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Formigoni, un auspicio per la Portuense: «Se si riparte possiamo fare grandi cose»

Alessandro Bassi
Formigoni, un auspicio per la Portuense: «Se si riparte possiamo fare grandi cose»

Calcio Dilettanti/Promozione. Il centrocampista parla delle potenzialità rossonere e di un torneo fermato sul più bello 

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sotto i riflettori

In casa Portuense, negli ultimi anni, ci sono stati molti avvicendamenti. Molti giocatori importanti sono arrivati, altri sono partiti. Diversi ragazzi giovani sono cresciuti. In un contesto in cui si punta a lavorare, crescere e vincere a tutti i livelli. Una delle presenze costanti e significative di questa evoluzione della società rossonera è lui, Luca Formigoni, classe 1995, portuense, ma da qualche tempo ha messo su famiglia e si è trasferito a Ravenna. Per lui, una carriera di buonissimo livello.

«Sono cresciuto nella Spal, giovanili fino ai 17 anni. Poi sono andato a Padova due anni in cui ho militato nella primavera che giocava tra i professionisti, e sono rimasto anche con il Padova in serie D. Quindi, un anno a Lavagna, in serie D. Dopo la Liguria, la Portuense in Eccellenza, Argentana sempre in Eccellenza, poi un anno a Levico, in Trentino, di nuovo in D. Dopo ancora Argentana, e Portuense, con un passaggio lo scorso anno per il campionato di Eccellenza che si “doveva” finire ad Alfonsine».

Ora Luca è un punto fermo della solida, determinata, preziosa Portuense di oggi. Formigoni è un centrocampista duttile e di notevoli capacità. Ha cominciato come esterno: rapido, bel piede e grande capacità di inserimento. E non mancava una buona visione della porta (ad Argenta riuscì a toccare quota 10 reti segnate), che gli consentiva di proporsi in modo credibile come attaccante esterno. Poi ha giocato anche davanti alla difesa. «Però - ci dice ridendo - se mi chiedete il mio ruolo favorito, vi dico mezz'ala. Ogni tanto riesco anche a giocarci...».

Un allenatore che potremmo anche definire fissato per il gioco d’attacco come Baiesi, non lo schiera mai in una effettiva fase offensiva. E se gli chiedi come mai, con la sua solita eloquenza quando parla di questioni tecniche, si esprime borbottando: «equilibrio». Possiamo capirlo: Meli sta giocando benissimo davanti alla difesa partendo da laterale, Formigoni ha un ruolo centrale, ma piuttosto bloccato, senza le classiche percussioni ed inserimenti... «Beh, può anche darsi che sia perché ormai sono troppo vecchio per gli inserimenti continui... A parte gli scherzi , una squadra non è solo un elenco di giocatori. Credo che debba essere un gruppo a cui porti il tuo contributo e cerchi di dare il massimo senza pensare troppo alla prestazione personale, ma facendo quel che serve, quello che ti è richiesto, quello che puoi. Ed è più importante di fare bella figura sul piano personale. Anche perché, se lavori come dico, poi alla fine fai comunque bella figura». Quindi, disciplina, senso del gruppo? « Io sono sempre stato in buoni rapporti con i miei allenatori, praticamente con tutti. Gli ultimi, qui nelle squadre ferraresi, il “vecio” Marchini, Rambaldi e Baiesi, tra Portomaggiore e Argenta, sono ottimi tecnici, e i risultati si vedono. Persone con cui c'è stato un buon rapporto. Ma io credo che una squadra di calcio sia un’organizzazione molto più complessa. Poi costruire la squadra, ed ottieni risultati. Ma se riesci a costruire il gruppo, e su quello la squadra, non solo ottieni risultati, ma vivi meglio, giochi meglio, cresci. Poi, come succede in squadre professionistiche in cui se esci dal campo non hai rapporti fino a quando in campo non ritorni, secondo me arrivi solo ad un certo punto. E non di più. Ma se giochi con degli amici, e qui a Portomaggiore ci sono diversi miei amici veri, puoi fare molto di più. Per esempio, Filippi è un amico vero, e lo era Ghrazhdani ad Argenta: due giocatori con potenzialità offensive mostruose, con qualche anno sotto tono ma che stanno vivendo benissimo stagioni interessanti. Ti fa piacere quando un amico ottiene risultati, se poi gioca con te... Giocare e vincere con degli amici è ancora più bello».

E questa Portuense com’è? «Una società fantastica, perfettamente organizzata, che non ti fa mancare nulla e punta sempre al massimo. Qui alla Portuense è la prima volta che gioco in Promozione, in tutta la carriera, ma non si vede e non si sente la differenza rispetto a realtà di categoria superiore. Purtroppo il campionato è stato sospeso proprio mentre stavamo trovando le giuste situazioni, e con tanti giovani in campo. Non solo stavamo costruendo il gruppo, stavamo trovando veramente delle risposte importanti sul piano tattico e del gioco. Ci hanno bloccato sul più bello. Spero ci facciano ripartire, perché potremmo proporre qualcosa di importante. E divertirci facendolo».

Alessandro Bassi

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