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Da Argenta al Lago Rosa, Caprioni pronto alla sua sesta Africa Eco Race

Nicola Campacci
Da Argenta al Lago Rosa, Caprioni pronto alla sua sesta Africa Eco Race

La sfida comincia il 25 gennaio. Il motociclista: «Mi ero fermato, poi la chiamata improvvisa. Non sono al top ma farò il possibile»

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Argenta Paolo Caprioni è pronto (o quasi) per la sua sesta Africa Eco Race, nonostante avesse detto che quella del 2024 sarebbe stata l’ultima. «La pensione non mi piace – esordisce il pilota argentano, che aveva altri piani per il suo 2026 – siamo andati un mese fa a fare test con la Ducati per fare delle migliorie in vista di qualche gara di rally nel deserto, ma non più l’Eco Race perché non c’erano i tempi tecnici e non abbiamo cercato sponsor. In più, non volevo più farla io per via dello stress che ti causa, della preparazione richiesta e della ripresa ultimata a inizio 2025 dall’infortunio occorso nell’ultima». Poi arriva una telefonata, «che ci avvisava del ritiro di un pilota e della possibilità di correre, anche se con una moto diversa dalla mia. Il team con cui correrò è Solarys, di Castiglion Fiorentino, che ci ha messo a disposizione tutto».

Ora c’è da cercare gli sponsor da mettere sulla moto, e poco prima della chiacchierata ecco che arriva l’officina di via Cristo Andrea Brunelli, nuovo proprietario del ristorante “Ai Dossi”, per dare una mano a Paolo e al suo team. L’Africa Eco Race richiede un allenamento impressionante: «Non sono al top – prosegue – avrei dovuto iniziare 5/6 mesi prima con la preparazione sulla moto, in bici e in palestra. Inoltre serve un medico che curi l’alimentazione e poi c’è la carta d’identità, che non aiuta nel mio caso. Mi sono messo al lavoro subito, chiedendo anche al team di non mettere troppa pressione sulla mia gara perché faremo il possibile. L’obiettivo è arrivare a Dakar come ho sempre fatto. Devo ringraziare Alessandro Cantelli della palestra Aquarium che mi sta aiutando con un piano intensivo di un mese». L’impegno del team Kapriony per gli anni futuri sarà quello di correre meno gare ma fare preparazioni per questo tipo di moto e di competizioni, spiega Paolo.

Il 2026 per l’Africa Eco Race marca anche l’inizio di una nuova era. La partenza, prima dal Principato di Monaco, si sposta in Marocco e da lì il percorso prenderà le pieghe dell’Africa Occidentale per attirare più turisti possibili. «Quest’anno è un tracciato anomalo: non è mai successo che la gara partisse direttamente dal Marocco. Passeremo vicino alle grandi città marocchine e nonostante ciò i percorsi restano durissimi e l’organizzazione fa di tutto per renderti la gara ancora più difficile». Chi apre il gas dal cancelletto di partenza ha un obiettivo principale, oltre a vincere: arrivare a Dakar, possibilmente tutto intero. «Vedere il Lago Rosa è una sensazione straordinaria. La spiaggia, dove si gareggia un’ultima volta, ma non per la classifica generale, è la fine di un viaggio». Il Lago Rosa, in Senegal, è situato all’interno di una palude ed è particolare perché colorato, data la presenza di alghe rosse.

Una delle altre difficoltà della gara è il roadbook. Caprioni è laconico: «Ci sei tu e c’è lui: devi stare attento a ciò che fai e leggi». Nelle vecchie edizioni il roadbook era un pezzo di carta che il pilota faceva girare attraverso un pulsante sul manubrio e indicava chilometri, ostacoli, direzione e coordinate. Un vero e proprio navigatore. Da quest’anno sarà digitale, su un tablet: «Non hai neanche riferimenti davanti a te perché il pilota che ti precede è partito due minuti prima e per recuperarlo, se vai molto forte, ci metti 6 o 7 ore. E quello dietro, a meno che non sbagli, non ti riprende».

La sensazione, quello che vivi non lascia molti spazi di interpretazione: «Il nulla fa una paura atroce. Sei in balia degli eventi. Molte persone hanno il terrore di questa situazione e quando non sono sicuri della strada che devono imboccare chiamano l’emergenza. Ma questa è una cosa che devi assolutamente toglierti dalla testa. La direzione sa esattamente dove sei e se premi il pulsante per chiamare il soccorso sei fuori dalla gara. Se ti sei fatto male effettivamente mandano qualcuno a prenderti. Ma se chiami per dire che ti sei perso, ecco che sei automaticamente fuori. In più ti tolgono 5mila euro dalla carta in automatico. Io l’ho usata solo due volte e per avvertire di due concorrenti a terra, non perché mi ero fatto male io. In quel caso ti dicono di non fare nulla, mandano un elicottero e tu lo devi aspettare. La direzione vede il tempo che sei stato fermo e all’arrivo della tappa ti restituiscono i minuti. Una volta non veniva ridato il tempo e non si fermava nessuno».

In questo momento ci alziamo dai divanetti e Paolo fa vedere sul manubrio il meccanismo del roadbook, assieme al foglio di carta e a tutte le sue annotazioni. Nel mentre ci parla di un altro elemento fondamentale, i way point: «Sono dei punti virtuali con un raggio di 300 metri in cui devi necessariamente passare. Nel display si accende una freccia se lo prendi, in caso contrario la direzione ti dà 20 minuti di penalità. Solitamente vengono messi nei punti dove c’è un pericolo, così rallenti e nel mentre devi anche trovare il punto corretto». Il viaggio verso Dakar inizierà il 25 gennaio, da Tanger, in un prologo lungo la costiera con prima tappa il 26 verso Bousaid. Un grande in bocca al lupo a Paolo e al team, per vedere il Lago Rosa un’altra volta.