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Ars et Labor, mister Parlato in campo per la svolta: tutti gli errori da non rifare

Alessio Duatti
Ars et Labor, mister Parlato in campo per la svolta: tutti gli errori da non rifare

Il tecnico ha guidato il primo allenamento e dovrà rimettere in sesto un gruppo disunito. Il primo test è la finale di Coppa Italia Eccellenza

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Ferrara Una più che discreta boccata d’aria fresca l’ha già fatta entrare, mister Carmine Parlato, la cui prima uscita pubblica in biancazzurro è stata apprezzata all’unanimità dall’ambiente ferrarese. Approccio chiaro, consapevole e determinato. Ora però toccherà far parlare il campo: in primis per rimettere in sesto un gruppo che si era evidentemente disunito tra le difficoltà del periodo e per dare una prima risposta facendo propria la finale della Coppa con il Nibbiano & Valditone, test probante vista l’alta caratura degli avversari. Se sabato 31 gennaio a Correggio si dovesse partire con il piede giusto, Parlato acquisirebbe già una buona dose aggiuntiva di fiducia, che Stefano Di Benedetto aveva dilapidato nel girone d’andata, “scrivendo” la storia della Fratta Terme e crollando qualche giornata dopo anche sul campo di quel Medicina che l’ha poi condannato all’addio nell’ultima domenica del “Mazza”.

L’allenatore palermitano ha fatto (o non ha fatto) scelte che ha pagato con l’esonero. Il tempo a disposizione per la rimonta l’Ars et Labor ce l’ha, ma sono finiti i bonus: per credere ancora al sorpasso del Mezzolara non potranno più esser commessi passi falsi, perché quel -6 è già pesante. Appurare con senso critico ciò che non è andato con Di Benedetto può essere una base per voltare pagina. Proviamo a mettere in fila alcuni spunti.

Prestazioni e affidabilità

La squadra, salvo qualche uscita, non ha mai giocato un buon calcio. Al di là di qualsiasi modulo, l’Ars et Labor è andata in confusione anche per la gestione di alcuni singoli elementi. La continuità è stata un fattore per pochi. Persino con il portiere si è riusciti a far confusione, figuriamoci con l’undici di base. Le scontentezze dello spogliatoio sono state evidenziate nell’ultimo periodo (a Fratta Terme quasi tutti i sostituiti avevano ignorato l’allenatore al momento del cambio) e il fatto che oggi la compagine estense abbia una rosa meno profonda del Mezzolara non è tanto dovuto a una questione numerica o qualitativa, ma di tasso d’affidabilità, che è risultato troppo altalenante, per via di strani ballottaggi e scelte rivedibili. Farsi rispettare e risultare credibili in ciò che si fa, indipendentemente dalle decisioni prese, resta uno degli ingredienti più importanti per avere in mano uno spogliatoio virtuoso.

Società assente e il ruolo di Federico

Certo è che, in tal senso, anche la società dovrebbe far meglio la propria parte, per dare una mano allo staff tecnico. Dell’assenza argentina si è detto più volte, perché ha contribuito a generare un ambiente confusionario e poco empatico. In pratica, si sono registrate similitudini con quanto visto negli anni di Tacopina e in tal senso gli allenatori finiscono per pagare il conto, anche oltre i propri demeriti. La proprietà è poco presente – gli interventi pubblici di Marengo e Pradines si contano sulle dita di una mano e di Molinari non si hanno notizie da mesi – e oggi tutta la gestione sportiva sembra esser passata nelle mani di Sandro Federico (che già operava come consulente esterno nei mesi in cui le decisioni avrebbe dovuto prenderle l’ex ds Antenucci). In tutto ciò le figure dei procuratori Triulzi e Piraino restano assai impattanti per qualsiasi tipo di mossa da operare.

Mercato e loop negativo

La speranza per mister Parlato è che tali dinamiche si pongano meno disordinate, per potersi concentrare esclusivamente sull’unico obiettivo da qui a primavera inoltrata: una serie D oggi assai lontana, ma ancora raggiungibile. Se poi la società decidesse – celermente – di rafforzare la rosa a disposizione del neo tecnico, sarebbe cosa buona e giusta. Servirebbe qualche elemento di gamba, capace di saltare l’uomo e creare scompiglio, come in pratica fa solo Senigagliesi, ma soprattutto libero di mente rispetto a qualche elemento attuale entrato in un loop troppo negativo rispetto alle proprie capacità: capitan Iglio ne è l’esempio più lampante.

Per risalire servirà un lavoro tempestivo in campo e fuori. E visto che “vincere aiuta a vincere”, ecco che l’eventuale alzata della Coppa, pur non andando a generare caroselli, potrebbe trasformarsi in un trampolino da cui rilanciarsi in campionato. A mister Parlato, l’augurio di essere accompagnato anche da un pizzico di fortuna: quella, non guasta mai.

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