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Spal, Alfonso... d’Este «Nelle prossime due gare è in gioco la vita sportiva»

Alessio Duatti

Il portiere fa il punto sulla sua esperienza ferrarese, sul traguardo di squadra da centrare, sulle sfide con Alessandria e Cosenza e svela una possibile discendenza che vuole approfondire 

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l’intervista

Di numeri di maglia nella sua carriera ne ha cambiati una decina, attualmente indossa il 54, ma Enrico Alfonso è un assoluto numero 1. Dentro il campo (come testimonia la sua carriera) e fuori dal rettangolo verde, dove coltiva variegate passioni e interpreta la vita con schiettezza, sincerità, maturità e una genuinità difficile da riscontrare nel mondo dei calciatori moderni. Arrivato alla Spal nell’ultima sessione di calciomercato, l’estremo difensore vuole chiudere il prima possibile la pratica salvezza e focalizzarsi poi su un futuro ancora biancazzurro.

Alfonso, quali i pensieri principali in questa sosta?

«Sicuramente lo sguardo è rivolto alle prossime due partite dove senza mezzi termini penso che andremo a giocarci la vita sportiva visto che ultimamente i risultati non hanno rispecchiato il lavoro che stiamo mettendo in campo. Questo periodo è utile per il recupero delle energie nervose ma anche per far rientrare quei giocatori importanti che sono fuori».

Tra obiettivo salvezza e amarezza per non essere competitivi in chiave play off: che sentimento prova?

«Sono deluso perché non stanno arrivando i risultati. Una piazza prestigiosa come Ferrara dovrebbe stare in ben altre posizioni ma sono sempre del pensiero che in campo non ci va il blasone. E la Nazionale è il chiaro esempio che esistono i momenti di difficoltà, oltre agli alti e bassi del calcio. Questo sport è fatto così. Tutti vorremmo essere in zone privilegiate della classifica, ma guardo il lato positivo: al mio arrivo eravamo a +4 sull’Alessandria, ora siamo a +7 e il destino per avere sollievo e gratificazioni è tutto nelle nostre mani».

Le ultime 7 gare possono essere anche importanti per creare una base futura…

«Nel nostro caso dobbiamo pensare a “due partite in partita” e quindi al momento. Poi, certo, quello che andremo a fare nell’ultimo mese e mezzo getterà eventuali basi e darà indicazioni alla società per ripartire con slancio».

Il contratto 2023 di Alfonso dice che sarà qui anche il prossimo anno…

«Me lo auguro perché per me giocare nella Spal è motivo di grande orgoglio. Sono arrivato con grandi motivazioni e sincera felicità. La mia disponibilità è totale».

Parliamo di campo. Tra critiche iniziali e elogi attuali: come ha vissuto questa prima parte di avventura?

«Cerco sempre di essere equilibrato, di non darmi mai alibi ma di usare il campo come termometro della mia vita calcistica. Ho sempre lavorato a testa bassa, provando a essere il più professionista possibile. Fisicamente e mentalmente, dopo un periodo di inattività, è stata dura trovarsi a fare tre turni infrasettimanali consecutivi. Questo l’ho un po’ accusato ma ritrovare l’adrenalina della gara è stata una gioia. Logicamente i commenti negativi infastidiscono soprattutto se talvolta sono ingenerosi nei confronti di un ruolo particolare come quello del portiere, ma questo è il calcio. Torno a citare un esempio, Donnarumma: sei mesi si diceva fosse il più forte del mondo, ora per quanto si legge sembra che non sappia più fare».

Venturato e Scalabrelli?

«Anche il mister non è contento dei risultati magri raccolti rispetto alle prestazioni e al nuovo modo di stare in campo che a mio avviso necessita di tempo. Spero che ci sia modo di dimostrare tutti il nostro valore a pieno. Per quanto riguarda Scalabrelli dico che a Ferrara è un’istituzione, sarebbe riduttivo spendere ulteriori parole».

E il presidente Tacopina?

«Abbiamo avuto dei brevi dialoghi vista la mia poca confidence con l’inglese, tra l’altro ho fatto anche un corso in questi anni (ride; ndr). È un presidente giovanile che cerca di mantenere un rapporto diretto e franco con i propri giocatori ed è anche abile a farsi sentire nei momenti di difficoltà. Percepiamo l’importanza del suo curriculum sportivo perché ovunque è andato ha sempre fatto bene. Quindi c’è anche la responsabilità di non deluderlo: ha speso importanti parole per la Spal e per la squadra per cui ci sentiamo un po’ in debito nei suoi confronti».

I colleghi Pomini e Demba?

«Col primo siamo anche compagni di stanza in ritiro. Entrambi siamo veneti e siamo stati avversari in più di un’occasione con un bilancio che così a memoria è più a mio favore (ride; ndr). Ricordo che quando da giovane ero approdato a Venezia lui aveva iniziato a fare il titolare al Sassuolo. Con Demba si vive una sana rivalità, che è giusto che esista».

