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Tacopina, proud of Spal: «Fiero di squadra e tifosi»

Marco Nagliati
Tacopina, proud of Spal: «Fiero di squadra e tifosi»

Il presidente introduce e analizza tutti i temi stagionali

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Ferrara Un anno di Spal. Un campionato che inizia. Tredici agosto ’21, Joe Tacopina rileva ufficialmente il club biancazzurro. Stretta di mano altamente simbolica con Simone Colombarini e a Ferrara si esplora un nuovo mondo. L’avvocato statunitense prende in mano il timone e progetta, ma una fetta dell’estate è già alle spalle e la mappa è parziale. Ieri, il numero uno spallino, ha festeggiato la ricorrenza che cade alla vigilia del debutto in campionato contro la Reggina. Tra chiacchiere in libertà, consumata ars oratoria leguleia nel dribblare gli argomenti sdrucciolevoli, e ambizioni un po’ nascoste e un tantinello meno. Del resto Tacopina è vulcano, difficile possa essere sempre collinetta. La colonna sonora dell’incontro col presidente è proud of Spal. Orgoglioso di tutto il pianeta biancazzurro. «Questa squadra è molto diversa da quella dell’anno scorso - approccia il presidente -; quando è arrivato il direttore tecnico Lupo ci siamo seduti ad un tavolo impostando il lavoro su basi chiare: vogliamo uomini veri. Abbiamo cercato persone che avessero voglia e mentalità di squadra, non primedonne. Gli aspetti tecnici sono stati considerati solo dopo. Bene: in ritiro ho visto immediatamente che lo spirito è quello giusto. Clima sereno, calciatori che avevano voglia di stare assieme. Alla sera non si ritiravano solitari in camera a giocare alla Playstation: stavano nella hall a parlare tra di loro».

Tacopina ha la solita voce profonda, indossa una shirt blu e pantaloni leggeri. Cappellino in testa e, al polso, un orologio con cinturino azzurro. Informale nel look, dirigenziale nei concetti: «Con lo staff abbiamo speso molto tempo nell’inculcare ai nostri calciatori la cultura del lavoro e l’atteggiamento che devono avere. Voglio approccio e attitudine: concentrazione sulle cose che possono controllare. I risultati arriveranno». Ecco, appunto... Cosa chiedere a questa Spal in classifica? Tacopina fa una pausa, poi sillaba lento: «Intanto sono contento di quello che sto vedendo. Dopo la sofferenza dell’anno scorso, questo percorso è giusto. Con i ragazzi ho ovviamente parlato dell’obiettivo, però quello che ci siamo prefissati deve rimanere al nostro interno. E certo che sono ambizioso. Così come sono sicuro che si vedrà ben presto il risultato del nostro percorso. Stiamo creando le condizioni migliori».

Okay, l’avvocato sta in difesa. Diciamo che l’approdo playoff sarebbe la graditissima fine navigazione della stagione regolare. «Dai, non voglio che la squadra sia troppo ossessionata dai risultati. Focus sull’oggi, senza guardare eccessivamente all’orizzonte: questa è la chiave».

Un altro grimaldello per aprire spiragli di gloria è la spinta della gente. «Intanto diciamo che l’ingaggio della coppia di attaccanti La Mantia-Moncini definisce il nostro progetto e la nostra posizione - afferma Tacopina -; la risposta della città in termini di abbonamenti mi ha soddisfatto (oltre quota quattromila; ndr). Ferrara è incredibile e fondamentale, lo stadio davvero il dodicesimo uomo. Poi ho un difetto: penso che si possa sempre fare meglio. Quindi fiero dei tifosi, magari in futuro cresceranno. Ci tengo ad aggiungere che questo è un posto speciale: nonostante le poche soddisfazioni avute nello scorso campionato sul lato sportivo, posso evidenziare che mai nei miei ormai quasi tredici anni nel mondo del calcio mi sono sentito facente parte così tanto della comunità. Emozioni forti. E l’esperienza dello scorso anno mi ha fatto capire dove migliorare nel costruire la Spal. Della serie: quello che non ti uccide, rende più forti».

Tipo? «Tipo, ad esempio, che nella costruzione della squadra abbiamo cercato di ingaggiare più giocatori di proprietà e meno in prestito “secco”. E se prestiti dovevano essere, almeno ci fosse la possibilità da parte nostra di riscattarli».

Il discorso si allarga alle mille galassie che compongono la Spal. I minuti scorrono, l’incontro non ha limiti temporali («perché questa non è una conferenza stampa - sottolinea Joe -, semmai piccole parole per l’inizio della stagione»). I piccoli, intesi come calciatori del vivaio, sono diventati grandi. Tacopina si illumina: «Con l’Under 18 abbiamo vinto la scudetto, un qualcosa di enorme. Sono orgoglioso del responsabile del nostro settore giovanile Catellani e di tutto lo staff. I giovani sono e saranno la nostra forza: il futuro. Abbiamo strutture, tecnici, capacità di lavoro e professionalità. Dobbiamo continuare ad essere così attrattivi. Poi, va da sé, non possiamo avere la forza economica di big team quali Inter, Juventus, Milan...».

Una possibile forma di ricavo ulteriore, far vivere lo stadio “Mazza” sette giorni su sette: «Vero, stiamo studiando un progetto per renderlo fruibile sempre e in maniera alternativa. Un museo spallino, una hall of fame, ristoranti... Un museo unito alle tante altre bellezze di Ferrara. Vedete - sospira Tacopina -: ci sono tante cose da fare, però il tempo è così poco».

Dietro l’angolo, giusto per non perdersi l’attualità, arriva la Reggina: «Un avversario come lo sono tutti. Genoa, Cagliari, SudTirol... Pensiamo alle nostre motivazioni. Diciamo che, stavolta, avrò il piacere di incontrare mister Inzaghi col quale ho lavorato a Venezia».l


 

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