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Ars et Labor, il presidente si presenta: «Porterò la squadra in alto»

Ars et Labor, il presidente si presenta: «Porterò la squadra in alto»

Andrés Marengo in città: «Tutti vogliono la punta da gol, vediamo...»

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Ferrara «Sono qui per riportare Ferrara nella categoria che merita ed è da inizio agosto che io e il mio staff ci stiamo lavorando. La punta? Tutte le squadre, in tutti i campionati di tutto il mondo vogliono un attaccante che segni tanti gol: stiamo valutando, ci siamo presi il tempo per farlo, sia per capire le forze interne all’organico, sia un eventuale rinforzo, ma non abbiamo ancora deciso, né individuato un obiettivo specifico». Debutta così il nuovo presidente dell’Ars et Labor, senza sottrarsi alle tante domande, anche insistenti, di giornalisti e blogger che riempiono la sala stampa del “G.B. Fabbri”: Andrés Marengo si è presentato alla scrivania con largo anticipo, con la giovane interprete al suo fianco, aprendo l’incontri con qualche chiacchiera informale sulle somiglianze che vi sono tra Argentina e Italia, oltre a far notare come i suoi antenati fossero piemontesi.

«Buongiorno a tutti, sono Andrés Marengo – si presenta il presidente – e sono a capo di una squadra di lavoro con cui ho deciso di venire a Ferrara per portare l’Ars et Labor al posto che merita. Questo tramite il lavoro duro e un processo che è iniziato solo nei primi giorni di agosto. Speriamo che il tutto finisca con un successo a fine stagione, pensando sia al campionato che alla Coppa. Un altro obiettivo è quello di pensare ai giovani: oggi abbiamo 150 ragazzi che competono, abbiamo formato un grande settore giovanile e un grande team amministrativo per la prima squadra». Confini chiari e delineati, poi un’ammissione: «È la mia prima esperienza come presidente di una squadra di calcio, negli ultimi 25 anni ho operato nell’hockey su prato e nel rugby».

Dopo questa iniziale presentazione, Marengo ha illustrato cos’è avvenuto negli ultimi mesi all’interno dell’orbita biancazzurra: «Siamo arrivati a Ferrara a fine luglio, e l’Ars et Labor non aveva né una squadra né personale amministrativo – afferma l’italo-argentino –. Abbiamo lavorato duramente, prendendo giocatori di livello per dare a Ferrara la squadra che merita e che possa rispondere alle esigenze della città. Abbiamo anche agito dal punto di vista amministrativo, per cercare le persone giuste, persone che avessero anche già lavorato nella precedente società. Quelle che hanno accettato la sfida di riportare Ferrara in alto sono rimaste con noi». Tuttavia, il tema principale non poteva che essere sulla tanto attesa punta, di cui si parla ormai da un mese in città: «Come ho detto, abbiamo iniziato a pensare alla squadra a fine luglio, abbiamo contattato 26 giocatori e con la società ci siamo dati un tempo di 7-10 partite per valutare il gioco e le risposte di fronte agli impegni più difficili, in modo da capire i punti deboli e di forza. È molto difficile creare una squadra dal nulla. Tutti i giocatori sono arrivati da luoghi diversi, ognuno con le proprie diversità e necessità. Il nostro obiettivo è trasformarli in una squadra vera. Questo è un lavoro duro e richiede costanza. Gli attaccanti sono molto difficili da trovare, vanno fatte le valutazioni giuste. Tutte le squadre del mondo cercano l’attaccante forte che faccia gol».

Oltre alla squadra che va in campo, sono state date alcune delucidazioni su quello che è l’organigramma, citando Massimiliano Mamini (direttore commerciale) e Bruno Pradines (direttore generale), entrambi presenti. Chi non compare nell’organigramma sono i procuratori Triulzi e Piraino, che però stanno svolgendo un ruolo importante nel nuovo progetto: «Triulzi è un amico e un consigliere nel calcio, mi sta dando una mano in questa mia prima esperienza», spiega Marengo. Nella seconda parte della conferenza è stato toccato un tema molto delicato, soprattutto visto quant’è accaduto gli ultimi anni con la presidenza straniera, per quel che riguarda Ferrara e la piazza, ossia la possibilità di avere un presidente presente nel territorio e il rapporto che ci sarà con la stampa: «Devo presentare i documenti per prendere la residenza a Ferrara, ora abito in un appartamento in affitto. Prepareremo un piano settimanale, ogni membro della squadra e dello staff a turno parlerà con la stampa, questo tutte le settimane. Ad esempio, una settimana potrà parlare il direttore generale, quella dopo l’allenatore, quella dopo il direttore sportivo e così via. In questo momento è molto importante lavorare in armonia e in pace, in modo da avere il tempo necessario per costruire una squadra, che prima di luglio non esisteva».

Continuando il discorso, il presidente afferma che non ci sarà un canale preferenziale per i giocatori argentini, l’importante è che siano giocatori di livello, la nazionalità non importa. Il discorso si è poi spostato su alcune vicende extra campo, che hanno coinvolto il neo presidente spallino, in particolare articoli di stampa argentina che lo mettevano in relazione a un mondo malavitoso. Anche in questo caso Marengo non ha battuto ciglio e ha risposto senza remore: «Ho lavorato tutta la vita con la mia famiglia in ruoli educativi. Non conosco Marcelo Tinelli (è un conduttore televisivo, imprenditore, produttore cinematografico, radiofonico e televisivo, ndr). Per diventare presidente bisogna presentare documenti validi, tra cui i precedenti penali: in Argentina e in altre parti del mondo non ho processi, denunce o altre macchie. Queste voci sono grandi bugie messe in giro da un giornalista che ancora non riesco a capire. Forse, quel giornalista non aveva passato l’esame di storia quando insegnavo la materia». L’ultimo tema toccato, ma sicuramente non quello di minore importanza, è stato quello della forza economica di cui dispone la società: «Abbiamo adempiuto a tutte le richieste del sindaco e abbiamo tutti i presupposti per pagare tutte le spese dell’anno del club. Stiamo cercando, insieme alla squadra tecnica, dove rafforzare la squadra e questo implica un investimento. Tutti apparteniamo alla stessa squadra: gli sponsor, il Comune e la società. Tutti abbiamo siglato un accordo e lo stiamo rispettando».

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