Ferrara, uomini di rugby: ecco “Il leone e il corazziere”
Oggi la presentazione del libro di Pastonesi su Carwyn James e Doro Quaglio
Ferrara Oggi alle 18.30, nelle sale del ristorante Le Querce del Cus Ferrara in via Gramicia, verrà presentato, alla presenza dell’autore, il libro “Il leone e il corazziere” scritto dalla penna di Marco Pastonesi, giornalista editorialista della Gazzetta dello Sport fino a qualche anno fa, sportivo e grande appassionato di ciclismo e di rugby. Ed è del mondo con la palla ovale che si parla nel suo “Il leone e il corazziere”, una doppia storia con protagonisti Carwyn James e (Isi) Doro Quaglio. Una storia, – com’è già stato detto più volte – che è anche una dichiarazione d’amore per una disciplina che è molto più di uno sport, ma un patrimonio di valori, un’eredità di avventure, una miniera di episodi, un senso di appartenenza.
Carwyn e Doro. Carwyn James e Doro Quaglio. Carwyn, gallese, giocatore del Llanelli e del Galles, allenatore del Llanelli e dei British and Irish Lions, e Doro, rodigino, giocatore del Rovigo e del Bourgoin, allenatore dell’Italia e poi a Ferrara, Frassinelle e Villadose. S’incontrarono a Rovigo, s’incontrarono da uomini, da rugbisti, da amici. E qui si raccontano le loro storie.
Carwyn, che attraverso il rugby insegnava Shakespeare e Milton, e Doro, che grazie al rugby esorcizzava povertà ed emarginazione. Carwyn, che spingeva i suoi giocatori a pensare, e Doro, che li spingeva a fraternizzare. Carwyn, che viveva arte e scrittura, e Doro, che faceva spogliatoio e squadra. Carwyn e Doro, raccontati. Carwyn e Doro, dialoganti. Carwyn e Doro, protagonisti nel rugby e nella commedia umana.
“Il leone e il corazziere” è la loro storia, tra mischie chiuse e touche rapide, orazioni negli spogliatoi e bevute nelle osterie, gesti rituali e azioni scaramantiche.
Alla stesura del libro ha contribuito un gruppo ferrarese della “vecchia guardia”, gli allora ragazzi di Doro riunitisi con l’autore per una giornata a casa di Gisella ed Enrica (moglie e figlia di Quaglio), per narrare storie, aneddoti, mostrare lettere, biglietti, foto di quegli anni di e con il “maestro”, come veniva affettuosamente chiamato dai suoi ragazzi.
La speranza è che alla presentazione intervengano tanti giovani e giovanissimi, per comprendere in epoca moderna che cos’era il rugby qualche anno fa e come si è arrivati a quello moderno grazie anche ai personaggi descritti nel libro.l
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