Le incomprensioni e quel vento smarrito
Venduta da più parti come insoddisfazione societaria per una classifica opaca, la “vicenda Clotet” in realtà ha sfumature più complesse. E, una volta tanto, il ribaltone al sapor d’addio non nasce da sconfitte e paturnie dirigenziali. Perché se il presidente Tacopina (ed i suoi collaboratori) avesse messo in discussione il tecnico catalano per i risultati negativi, la mossa sulla scacchiera sarebbe stata operata ben prima di questo inizio anno. La Spal ha giocato (e malamente perso causa assenze da Covid ed amnesie assortite dei calciatori) l’ultima gara il 18 dicembre a Frosinone. Dopodiché campo sbarrato. Ecco, se le ragioni della crisi fossero soltanto frutto di analisi “risultatiste”, l’avvicendamento sarebbe giunto prima di Natale. Dando poi modo al nuovo tecnico (Venturato) di ambientarsi, prendere le misure al gruppo, e programmare il mercato. Clotet in questi giorni ha invece pianificato la ripartenza, dato uno sguardo ampio alla prossima settimana che condurrà (il 16) al duello col Benevento. Significa che almeno fino a lunedì pomeriggio la tempesta non era nell’orizzonte biancazzurro. Poi?
Poi sono tracimate tutte in una volta incomprensioni, attriti. Maldipancia. Clotet non ha gradito le ultime operazioni di mercato (vedi ingaggio di Pepito Rossi fortemente voluto dal presidente ma non certo da lui), vede con occhio malmostoso le possibili mosse future: possibile uscita di Mancosu verso Cagliari. Insomma, di botto è schiumata un sorta di sfiducia. Che ha spiazzato il management spallino, che ha davvero dato la sensazione di non avere programmato il cambio.
È altresì chiaro che, pur riconoscendo a Clotet di essere in linea con le aspettative dichiarate di inizio stagione (salvezza, anche all’ultima giornata), pure il club qualche sassolino e mugugno può muoverlo nei confronti dell’“entrenador”. Intanto la Spal sul finire del girone d’andata ha smarrito quel gioco spumeggiante, dinamico, divertente, che ne aveva contrassegnato l’avvio. Ha dato la sensazione, nel prosieguo del cammino, di avere perso identità e vento alle spalle piuttosto che consolidarsi e migliorarsi. Meno coraggio, più pallidume. Inoltre Clotet, con svariati cambi di modulo, non ha aiutato a mettere in “confidenza” la truppa. Senza tralasciare la strana idea di impiegare Colombo (l’unica vera prima punta) all’ala in alcuni scampoli di gara, oppure non scandire inequivocabilmente il proprietario della mattonella centrale in mezzo al campo tra Viviani ed Esposito. Schierando entrambi ma depotenziando un po’ il più giovane.
La coperta che stava avvolgendo l’intesa dirigenti-tecnico stava, a conti fatti, un filino sbrecciandosi. Con alcune sconfitte sì figlie di svarioni clamorosi dei calciatori, ma altre non totalmente digerite dalla proprietà. Di suo Clotet reclamava interventi di spessore differente, laddove in avanti - ad esempio - non si può pensare che Seck o il rientrante Latte Lath possano far virare la navigazione. La sommatoria di tante briciole ha lasciato sulla tavola questo senso di pietanza insapore. Ah, la Spal segue il cavallo di ritorno Moncini: guarda caso la sua stagione migliore al “Citta”. Allenato da Bobby Venturato.
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