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I dirigenti della sezione golf «Impatto negativo? Tutto falso»

Paola Roncarati, presidente Garden Club, parlando del parco urbano ha chiamato in causa il green cussino come fattore di inquinamento 

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la replica

Solo per una giusta informazione e senza polemica alcuna, il Cus Ferrara vuole rispondere a Paola Roncarati – presidente del Garden Club Ferrara – che in una conferenza, parlando del parco urbano, ha affermato: «Nel parco urbano c’è anche il golf ed il golf è una delle attività più inquinanti che noi possiamo concepire, perché l’erba va mantenuta con pesticidi e diserbanti costanti ed anche tantissima acqua che poi diffonde i pesticidi nei corsi d’acqua vicini».

Ovviamente in casa Cus Ferrara non ci stanno e a queste dichiarazioni risponde Andrea Valeri, greenkeeper della società estense. «Realizzare un campo da golf non è assolutamente un problema e soprattutto non ha un impatto ambientale negativo, ma anzi è il contrario. Le realizzazioni dei campi da golf vengono fatte su aree agricole, aree eccessivamente antropizzate e soprattutto aree degradate come ex discariche. Ovviamente tutte le argomentazioni negative che fanno sulla manutenzione dei campi non hanno fondamento scientifico e non è vero che costruire e gestire un campo da golf sia nocivo per l’ambiente. Facendo lavorazioni agronomiche, gestendo aree con erbe infestanti, c’è un protocollo chiamato Pan (piano di azione nazionale) da rispettare per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari».

«Per rispondere alla signora - continua Valeri - non è vero che per avere l’erbetta perfetta c’è bisogno di usare prodotti chimici. Innanzi tutto nella maggior parte dei campi da golf in Italia, dare prodotti chimici è forse la terza opzione. Oggi c’è la possibilità di lavorare e gestire queste aree in un modo diverso; una di queste è fare delle lavorazioni agronomiche e soprattutto fare delle rigenerazioni, ovvero delle trasemine con delle essenze che in primo luogo resistono di più alle malattie e resistono di più anche alla siccità, con diminuzione dell’utilizzo di acqua. Nel nostro caso, negli anni abbiamo portato avanti un progetto di riqualificazione, ovvero gestire aree che da microterme stanno passando a macroterme: ovvero più resistenti a malattie e siccità».

Il campo da golf dà migliorie all’ecosistema, insomma, partendo dal fatto che un tappeto erboso riduce le emissioni di anidride carbonica in atmosfera. Ad esempio, un campo da calcio in erba naturale della dimensione di 7.000/8.000 m² è capace di catturare e assorbire 12 tonnellate di CO2 all’anno, oltre a ridurre maggiormente il calore rispetto al terreno nudo grazie al processo di evapotraspirazione. In una giornata estiva un tappeto erboso dell’ampiezza di un ettaro è in grado di rilasciare 20.000 litri di acqua nell’atmosfera.

«In più – conclude Andrea Valeri – contribuisce alla creazione di biodiversità con specchi d’acqua, zone umide, aree boschive, cespugli... Fanno addirittura da barriere antincendio».

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