Meccariello, Viviani e Mancosu sono imprescindibili?

«Stiamo parlando di giocatori importanti per la categoria. Mi spiace che per un motivo o per un altro tanti problemi d’infortuni che condizionano le scelte dell’allenatore».

Perché segnate così poco?

«In questo momento fatica ad arrivare un po’ tutto. Posso dire che questi ritmi frenetici con partite ravvicinate e con un cambio tecnico in corsa non hanno agevolato l’approfondimento del lavoro di campo volto a creare più soluzioni anche in fase offensiva. Si sarebbe potuto segnare di più, ma anche subire di meno».

Il pianeta Spal e la città di Ferrara li immaginava così?

«Ho avuto la fortuna di giocare con Cremonesi, Castagnetti e anche altri ragazzi che mi hanno sempre parlato bene della squadra, della città e dell’entusiasmo. Sono stato contento di tornare in Emilia dopo i periodi di Modena e Reggio, poi vivo a 100 chilometri da qua. Io amo il Veneto e siamo molto simili. La tempra delle persone è quella, forse qui c’è anche quel pizzico di simpatia e spensieratezza in più. Mi dispiace solo non aver ancora aver avuto tanto tempo per toccare con mano la cultura e la storia del posto perché nei pochi momenti liberi mi sono concentrato sul recupero. Tra l’altro la mia famiglia paterna è di origine d’Este e devo approfondire questa cosa. Come Alfonso non abbiamo sangue blu o titoli nobiliari, forse c’è un discorso di discendenza nel cognome ma è una cosa che devo e voglio capire bene».

Sempre sognato di fare il portiere?

«Sì. Mio padre era un buon centrocampista arrivato da giovane in C1 al Marzotto di Valdagno e mi avrebbe voluto nel suo ruolo; fino agli Esordienti ho fatto un po’ tutto prima di togliermi le prime soddisfazioni calcistiche in porta».

E da lì sono arrivate oltre 300 presenze tra i professionisti…

«C’è molto orgoglio perché ci ho messo veramente tanto lavoro. Non ho paura di dire che a parte la fisicità non ho particolare talento come altri portieri ma sono sempre stato uno che ha dato disponibilità ovunque stato. L’aver raggiunto il grande obiettivo della serie A a 31 anni è motivo di vanto. Peccato averla vissuta solo con poche presenze anche a causa di un infortunio perché sappiamo tutti che nel mondo del calcio ci sono dei treni da prendere, altrimenti arrivano i rimpianti. Tuttavia al passano non si può porre rimedio, ma ora voglio continuare a togliermi delle soddisfazioni».

Come si diventa beniamini di una tifoseria?

«I giocatori di movimento spesso possono trasmettere voglia e agonismo. Per il portiere è un po’ diverso. Penso di essere sempre stato trasparente nel mostrare il mio impegno. Nei momenti in cui c’è stato da festeggiare sono stato in prima linea e quando c’è stato da essere seri lo sono stato allo stesso modo».

L’Alfonso privato chi è?

«Sono un grande amante della natura, del vivere all’aperto facendo attività. Amo viaggiare, anche “alla buona” in camper. Spero sempre di acculturarmi scoprendo il mondo. Musica e film mi piacciono ma una delle mie più grandi passioni sono le vespe d’epoca. Tra l’altro una delle due che il mio carrozziere non mi ha più dato indietro è una “struzzo” targata Ferrara, poi ho una “faro basso”».

Il rapporto con i social?

«Negli ultimi anni mi sono frenato molto perché questo mondo non mi piace più come prima. Vedo sfogate molte frustrazioni. Cerco di non perdere tempo a scrivere qualcosa perché mi piacerebbe essere ironico ma quasi sempre non si viene compresi e arrivano le strumentalizzazioni da dover giustificare perdendo di conseguenza tempo ed energie. I social dovrebbero essere un veicolo educativo ironico, ma in questo momento storico sono un imbuto per gli sfoghi».

Curiosità su Tonali, suo ex compagno a Brescia: sorpreso dalla sua ascesa?

«Sono contento per Sandro perché vedo che arrivando al Milan ha acquisito la mentalità del grande club e questo passaggio gli mancava. Detto che a 17-18 non è stato facile essere ogni giorno chiacchierato sui giornali nazionali, e per qualsiasi persona mantenere i piedi per terra diventerebbe complicato. L’ho vissuto come un giovane con grandi potenzialità e grande personalità, ora sono felice abbia unito queste componenti che gli permettono di stare in uno spogliatoio come quello del Milan».

In alto ci sono tre sue ex squadre: Pisa, Brescia e Cremonese: chi la spunterà?

«Quest’anno il livello della B è altissimo e forse il più difficoltoso da quando faccio questa categoria. Per simpatia tifo affinché possano farcela Cremonese e Brescia anche se spero che questi ultimi possano lasciare qualche punto a noi. Pisa è un’altra piazza che ha entusiasmo. Gli scenari sono aperti a tutto».



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