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L’intervista

Davide Marchini torna in panchina: «Ma quanto avrei voluto allenare l’Ars et Labor»

Alessio Duatti
Davide Marchini torna in panchina: «Ma quanto avrei voluto allenare l’Ars et Labor»

Il mister riparte dalla serie D per salvare la Correggese: «Un’occasione che desidero sfruttare al meglio»

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Ferrara Siamo nel cuore dell’Emilia Romagna, a Correggio, patria musicale di Luciano Ligabue, ma anche piazza calcistica desiderosa di rialzarsi in serie D grazie ai ruggiti del “leone” Davide Marchini, neoallenatore dei biancorossi. Uno che oggi può raccontare ai suoi nuovi ragazzi quella “vita da mediano” assaporata nel palco della serie A con picchi e attenzioni che avrebbero meritato maggior continuità. La seconda vita sportiva dell’ex centrocampista classe 1981 è quella dell’allenatore. Marchini le più alte categorie regionali le conosce alla perfezione e il suo argento vivo era stato richiesto a furor di popolo anche a Ferrara, per una ripartenza “local” dell’Ars et Labor. Il tecnico di origini ostellatesi in questi mesi ha atteso, ha valutato, ha guardato tante partite e ha quindi accettato di rimettersi in gioco dicendo “sì” alla Correggese. «Nelle varie chiacchierate estive - racconta - c’era stata anche questa realtà, ma in pratica avevano già fatto la scelta di partire con Domizzi. Oggi sono qui e sono molto felice. La società è importante e blasonata, c’è tanta voglia di far bene e devo dire che le strutture sono a livello di club professionistici».

Una nuova parentesi, insomma… «Sì, da più punti di vista. In questi primi giorni sto facendo avanti e indietro, ma a volte resterò qui in albergo per via della distanza da casa. A livello professionale per me si tratta di uno step molto importante e desidero sfruttarlo al meglio. Sono arrivato per dare una mano. Quando si cambia allenatore significa che i problemi ci sono, dunque la prima cosa da fare è provare a sistemare i principali».

Su cosa si concentrerà? «Sul morale, va rialzato il prima possibile. Lavoreremo anche sulla condizione fisica, sono sicuro che dopo le valutazioni fatte con la società arriverà qualcosa anche dal mercato e darò tutto per aiutare la Correggese a salvarsi».

Come si è approcciato con i giocatori? «Ho ribadito una grande verità. Ovvero che tutti loro hanno la fortuna di giocare a calcio a questi livelli e che a ogni partita la maglia va sudata dando tutto e di più. L’obiettivo è di mantenere la categoria, questa serie D è molto equilibrata e il tempo per far bene c’è”.

L’Eccellenza in cui si trova l’Ars et Labor, invece? «Tutte se la giocano a ogni partita, poi i biancazzurri e il Mezzolara hanno qualcosa in più. I bolognesi sono una squadra consapevole e hanno preso forza e fiducia col passare delle settimane. Nessuno avrebbe mai immaginato il +2 a fine andata, siamo onesti. L’Ars et Labor ha la fortuna di avere un gruppo che deve pensare al pallone e a nient’altro. Leggevo delle tante partite ravvicinate e penso che sia un gran vantaggio rispetto a tutti coloro che dovranno giocare ogni tre giorni in mezzo a intense giornate lavorative».

Pensa che alla fine ce la faranno i biancazzurri? «Da tifoso faccio gli scongiuri ma credo di sì. L’ho già detto più volte, questo era un campionato da vincere in carrozza rispetto alla rosa costruita. Oggi l’insidia è la ripartenza. La squadra dovrà fare subito bene, sennò poi le rincorse sotto pressione diventano difficili. E la palla scotterà ancor di più, rispetto a ciò che lo stesso allenatore ha raccontato quando parlava delle pressioni».

Un giro di singoli? «Fino a questo momento coloro che hanno tenuto a galla tutto sono stati Carbonaro, Cozzari, Senigagliesi, Dall’Ara e Malivojevic. Speriamo non abbiano mai un raffreddore. I nomi comunque ci sono, tutti hanno giocato in categorie più alte, ma bisogna far meglio e dimostrare di poter stare qui. Quando si viene a giocare a Ferrara davanti a 5.000 persone bisogna avere con sé il carattere, altrimenti si fa un altro sport. Bisogna saper prendersi sia gli applausi che i fischi».

In estate Antenucci avrebbe gradito il suo insediamento in via Copparo. «Lo sapete, da ferrarese, sarebbe stato un sogno. I contatti ci sono stati, poi il tutto non è andato a buon fine. Al di là della professione resto un tifoso quindi spero si possa risalire il prima possibile in categorie più degne. Poi sì, in futuro spero sempre possa esserci una possibilità per me». 

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