Il ferrarese Licata difende il titolo italiano dei welter. Con De Filippo è sfida tra imbattuti
Stasera (con diretta Rai Sport alle 22) l’allievo della Ferrara Boxe sul ring di Rezzato. «Mi sono preparato al meglio, conosco punti di forza e debolezza dell’avversario»
Ferrara Il grande giorno è arrivato. Questa sera alle 22 circa (con diretta Rai Sport), a Rezzato in provincia di Brescia, Antonio Licata salirà sul ring nella serata organizzata dalla Promo Boxe Italia, per difendere il suo titolo italiano dei pesi welter dall’attacco di Michele De Filippo, pugile pugliese di San Severo.
Questo incontro era in programma a Ferrara lo scorso aprile, con De Filippo campione, ma un infortunio del detentore ha messo sulla strada di Licata un volonteroso Moroni, che con titolo vacante ha accettato la sfida in corsa: Licata vinse per kot conquistando la cintura. Adesso questa sfida fra pugili imbattuti andrà finalmente in scena.
Antonio Licata, ferrarese a dispetto del cognome che tradisce origini familiari di altre latitudini, professionista dal 2022, ha sostenuto 12 match e li ha vinti tutti, quattro prima del limite. Anche Michele De Filippo è salito sul ring 12 volte da pro, con 8 vittorie prima del limite, e anche per lui è stato un ko a consentirgli di diventare campione italiano e con il titolo in quel momento vacante pure in quell’occasione.
Ieri, la vigilia, il giorno più difficile, quello del “peso” ufficiale all’Hotel Industria, Antonio lo ha vissuto trasferendosi a Brescia con il suo maestro Roberto Croce della Ferrara Boxe. «Siamo in forma e carichi – ha detto Licata –, la preparazione è andata bene, meglio di aprile – puntualizza – e quindi siamo pronti. Il giorno del peso è durissimo (un ragazzo alto un metro e 81 deve rientrare nei 66,800 kg della categoria, spesso nemmeno si beve acqua fino alla salita sulla bilancia, ndr), ma da stasera (ieri, ndr) inizieremo a reintegrare in vista del match. Sappiamo quali sono i punti forti di De Filippo, ma anche bene quelli deboli, che non svelo. Per me è un bel crocevia: io lavoro per step, per obiettivi. Se si vince, si punta all’Europeo, magari da organizzare a Ferrara, ma intanto pensiamo a De Filippo».
Alla guida dell’auto i viaggio per la meta lombarda c’è Roberto Croce, con il doppio compito di portare l’atleta a destinazione, ma soprattutto tenerlo tranquillo: «Questo è davvero il giorno più tosto – dice il maestro –, arrivi da tre giorni durissimi e non vedi l’ora di poter allentare e reintegrare. Il morale è alto e dal punto di vista tecnico, tattico, fisico e mentale tutto è stato fatto. Sarà davvero un match durissimo, fra due pugili imbattuti. Ognuno farà il proprio incontro, sfruttando le proprie caratteristiche e alla fine mi auguro vinca il migliore».
Per tutti gli addetti ai lavori la sfida è davvero incerta. Da una parte lo stile tecnico, la scelta di tempo di Licata, che fin qui ha dato l’impressione di controllare i match senza sprecare colpi ed energie, aspettando il momento giusto per partire, magari con il destro, suo colpo migliore. Dall’altra parte il furore agonistico di un guerriero come De Filippo, sempre all’attacco, spendendo tante energie nell’inseguire l’avversario per piazzare i ganci, magari scoprendosi.…
Sicuramente sarà il miglior match offerto dalla categoria negli ultimi anni con in palio il titolo, con il verdetto aperto a ogni soluzione, dove il più preparato, o chi sarà bravo e mettere il colpo decisivo, alla fine prevarrà. Nella ridda di voci su una cosa si potrebbe essere concordi: difficile che il match finisca ai punti.
Sempre in ambito Ferrara Boxe, la diretta di Dazn ha portato nelle case degli appassionati tanti applausi all’indirizzo di Joseph Okoye, il pugile di origine nigeriana che venerdì sera a Milano ha affrontato sulle 8 riprese il beniamino di casa Alex Bindar, che ha il match per il titolo italiano nel mirino, reggendo benissimo il quadrato. Okoye ha sostenuto alla grande gli otto round, perdendo con un solo punto di differenza complessiva. «Il pareggio ci stava, potevano darglielo – ha commentato a caldo il maestro Croce all’angolo di Okoye –. Se lo era meritato e non avrebbe cambiato gli equilibri di entrambi i pugili in ottica futura».
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