La Nuova Ferrara

Sport

Traguardi

Ferrara, Gaia è campionessa italiana: «Eppure mi ero iscritta per caso»

Sergio Armanino
Ferrara, Gaia è campionessa italiana: «Eppure mi ero iscritta per caso»

Beach tennis Albini, 26enne ferrarese, ha conquistato il titolo nella terza categoria: «Ero andata a Roma per vedere la partita con il Milan, poi ho deciso di giocare»

3 MINUTI DI LETTURA





Ferrara Gaia Albini? Sì, la conosco, è quella con gli addominali scolpiti che gioca a pallavolo... Eh no, non solo almeno: la biondissima ferrarese (figlia d’arte e con papà Mauro non sono mancate le partecipazioni ai tornei genitore-figlio di beach volley sul nostro litorale) adesso è anche, diremmo soprattutto, campionessa italiana di beach tennis. Terza categoria, per carità, ma pur sempre un titolo tricolore, che la 26enne Gaia ha portato a casa in circostanze che hanno dell’incredibile, come lei stessa ci ha svelato.

Gaia, partiamo dalla tua partecipazione a questi campionati italiani, che ci ha lasciati spiazzati...

«Ci sono andata per caso. Io sono tifosa della Roma e mi ero organizzata per andare a vedere la partita di campionato con Milan all’Olimpico (in programma venerdì 1 alla sera, ndr). Quello stesso weekend d’inizio settembre c’erano i campionati italiani e mi sono detta: m’iscrivo».

Così, all’improvviso, senza una partner?

«Ci siamo accordate tramite un’amicizia in comune e l’ho conosciuta il giorno che è iniziato il torneo. È Lisa Sabino, era una classificata 2.1 nel tennis, è già diventata anche 3.1 a beach: ha un servizio da tennista, potente, e poi ha ancora tanto margine per crescere, si toglierà delle belle soddisfazioni anche sulla sabbia...».

Facciamo un passo indietro: ti sapevamo pallavolista, perché ora il beach tennis?

«Nel 2018 avevo smesso con il volley: l’anno prima era morto il Panta (Pietro Pantaleoni, storico allenatore e tutto-fare della Fruvit a Santa Maria Maddalena, ndr), ho fatto un altro anno e poi ho detto basta. Mi sono trasferita a Cesenatico, ho iniziato a fare qualche allenamento e torneo, poi ho iniziato a giocare a beach tennis più sul serio. Ho smesso da due anni, perché ho ripreso con il volley, ma ogni tanto un torneino in spiaggia per divertirmi lo gioco ancora».

Non proprio un “torneino” quello di Roma: com’è andata?

«Abbiamo iniziato a giocare il venerdì mattina, terminando sabato in notturna. Quante partite? Non lo ricordo nemmeno, 6 o 7. Le finaliste erano brave, la partita è stata tiratissima fino all’ultimo, arrivando al long: abbiamo provato di tutto per provare a perdere e invece... abbiamo chiuso 6/2 6/7 1/7 al long tiebreak».

Beh, da campionessa italiana potresti insistere con il beach tennis...

«No, adesso tono a giocare solo pallavolo. Il beach tennis è esploso in Brasile, là sì che ne varrebbe la pena. Invece, vado a giocare a Rovigo, in serie D».

Più compatibile con il lavoro.

«Sì, sono impiegata a Occhiobello in un’azienda che disegna schemi elettrici degli impianti fotovoltaici, fa gestione pratiche allacci, insomma, svolgo un lavoro d’ufficio».

Però quel tricolore ti ha emozionata?

«Assurdo, è stato davvero assurdo: riguardando il tabellone, non conoscevo una persona, nessun calcolo era possibile. Alla fine mi è venuto un po’ da piangere, un’emozione vera. Quando abbiamo vinto ho pensato al Panta, perché poco prima che la finale finisse ero talmente stanca che non ce la facevo più e ho pensato a quando lui ci diceva che finché non è caduta l’ultima palla non è finito niente: la vittoria la devo a lui».

E il papà pallavolista che dice?

«Che sono stata brava, ma i miei genitori non si appassionano, sono da beach volley. Però il supporto da casa c’è sempre stato, hanno guardato la diretta: anche se lontani, ci sono sempre».l


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google