Cervellati, l’uscita è servita: «Spal, occhio a non sbagliare»
I giovani, il futuro, Tacopina: l’ex portiere biancazzurro a ruota libera: «Prati? È più forte di Esposito. Grazie a Fabio Lupo che l’ha portato qui»
Ferrara Se si è alla ricerca di opinioni di un certo spessore, contattare Riccardo Cervellati è cosa buona e giusta. Ex portiere di Spal e Bologna, con ulteriori anni di esperienza nel calcio con indosso i panni dell’agente, dell’osservatore e del dirigente. Nato a Ferrara (nel 1962), pochi non lo conoscono, ma un minimo di biglietto da visita è poi sempre utile rammentarlo.
Cervellati, Tacopina sta per tornare. A suo avviso, cosa succederà?
«Penso che soltanto lui sappia cosa vorrà fare. L’unica certezza sembra essere l’iscrizione al prossimo campionato, su questo non credo ci saranno dubbi. Poi il resto è un grande punto interrogativo, tant’è che nelle cosiddette scelte tecniche si è ancora fermi. Prefigurarlo è difficile, non sapendo in queste settimane cosa Tacopina sia riuscito a ottenere dal punto di vista economico nei vari incontri con i finanziatori. Poi ci sono da fare i calcoli col mercato in uscita, che qualcosa dovrebbe far rientrare».
Sensazioni sulle retrocessione?
«L’ho vissuta male, come tutti i ferraresi. E dico così, perché non cito solo i tifosi spallini ma anche i meno appassionati. In pochi anni si è passati dalla A alla C, passando per la B che forse era la giusta misura per Ferrara. Le prime due categorie hanno un certo tipo di valore per la città, quindi stiamo parlando di un patrimonio disperso. Se mi chiedete quando ho capito che la Spal sarebbe retrocessa, dico dopo la fine del mercato di gennaio, perché le altre si erano tutte rafforzate mentre qui non si sono ricoperti i ruoli di bisogno. Da lì in poi è stata tutta una discesa».
L’attuale ritardo nella programmazione quanto ci deve preoccupare?
«Non tanto, anche perché tutto il nostro calcio, e cito anche A e B, è totalmente in ritardo rispetto agli altri paesi. Qui la programmazione è sempre più tardiva, vediamo fare cose ad agosto coi campionati iniziati mentre altrove si conoscono già obiettivi, budget e ci sono già nomi concreti. Quindi è una sorta di fenomeno diffuso, ma è chiaro che non si potrà ancora aspettare tanto. Servirà una giusta miscela tra giocatori d’esperienza capaci di comporre la spina dorsale e qualche giovane che abbia veramente voglia di emergere come Contiliano».
Ecco, apriamo il capitolo settore giovanile. Altro tasto dolente?
«Sì, perché la retrocessione può far andar disperso un grandissimo lavoro iniziato da zero ai tempi dei Colombarini con Ludergnani, poi proseguito con Catellani. Pochi altri club in Italia hanno avuto così tanti risultati in termini di giovani, strutture, rapporti e risultati sportivi tradotti in competitività delle squadre. Per necessità economica sono partiti giocatori di qualità cresciuti qui. C’è da dire che già negli ultimi anni le selezioni più giovani hanno avuto un sensibile calo, ma il domani con una Primavera 2 non competitiva, senza l’Under 18 e l’impossibilità di disputare i campionati nazionali per le squadre più giovani generano faccende scomode. Sarà difficile trattenere talenti in un contesto di questa natura e quindi impossibile dar seguito alla prospettiva creata. Se si vorrà proporre è il momento di rischiare, di crederci e di osare, coinvolgendo quei 2004 e quei 2005 meritevoli».
Prima ha citato Contiliano...
«Finalmente, dopo tanto tempo, vediamo un ragazzo con una totale storia ferrarese. Forse l’ultimo qui con queste caratteristiche sono stato io (ride; ndr). Questa cosa ben venga anche per quei ragazzi di Ferrara che possono seguire un esempio di fame, spirito e volontà di raggiungere un obiettivo che difficilmente si vede nei ragazzi di casa nostra, ma più negli stranieri. Purtroppo è così. Qui prevalgono spesso lamentele e mancanza di sacrificio. Contiliano, invece, può esser l’esempio trascinante».
Prati in finale del Mondiale Under 20?
«Mi ha fatto un grandissimo piacere. Lo reputo un giocatore di grande prospettiva. Se Esposito è arrivato in A, lui per me è più forte. Sta mostrando le sue qualità e il suo modo di giocare anche al Mondiale e penso sia giusto dare i meriti a chi l’ha portato qui praticamente gratis. Cioè a Fabio Lupo, che è stato massacrato dalle opinioni della gente, ma a cui va riconosciuto questo merito».
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