Mesola, la casa perfetta per Calderoni
Il portiere di lungo corso ha trovato la sua dimensione «Società seria e squadra forte: qui vedo un futuro»
mesola. Una bellissima poesia del greco Costantino Kavafis, che si chiama Itaca, esorta chiunque a intraprendere un viaggio. Tenendo conto che Itaca, come per Ulisse, deve essere uno stimolo a continuare il viaggio. E quando la raggiungi, devi essere felice di quello che trovi. E dice anche che ciclopi e lestrigoni, nel tuo viaggio, non li troverai se non li hai già dentro. Enrico Calderoni è uno dei migliori portieri del calcio dilettantistico. Gioca a Mesola, ed è da sempre una garanzia, in tutte le squadre in cui ha giocato. Che sono tante. Pensate: Enrico nasce nel ’91 a Portomaggiore da papà ferrarese e mamma comacchiese, ma abita a San Giuseppe. Per quanto riguarda il settore giovanile, cresce nella Spal e anche nel Ravenna.
crescita
La... batteria di allevamento è di quelle toste. Spal e Ravenna, a livello giovanile, ed una crescita curata e sviluppata dal sempiterno Tonino Ferroni. E poi il lungo viaggio alla ricerca di una Itaca personale. Prima la serie D, a Castellarano; per poi passare subito a Comacchio. Poi sempre serie D a Mezzolara e a Rosarno in Calabria. Da professionista, la prima esperienza alla Vigor Lamezia, sempre in Calabria. Poi un ritorno in Emilia Romagna, a Massalombarda, in Eccellenza. Di nuovo in Lega Pro a Santarcangelo e di nuovo in Eccellenza (in una formazione schiacciasassi come il Ravenna). Poi la serie D a Bellaria e Alfonsine; Eccellenza a Sanpaimola e Faenza. Da tre anni è a Mesola.
Calderoni è un portiere di grande qualità. Preciso in uscita, non un appassionato del gioco coi piedi (ma affidabilissimo). Tra i pali è sicurezza pura. Anni fa, mentre seguivamo una partita in sui la sua squadra venne nettamente battuta in casa dal Sant’Agostino, prese una rete su una sua corta ribattuta. Errore veniale, ammesso si trattasse di errore. In tribuna stampa si sentì distintamente: «Se molla anche Calderoni, siamo rovinati». Il Faenza, quell’anno, retrocesse. Ma non fu colpa di Enrico.
«Per il mio ruolo, credo sia fondamentale la cultura del lavoro. Una cultura che alimento da sempre, avendo cominciato a giocare e a crescere con Tonino Ferroni. Mi sono sempre dato degli obiettivi ed ho lavorato sodo per raggiungerli. E continuerò a lavorare sodo. È più forte di me». Per i pochi che non conoscono il portierone castellano, ricordiamo che si tratta di un giocatore capace di magie a difesa della linea di porta, e decisamente tempestivo nelle uscite. Un giocatore talmente reattivo che, se avesse intrapreso la carriera di pistolero, avrebbe perso pochi duelli.
qualità
«Sì, la reattività è la mia caratteristica più importante. Ho sempre lavorato sulla potenza e sulla reattività». In pratica, l’attaccante va verso la porta e si trova davanti una specie di iceberg, uno che aspetta, sceglie il tempo per l’uscita, ti invita a tirare e poi arriva sulla conclusione e ribatte o trattiene. Adesso, ad una certa età (chiediamo perdono ai trentenni; ndr), la sua è una reattività minore rispetto a qualche anno fa: è solo terribilmente esplosiva. A questo punto è anche evidente un altro pregio del giocatore: una terrificante (per gli avversari) capacità di concentrazione.
«In effetti, il modo con cui sono cresciuto, il mio modo di allenarmi, comporta il lavoro pesante: la concentrazione. Anche nel mio lavoro fuori dal calcio mi comporto così». Questo Mesola che valore ha? «Un valore indubbiamente alto. In difesa andiamo bene, il centrocampo è forse il migliore del girone, e in attacco sono arrivati giocatori importanti. Eravamo partiti ragionando sulla necessità di salvarci, ma dopo l’ottimo inizio abbiamo cominciato a prenderci gusto. Certo dispiace per le tre partite di fila che abbiamo perso, e la prima non meritavamo proprio di perderla. Ma credo che ora si debba guardare avanti. La nostra posizione giusta è nella zona playoff. E anche se non sono previsti ripescaggi è sempre meglio essere davanti che dietro. E poi non si sa mai: ci sono tante squadre in forte difficoltà nelle categorie superiori. Meglio essere pronti. Della società posso solo parlare bene. Potevo venire prima di andare a Faenza, ma poi le cose andarono in altro modo. Adesso sono a Mesola da tre stagioni. Mi trovo benissimo. Società seria, solida, bene preparata ed organizzata in maniera egregia. In futuro potremo sicuramente dire la nostra; in Promozione ho giocato solo qui, ma penso che in futuro potremo trovare la categoria superiore. Se hai una buona base, basta un anno positivo per ottenere molto».
«Guardiamo la Comacchiese: sono in testa, mi fa piacere; giocano un buon calcio, anche se in campo mandano praticamente sempre gli stessi, e stanno ottenendo dei risultati inaspettati. Significa che lavorano bene e le cose vanno nel modo migliore. In effetti, provare a fare gol ai rossoblù non è facile. Sembra quasi che ti nascondano la porta. Per noi è importante riuscire a continuare a mettere in campo le nostre migliori caratteristiche. E poi, ragioniamo: Mesola non è una metropoli. Se vuoi ottenere risultati, nel tempo, devi essere organizzato perfettamente. E questa organizzazione, qui c’è. E siamo ai livelli delle altre prime quattro o cinque della classifica».
C’è un futuro, per Calderoni? Un’altra isola da raggiungere?
«Certo che c’è un futuro. Ma a Mesola, con il Mesola». Niente da dire: forse Calderoni ha trovato la sua Itaca.
Alessandro Bassi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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