Roberto l’australiano, che ama il “calcio coraggio” di Sacchi e Crujiff
ferrara. Dopo la separazione con il Cittadella, Roberto Venturato si è chiuso in un carattere che tutti definiscono come molto riservato. Nelle poche interviste rilasciate qua e là non è legittimamente mai voluto entrare nel dettaglio della strana separazione da quell’ambiente che ha reso famoso il suo operato in tutt’Italia, tanto da attirare su di sé qualche riflettore anche della serie A.
Uno degli inni dei tifosi granata è il direttissimo “Venturato Superdotato”: classico gioco di parole, scherzoso al punto giusto, per sottolineare quanto di buono l’allenatore sia stato capace di fare col “Citta” dal 2015 a qualche mese fa (il tandem col ds Stefano Marchetti è stato più che vincente). Una volta portata in B (al primo colpo) la squadra padovana, il tecnico ha centrato poi per cinque stagioni consecutive l’obiettivo playoff. Con tanto di due finali perse nei derby regionali contro Hellas Verona e Venezia. Insomma, nella favola è mancata solo la famosa ciliegina sulla torta. Precedentemente, il classe 1963 aveva formato la sua carriera tecnica sempre tra terza e la quarta serie con Pergolettese, Piacenza, ma soprattutto il Pizzighettone e la Cremonese (era stato anche vice di Emiliano Mondonico).
Da calciatore aveva chiuso nel 1996 il suo percorso come mezzala d’impostazione, con le maglie di Montebelluna, Treviso, Pergocrema e proprio Pizzighettone all’ultimo atto prima di passare dall’altra parte della sceneggiatura.
Venturato è nato in Australia (Atherton) dove i genitori veneti avevano emigrato e anche per questo parla un inglese pressoché perfetto. Ha improntato il suo credo calcistico seguendo il coraggioso modello milanista di Arrigo Sacchi e quello olandese del grande Johan Crujiff. L’impronta tattica che ama utilizzare è quella del 4-3-1-2, dedicata alla fase d’attacco con ritmo e organizzazione preventiva.
A.D.
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