Nicolas Giani, un posto tra gli eroi. Il suo essere spallino sia da guida
Oggi a Desenzano del Garda si sono tenuti i funerali
Ferrara La retorica vuole che muoia giovane chi è caro agli dei. Le radici di tale assunto affondano nell’antica Grecia, laddove tra l’altro si affermava pure che il diritto al ricordo spettasse a coloro i quali avevano lasciato un segno nel corso della loro vita terrena, e per questo – nell’Ellade – la tomba era anche chiamata “segno”. Appunto.
La prima traccia di tale retorica applicata al calcio risale alla scomparsa del Grande Torino, quando Indro Montanelli scrisse che “gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta”.
Ecco, non sappiamo se i giovani di oggi, tifosi o meno, possano nutrire tale convinzione. Ma una cosa è certa: il calcio, nel suo affresco più genuino, è un’immensa corte di eroi pagani, che certo si mischiano a postulanti (in cerca del beneficio dello status) ed impostori. E il popolo, che gli eroi celebra, non lo inganni mai. Solo la gente, la gente vera, sa riconoscere chi ha il diritto di essere veramente assurto a tale ruolo. Quello di eroe.
Per questo la prematura, dolorosa e ingiusta morte di Nicolas Giani, nel fiore degli anni, ha lacerato il cuore di quello biancazzurro, di popolo. La Curva come l’ordinary people spallina, tanto gli addetti ai lavori quanto l’uomo di strada, sapevano e sanno che Giani il segno lo ha lasciato, e che il ricordo ne è e ne sarà logico ed imperituro strascico.
Non per i numeri, non per le statistiche, non per i successi. Ma sì per il comportamento, l’animo, il carattere, l’esempio, la dedizione, il rendimento, la leadership, il coinvolgimento Nicolas ha incarnato i sentimenti veri della spallinità, lo stile di una tradizione, di un club, di una maglia e di una tifoseria che non hanno eguali, laddove e quando fedeli al loro spirito profondo, indipendentemente dalle categorie.
Giani è stato alfiere di tali valori, e per questo è entrato nel cuore della gente nel corso del suo cammino in campo, vi è rimasto dopo la sua cessione così come al termine della carriera, e vi rimarrà adesso che non è più fisicamente qui.
Gli anni del “capitanato” di Giani (uno che la fascia l’ha indossata e onorata, nobilitandola e rendendola molto più di un semplice pezzo di stoffa) sono stati caratterizzati da vittorie, successi esaltanti, trofei, promozioni storiche, dal 2013/14 all’apogeo della somma stagione di grazia 2016/2017.
Ma è troppo facile celebrare le gioie, certo petali di rose per una nazione spallina che per decenni ha collezionato più magoni che altro. Per questo, e per una profonda personale idiosincrasia all’equazione vittoria = riconoscimento, l’immagine “gianiana” più forte che conserviamo non è legata alle ascese, alle medaglie, ai trofei ed alle Supercoppe, ma ad un gol sinonimo sì di successo ma anche di una vittoria dal sapore di... mancato traguardo, per quanto base dei successivo trionfi.
Ecco, nei nostri occhi, nella nostra memoria, nel nostro cuore, nulla è stato più magicamente esaltante della rete di Nicolas al 93’ di Carrarese-Spal, a fine aprile del 2015, per una rimonta e un 2-1 che ci scatenarono emozioni pari forse solo allo spareggio Spal-Solbiatese del 1991. In quel momento, facendo astrazione di penna, taccuino e computer, provammo brividi ed un’interna eruzione di sentimenti, l’illusione di un banale playoff (che banale non sarebbe stato) poi quasi immediatamente svanita a causa sia di risultati altrui che di cavilli regolamentari. Ma niente vale più di certe sensazioni.
Stasera la Spal (o quel che resta del nobile ed amato significato di Spal nel cuore di chi tra noi sa cosa sia e cosa rappresenti davvero la Spal) gioca a Comacchio il recupero di una gara fondamentale per poter continuare ad infarcire di speranza il cammino in questa Eccellenza che eccellente non è affatto. Personalmente non avremmo giocato, avremmo urgentemente chiesto di non giocare. Per rispetto, per dolore, perché il calcio è la cosa più importante tra le cose meno importanti, ma il valore della vita è un altro. Ma vabbé, queste sono forse elucubrazioni di un vecchio. E allora, giocando, vorremmo solo che la squadra questa notte riuscisse ad impregnarsi della storia, dei valori e dello spirito con cui Nicolas Giani, quando vestiva questa maglia, ha dimostrato cosa significhi per davvero giocare nella Spal, con la Spal, per la Spal e per la sua gente.
*scrittore e tifoso
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