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Verso la finale di Coppa Italia Eccellenza. Il Nibbiano&Valtidone: «Speravamo proprio di sfidare l’Ars et Labor»

Alessio Duatti
Verso la finale di Coppa Italia Eccellenza. Il Nibbiano&Valtidone: «Speravamo proprio di sfidare l’Ars et Labor»

A colloquio con Rastelli, il mister della corazzata del girone A, in vista della finale di sabato 31 gennaio: «Avversari di rango, ma noi vogliamo vincere»

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Ferrara Il bianco, il blu, il rosso e il nero saranno le tinte che l’Ars et Labor si troverà di fronte nella finale regionale di Coppa Italia-Memorial Dorindo Sanguanini, in programma sabato pomeriggio a Correggio. Il mix di colori sintetizza l’unione dei simboli di Nibbiano & Valtidone, piccola (in senso geografico) ma grande (in senso sportivo) realtà piacentina, che da anni si pone come corazzata nel girone A dell’Eccellenza emiliana.

Il club è presieduto da Valter Alberici, da tre campionati la guida tecnica è affidata a Luca Rastelli, classe 1980, con trascorsi in serie D. Si dice che siano davvero molto forti, i prossimi avversari dell’Ars et Labor. Primi nel proprio girone (il duello con la Vianese a oggi segna +2 a loro favore), imbattuti in campionato, con 51 punti figli di 15 vittorie e 6 pareggi. Anche l’avventura di Coppa, fin qui, ha rivelato una sorta di rullo compressore, nonostante l’alto livello delle rivali. Basti pensare al 3-1 rifilato proprio alla Vianese nei quarti e al netto 2-0 della semifinale con quel Mezzolara che sta avendo la meglio in campionato proprio sull’Ars.

Mister Rastelli come vi state preparando alla finale? «La settimana è la solita a livello organizzativo, ma nella nostra testa c’è questa partita, che sarà un appuntamento storico, comunque andranno le cose. Stiamo facendo i nostri tre allenamenti serali, perché sostanzialmente tutti i miei ragazzi lavorano, e abbiamo la voglia di rifarci in Coppa, dopo la finale dello scorso anno persa ai calci di rigore in modo un po’ rocambolesco».

Insomma, l’avete voluta a tutti i costi. « Il cammino nella competizione ci ha visti vogliosi di arrivare in fondo e siamo sinceri nel dire che speravamo di poterci misurare proprio contro l’Ars et Labor, perché la vediamo come una squadra “extra” rispetto alla categoria. Quest’incrocio per noi è una piacevole gratificazione».

Così le motivazioni non mancano… «Prima di essere un allenatore, io sono un grande appassionato di calcio e riuscire ad affrontare un club come quello di Ferrara è una bella soddisfazione. Ho sempre visto la Spal tra i professionisti e credo che prima o poi questo nuovo corso ci tornerà. Dal canto nostro, siamo una realtà piccola, ma con un presidente importante e una società che ha strutturato al meglio le proprie cose».

Avete seguito di pubblico? «Siamo un paese di montagna, con davvero pochi abitanti, ma la gente, anche dalle zone limitrofe e nella provincia di Piacenza, si è appassionata ai nostri percorsi, perché siamo stati davvero vicini alla serie D. Qualche pullman ci seguirà per questa finale, ovviamente nulla di paragonabile con il seguito biancazzurro, che sappiamo essere enorme».

Vincere la Coppa non garantirà la salita in serie D, ma ci sarà poi la fase nazionale. «Il mio unico pensiero è la promozione, tramite il campionato o con il successivo cammino in Coppa. È un obiettivo nostro, ma anche un mio desiderio personale. Sconfinare fuori regione in eventuali turni infrasettimanali non sarebbe un problema, anzi. Più giochiamo e meno danni faccio durante gli allenamenti. Se dovessimo vincere, ben venga quest’opportunità. So di avere a disposizione una rosa molto forte, a mio avviso è la migliore, perché sono di parte, ma sarà poi sempre il campo ad avere l’ultima parola».

Il cambio di tecnico in casa ferrarese, solitamente capace di generare scosse, può essere un problema per voi? «Io da mister sono subentrato una volta sola e al primo appuntamento ci ero arrivato libero di mente, con buone sensazioni, perché avevo tutto da guadagnare e nulla da perdere. L’Ars ha tanti giocatori bravi, che sicuramente la gara di sabato la giocheranno ad altissimo livello. Mi aspetto avversari motivati e ben messi in campo. Avendolo cambiato, non ho idea di cosa potrà fare il nuovo mister, così ci stiamo concentrando su noi stessi e sulle cose che vogliamo fare».

Avevate studiato il passato corso di Di Benedetto? «Sì, avevamo visto un po’ di cose, come lo avevamo fatto con il Mezzolara. Tra l’altro, mister Di Benedetto l’avevo sentito nelle settimane precedenti e sono dispiaciuto di non poterlo conoscerlo di persona. La squadra è forte, su questo non ci sono dubbi. I valori ci sono, c’è tanta duttilità e gli elementi offensivi hanno tecnica e velocità. Malivojevic è un ragazzo che conosco bene, a cui auguro il meglio, escludendo ovviamente questo sabato».

Come immagina il copione della partita? «Le finali sono sempre particolari. Tra l’altro, siamo due squadre che non si conoscono per nulla, se non da qualche immagine video. Prevedo una fase di studio, poi, se il risultato si sbloccherà, ecco che ci potranno essere accelerate».

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