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Ravani e Benini, cussine formato export «Padova il tassello necessario per crescere»

Dario Cavaliere
Ravani e Benini, cussine formato export «Padova il tassello necessario per crescere»

Le due storiche ex giocatrici estensi nel Valsugana sono al top: «Questo club mette anima e corpo per il movimento»

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ferrara. Nel Valsugana Padova campione d’Italia femminile di rugby, c’è - dallo scorso campionato - una nutrita pattuglia di estrazione ferrarese. Di nascita sportiva Cus ci sono Margotti, Cheval, Ravani e Benini, mentre sono badiesi, ma negli ultimi anni hanno militato nel Fedia, Vecchini, Aggio e Stevanin. Per tutte alti minutaggi in campionato e per parecchie anche chiamate in azzurro fra seven e quindici.

esperienza

Le veterane del gruppo, avendo iniziato a vestire la maglia cussina nel 2009-2010, sono senza dubbio Silvia Ravani e Maria Chiara Benini, che – fra le altre cose – è stata ultimo capitano delle Velenose nella stagione di serie A 2019-20 che ha chiuso (speriamo solo per ora) il capitolo rosa del rugby ferrarese ad alto livello. Dopo il termine attività di un nutrito gruppo di atlete ed il passaggio a Padova di un altro consistente drappello, in casa Cus è rimasto solo un gruppetto di giovanissime che partecipa alla Coppa Italia Seven.

Tra passato e presente il gruppo però risulta essere unito come ha dimostrato il recente meeting natalizio che ha accomunato le Velenose della prima, seconda ed anche terza era. Come è la vita da ex lo chiediamo proprio alle veterane... «A Padova mi trovo molto bene - dice Benini -: l’ambiente è buono ed il gruppo è ottimo. Ovviamente all’inizio non è stato semplice prendere il ritmo, gli spostamenti erano pesanti. Ma ad oggi sono felicissima della scelta fatta».

«Ci hanno accolto bene e fatto subito sentire parte del gruppo - aggiunge Ravani -, creando anche situazioni extra sportive che hanno aiutato in questo inserimento».

Che differenze sostanziali le ferraresi hanno trovato sul campo? «A Padova c’è più organizzazione in ambito tecnico dirigenziale rispetto a Ferrara - prosegue Ravani -. Non è una critica al Cus che dava il massimo nelle sue possibilità, ma un dato di fatto dovuto al livello in cui da anni si muovono».

«Siamo seguite sempre da due allenatori e due preparatori, uno in palestra e uno in campo - continua l’ex capitano -; il Valsugana mette anima e corpo nel progetto della crescita del rugby femminile e da molti anni si sta affermando tra le squadre femminili più forti d’Italia. La differenza la fa anche il fatto di andare in campo con un gruppo di 35 atlete che permette di variare molto gli allenamenti potendo contare sulla opposizione di due squadre complete».

nostalgia

Alla domanda “Ferrara che cosa è stata per voi?” rispondono praticamente all’unisono: «Il Cus per me è casa, è il posto in cui sono stata 10 anni della mia vita trascorrendovi la maggior parte del tempo e nel quale mi sono innamorata di questo sport» dice Maria Chiara di getto.

Il sorriso nostalgico di Ravani la dice lunga... «Ferrara era la mia famiglia, la mia seconda casa. Ero sempre lì: iniziavo facendo i compiti dopo la scuola e finivo con l’allenamento. Ci ho lasciato il cuore». Tornare indietro? «Se tornare indietro vuol dire rifaresti il passo verso Padova, dico di sì - continua la giocatrice -. È stato uno step che ha consentito di mettermi alla prova e a confronto con gente più brava che vedevo solo in tv. Forse è brutto da dirsi, ma mi ha portato ad impegnarmi di più e lottare per il posto cosa che a Ferrara non c’era».

«Sicuramente lasciare Ferrara, con tutte le conseguenze che ha portato, non è stato per nulla facile - va a chiudere Benini - , anche perché ero capitano e sentivo la responsabilità di tutte le mie compagne di squadra addosso. Se però ora la domanda è “torneresti a Ferrara?”, rispondo: al momento no. Padova è quel tassello in più che mi mancava per crescere come atleta e quindi sono felicissima della scelta che ho fatto».

Dario Cavaliere

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