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Gessoni, leadership e tocchi filtranti per lanciare il Masi «Siamo solidi»

Alessandro Bassi
Gessoni, leadership e tocchi filtranti per lanciare il Masi «Siamo solidi»

Il centrocampista ha cambiato ruolo e va a mille Da uomo davanti alla difesa ora gioca dietro le punte

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MASI TORELLO. Giorgio Gessoni, alla fine, è come il lievito nella torta: non ne senti il gusto, ma senza lievito la torta è molto meno gustosa. Ovunque è andato ha giocato buonissimi campionati, ma senza mai strappare titoli urlati pur essendo praticamente sempre un giocatore fondamentale. E in questa stagione, complice un cambiamento di ruolo, stava finalmente cominciando ad ottenere una notevole visibilità. Poi lo stop. Ma la fiducia nel futuro e la consapevolezza restano.

«A Ferrara dici Gessoni e si ricordano tutti di mio padre, uno dei bomber più prolifici del calcio ferrarese. Oppure si lanciano in paragoni tra me e lui. Peccato che l’unica cosa che abbiamo in comune, su di un campo di calcio, sia il fatto che siamo entrambi mancini di piede». Giorgio Gessoni è tranquillo, loquace il giusto e preciso nei giudizi. Soprattutto è uomo che trova il termine giusto per parlare bene di un allenatore o di un compagno di squadra e non ne trova di negativi.

«Non saprei, può darsi. Però io credo che sia giusto fare il possibile per dare qualcosa agli altri, aiutare il gruppo a svilupparsi e a crescere, dare sostegno; se mi rendo conto che serve. Se giochi in uno sport di squadra non puoi ragionare che così. Non si vince da soli e tutti possono dare qualcosa».

Classe ’93, Giorgio Gessoni è un centrocampista di grande potenzialità. «Dopo la Spal, arrivai alla Berretti, andai alla Giacomense. Anche lì alla Berretti. Allora non ce la feci a passare per il gruppo della prima squadra. Un vero peccato: sarebbe stato un fantastico banco di prova, una scuola di mentalità professionale che non avrebbe fatto che bene. Non ci fu il modo. Poi vari anni a Sant’Agostino, culminati con la promozione in Eccellenza. Ricordo con molto piacere il rapporto con mister Pera, un tecnico che trovo di grande valore. Poi Codifiume con mister Rambaldi, un altro allenatore di grandi capacità. Castelbaldo, in veneto, quindi ritorno a Ferrara con mister Baiesi, alla Copparese e quindi Masi Gualdo Voghiera».

Di solito gioca davanti alla difesa, quest’anno ha cambiato ruolo e con notevole successo: «Ho sempre giocato davanti alla difesa. Credo di avere i tempi e i movimenti giusti. Ma quest’anno la squadra ha un altro giocatore, Marcolini, di valore e che gioca proprio in quel ruolo. Mister Biagini, allora, mi ha posizionato dietro alle punte. E mi ha dato tante indicazioni su come muovermi sul campo. Non è stato facile. Abituato ad avere la porta come punto di riferimento dietro le spalle, a recuperare e ripartire, a suggerire alla base del gioco, mi sono trovato a dover ragionare in modo completamente diverso. Ad avere la porta come riferimento davanti e a cercare posizioni differenti, ed interpretare la posizione, anche del corpo, rispetto ad altri segnali». E dietro le punte è diventato un campionato fatto di suggerimenti preziosi, tocchi filtranti ed astuti, una leadership offensiva degna di riconoscimento. In pratica non solo un giocatore decisivo, ma un giocatore diverso. Se possibile, un elemento ancora più importante e, forse, per una volta in carriera anche evidente agli spettatori meno attenti. Calciatore capace di smazzare assist come se non avesse fatto altro per tutta la vita sportiva.

Ma se vi aspettate trionfalismo, beh, sarete delusi. Quando lo fece arrivare a Copparo, mister Baiesi, in un dialogo off records, ci disse che Gessoni era un formidabile organizzatore di gioco capace di dare tantissimo. Un uomo importante, quindi, come il sale per la minestra, o come il lievito per la torta. Uno di quegli uomini che si sentono soprattutto quando non ci sono. A Masi Torello Voghiera, quindi, una sorta di regista passato dai drammi intensi e profondamente vissuti ai blockbuster ricchi di effetti speciali. Mantenendo comunque una solida presa sulla macchina e un punto di vista invidiabile. «La nostra è una squadra solida, consapevole dei propri mezzi. Il mister, la società, hanno sempre puntato prima di tutto alla salvezza. E credo che la salvezza sia proprio il nostro primo obiettivo. Poi, quello che viene in più e di meglio dopo l’obiettivo minimo ce lo godiamo fino in fondo. Stavamo andando molto bene, dopo questo stop ci sono tanti dubbi. Ma credo che li supereremo. Noi ci siamo allenati il meglio possibile, aspettiamo di ripartire, ma sappiamo che dovremo continuare a ragionare in chiave salvezza, mantenendo la testa bassa e pedalando: lavorando e costruendo. Siamo una squadra, siamo un gruppo, abbiamo delle buone motivazioni».



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