Ars et Labor, primato accessibile ma la squadra non ha i mezzi
I biancazzurri non hanno “la fame” e l’esperienza tipiche della categoria. Pensare oggi di vincere 11 partite consecutive sembra un’utopia calcistica
Ferrara Forse c’è stato poco realismo nelle parole post partita di mister Carmine Parlato e del diesse Sandro Federico, d’altronde nessuno dei due si sarebbe potuto permettere di affermare il contrario nell’amaro dopo gara di Ars et Labor-Castenaso: ossia che la rimonta-primato sarebbe ancora possibile e che il -8 dal Mezzolara, con lo scontro diretto da giocare tra le mura amiche, sarebbe colmabile e che non è ancora tempo di pensare a un’eventuale incastro playoff.
Strada, tra l’altro, infinita e complicatissima da praticare per raggiungere la serie D. Forse, addirittura, ancor più di quello che sarebbe stato il percorso – il già sfumato “piano B” – nella Coppa nazionale, che tuttavia spetterà al più meritevole Nibbiano & Valtidone.
Dello stesso avviso è stato il viceallenatore biancazzurro, Matteo Piraccini. Già “secondo” di mister Di Benedetto, nonché mental coach del gruppo, con specifici compiti che vanno oltre la tattica. L’ex Real Spal (era in rosa ai tempi della serie D 2011/2012), sul suo profilo Instagram ha pubblicato un video della serata a Comacchio scrivendo: «La fine esiste solo per chi smette di crederci».
Sì, tutto vero, specie nell’occasione lagunare quando il gol-vittoria di Piccioni arrivò sul finire di partita. Estendere il concetto alla volata-promozione con il dominante Mezzolara (4 vittorie in più dei biancazzurri, 4 pareggi in meno), pare azzardato.
La matematica, certo, ancora non condanna definitivamente i sogni di gloria ferraresi, ma è la realtà dei fatti che al momento sbarra la strada, con tutta la linea del nuovo corso argentino completamente scritta a penna rossa, nessuno escluso. Partita dopo partita si evidenzia uno degli errori principali che stanno a monte di tutto, ossia la costruzione della rosa senza una delle caratteristiche più importanti: non essersi affidati a calciatori affamati, ma soprattutto già esperti di questa categoria, di questo girone, degli avversari e di tutto l’ambiente emiliano-romagnolo è la prima insufficienza grave da mettere sul registro.
Anche nel modesto ma battagliero Castenaso si sono visti un giovane portiere di assoluta presenza come Roccia, ma soprattutto l’esterno destro Melli (cresciuto nel vivaio ferrarese) e quel Canova emblema totale dell’umiltà applicata al pallone di casa nostra. A Mezzolara, poi, il ferrarese Alì Molossi si sta rivelando un vero e proprio trascinatore e l’ultimo gol segnato al Medicina entrerà forse nella top 5 di questa stagione.
Dalle nostre parti si sono preferite altre vie, non “local”, anche dettate dalle procure sostenute dai consulenti esterni della società. Che, ribadiamo, non hanno praticamente azzeccato mezza chiamata. Federico sin dall’estate, quando Antenucci provava a destreggiarsi senza particolari margini di manovra, ha avuto contatti attivi con Triulzi e Piraino. Oggi è senz’altro apprezzabile vederlo fare da parafulmine alla squadra – e a un club assente nei suoi vertici extra tecnici –, mettendoci la faccia al termine delle magre prestazioni del periodo, ma, come rappresentante dell’area sportiva, era chiamato a porre correttivi prima che le delusioni accumulate nel recente periodo portassero al -8.
Mister Parlato, che nelle sue prime tre uscite ha conosciuto tutti e tre i segni della schedina – sempre con punteggi bassi –, sta tentando di destreggiarsi nelle difficoltà di un ambiente evidentemente poco sereno e gli va concesso il tempo per poter incidere, dimostrando di esser quantomeno sostenuto da tutto il gruppo a differenza di quando pareva nell’ultimo periodo del suo predecessore. Il tecnico napoletano, però, ha lasciato qualche perplessità in termini di scelte. Perché, francamente, Senigagliesi a tutta fascia perde quasi tutto il suo potere (alla vigilia del match persino il capitano del Castenaso lo aveva giudicato un “regalo”) e perché togliere dai radar il capocannoniere della squadra (Carbonaro) è comunque un fatto non trascurabile. Al netto che Moretti non sta rendendo come si sperava (ma avrebbe meritato più minutaggio con il Castenaso visto che stava giocando bene) e che Piccioni potrebbe incidere maggiormente, anche se a quest’ultimo va dato atto di aver segnato 4 reti nelle ultime 5 giocate: in pratica, oggi segna solo lui.
Sono tantissime le cose che non vanno e a oggi pensare di vincere 11 partite consecutive, con annessi passi falsi del Mezzolara, sembra un’utopia calcistica. La sensazione, quando nemmeno la metà del mese di febbraio è scoccata, è quella di aver buttato un’intera stagione: se i fatti dovessero smentirci, non potremmo che esserne felici.
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