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Sassarini, tra Spal e Vis Pesaro: «Filosofie diverse, Ferrara è il top»

Alessio Duatti
Sassarini, tra Spal e Vis Pesaro: «Filosofie diverse, Ferrara è il top»

Guidò i biancazzurri nel tribolato anno di D: «Tifoseria e città sono un traino»

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Ferrara Nella prima parte della scorsa stagione ha allenato la Vis Pesaro e da quelle parti c’era già stato anni fa, dopo esser transitato proprio da Ferrara. David Sassarini (1972, nato a La Spezia), allenatore valido e uomo tutto d’un pezzo, capace di rimanere in sella alla panchina biancazzurra dall’inizio alla fine della sciagurata annata 2012/2013 in serie D. Sì, quella della “Real Spal”, per intenderci, terminata con un settimo posto finale e le innumerevoli difficoltà economiche. Sassarini negli ultimi 10 anni ha conosciuto anche le realtà di Seregno, Albinoleffe, Gozzano, Varese, Pistoia, ha fatto il vice di Farioli al Karagumruk in Turchia ma si è messo in gioco pure a livello giovanile tra Udine e Chiavari (Entella) e in questo momento, sempre in Liguria, ricopre un ruolo piuttosto importante come tecnico della Sampdoria Primavera.

Mister, come le stanno andando le cose?

«Direi molto bene. Siamo cercando di fare un bel lavoro da oltre un mese per prepararci ad affrontare un campionato duro come il Primavera 1. Essere alla Sampdoria è una sensazione bellissima. Qui si respirano fascino, storia e l’ambiente è eccezionale. C’è anche un confronto quotidiano con Pirlo, la stima è reciproca».

Le piace molto lavorare con i giovani, giusto?

«Sono delle spugne. In campo rivedi quello che proponi durante la settimana. Nel bene o nel male ti seguono al 100%. Hanno le loro qualità, le loro ingenuità e l’obiettivo è cercare di formarli attraverso prestazioni e cultura del lavoro. La vera differenza rispetto “ai grandi” è che devi stargli sempre vicino, insegnando loro il mestiere con amore, passione, coraggio e intraprendenza. E questa è una cosa che m’intriga molto».

Capitolo Vis Pesaro. Che realtà troverà sabato la Spal?

«È una società che cerca di costruire la propria identità attraverso i giovani. Si è formato un bel nucleo, ma ci sono anche elementi d’esperienza come Pucciarelli e Valdifiori che in carriera hanno giocato in categorie superiori. Valdifiori, che ricorderete lì, è ancora un giovanotto. Ragazzo molto piacevole, anzi spettacolare, poi è ancora forte. È uno che vede linee di passaggio che altri non vedono, e ha una copertura di campo nettamente da uno che ha giocato in A».

Si è fatto anche un’idea sulla Spal?

«Ha preso un allenatore anche “sopra categoria” e ha giocatori forti. Vedendo la formazione ideale, o comunque la rosa nel suo genere, ci sono davvero nomi che possono portare entusiasmo e buone cose di campo. Poi storia, tradizione, ambizioni della società e il pubblico possono essere un vero traino. Posto che il campionato di serie C è realmente molto duro ed è complicatissimo uscirne come unici vincitori».

Ci dice qualcosa in più sul torneo?

«Beh durante l’annata vi accorgerete che c’è una sorta di divisione tra le società che puntano a vincere o a centrare i playoff e quelle che concorrono per i minutaggi e la salvezza. La Spal, ripeto, ha le giuste componenti per far bene ma occhio perché ci sono tante squadre attrezzate come Cesena, Pescara ed Entella e altre che hanno avuto capacità di spesa come Carrarese, Arezzo e Lucchese, ma non solo».

A oltre 10 anni di distanza, ripensando a quell’annata qui a Ferrara?

«Mi rimane lo straordinario ricordo di una città bellissima e di una tifoseria meravigliosa. Poi, sì, c’è quel rammarico perché a mio avviso, se ci fossero state solidità economiche, avremmo potuto vincere il campionato. Ancor oggi, pur occasionalmente, sento con piacere qualche ragazzo di quella stagione”».

Curiosità finale. Com’è andata la pubblicazione del suo libro “Dominare il gioco” con prefazione di De Zerbi?

«Benissimo, i numeri sono stati più che soddisfacenti. E’ un’idea che mi era nata durante il periodo Covid, durante il quale mi ero messo a scrivere qualcosina. Ho semplicemente cercato di metterci dentro quello che penso del calcio. Cioè avere una mentalità propositiva e il voler fare sempre la partita. La prefazione di Roberto è stata una bellissima cortesia».l

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