profumo di canfora, thé caldo zuccherato nell’intervallo, palloni di cuoio appesantiti dal fango, docce con acqua fredda, maglie di lana che quando subentravi dovevi indossare, a rovescio, quella del tuo compagno che usciva perché le divise non erano sufficienti per tutti. Quanti ricordi, quante emozioni e quante gioie vissute per tante belle vittorie ottenute grazie ai tuoi semplici suggerimenti.
Mi sembra ancora di sentirti gridare dalla panchina, ai centrocampisti, “Stè lì, stè lì, bisogna marcar al camp!”, oppure alla punta sul corner “Stà larag, stà avert!”, o al portiere per parare il rigore “Stà feram, guarda al balon e butat all’ultim mument” e, ancora, al difensore che indugiava con la palla tra i piedi “Butla via, bestia”. Ma l’elemento che maggiormente favoriva le nostre vittorie era quella tua simpatica capacità di fare della squadra un autentico gruppo poggiato su indistruttibili fondamenta di amicizia; amicizia che hai sempre invocato nei tuoi indimenticabili discorsi attorno a una volata e che oggi ci riunisce qui, per dirti addio. Che malinconia attraversare il paese le domeniche di questi ultimi anni, dare un’occhiata dietro le scuole e non vedere più le maglie rossoverdi dell’armata correre alla ricerca del gol; non sentir il fischio dell’arbitro, le urla del pubblico e rendermi conto che gli anni migliori della mia giovinezza sono ormai trascorsi. Quindi, grazie Mister per tutto ciò che sei riuscito a dare al nostro paese, allo sport e a noi, tuoi ragazzi, perché con la carica che mettevi nel mandarci in campo ci facevi sentire veri campioni anche se, in realtà, siamo stati tutti, chi più e chi meno, nient’altro che “di generùs”. Ora vai Mister, raggiungi la tua amata Misterina, Dolfo, il Vecio e tutti coloro che ti attendono per allestire una bella squadra nell’aldilà. Ciao Mister, con riconoscenza Franzo”.
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