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Ferrara, Zuculini nel pianeta Spal

Il centrocampista quest’anno in biancazzurro ha giocato pochissimo. Per il dispiacere di Tacopina. Ma c’è un altro anno di contratto


19 maggio 2022 Alessio Duatti


FERRARA Il pressoché non utilizzo di Franco Zuculini nella stagione da poco chiusa è una di quelle situazioni che Joe Tacopina non ha particolarmente gradito. E francamente in alcuni momenti di un campionato vissuto tra più bassi che alti, un po’ tutti ci si è posti delle domande sul perché il calciatore sia mai stato coinvolto. Solo 5 le presenze accumulate e i minuti (30) pochi spicci qua e là. Curiosamente in campo nei finali contro Vicenza e Ascoli (sia andata che ritorno) e nella resistenza di Cosenza sotto la guida di Clotet. Dal tecnico catalano, a Venturato nulla è cambiato: Zuculini è rimasto a guardare.

Pur mantenendo sempre un atteggiamento positivo, sorridente, costruttivo e d’aiuto allo spogliatoio. E dopo la disfatta interna con la Reggina il presidente era intervenuto pubblicamente reclamando un maggiore utilizzo (così non è stato). Il futuro? Zuculini ha un contratto anche per la prossima stagione, a Ferrara si trova benissimo, non si è mai lamentato (ovvio, vorrebbe avere qualche possibilità di dare una mano alla causa di Tacopina) e come altri anche il suo nome è entrato nell’agenda di Lupo che proverà a incastrare le singole situazioni al meglio in fase di costruzione della rosa. Non è da escludere l’ipotesi di permanenza del nativo di La Rioja. Patria mai dimenticata da Zuculini, che nello speciale “SpalStories”, curato direttamente dai canali di via Copparo, ha ricordato le più grandi passioni di sempre.

El futbol

«La prima cosa che si regala a un bambino in Argentina – dice – è un pallone da calcio. L’ha fatto anche mio papà, nonostante fosse un giocatore di rugby. Ho sempre sognato di fare il calciatore e nel percorso ho avuto anche mio fratello Bruno. Dei due, lui è quello più calmo (ride; ndr)». Come tutti gli argentini, ecco il mito del calcio albiceleste: «Nel mio paese in tanti hanno fatto la storia di questo sport – racconta Zuculini -, ovviamente i primi nomi sono quelli di Maradona e Di Stefano. Diego sarà per sempre l’idolo di tutti, fa parte della cultura e quando è venuto a mancare mi è sembrato di perdere un famigliare. Da noi ogni giorno si vive per il calcio, quando c’è la partita i problemi della vita vengono messi da parte e anche per questo gli stadi sono sempre pieni indipendentemente dalla categoria».

L’arte delle passioni

Impossibile non citare la musica, altro vero amore del centrocampista. «È entrata nella mia vita durante il periodo di recupero da un lungo infortunio al crociato. Mi ha dato grande aiuto ed è rimasta. Ho tanti amici musicisti in Argentina che mi hanno avvicinato anche al jazz e al blues, ma pure in Italia ho conosciuto tante persone come a Bologna dove ho fatto parte di una band. La musica è sfogo e carica».

«Così come l’arte e la pittura che mi hanno arricchito: disegnare – spiega Zuculini – è parlare anche di paure o gioie. Il progetto che abbina i miei dipinti ai vestiti e alla moda sta andando molto bene. Quello è un altro mondo ancora. Si possono sempre imparare cose nuove».l


 

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