La Nuova Ferrara

Sport

Eccellenza

Il “miracolo” è possibile segnando, ma l’Ars et Labor costruisce meno

Alessio Duatti
Il “miracolo” è possibile segnando, ma l’Ars et Labor costruisce meno

Diminuite le reti e le occasioni create: serve un correttivo

4 MINUTI DI LETTURA







Ferrara Metà febbraio ed ecco l’Ars et Labor trovarsi in un mare di guai sportivi, che nessuno avrebbe immaginato. Il maggiore di questi – ovvero la sintesi di tutto – è rappresentato dal pesante -8 che distanzia i biancazzurri dalla capolista Mezzolara. Gap che, salvo miracoli, subordinati all’esito positivo nello scontro diretto al “Mazza”, sarà altamente dura ricucire. Anzi, la visione del presente chiama forte il termine “playoff”: allucinante, parliamoci chiaro. Soprattutto perché la formula dell’eventuale post season sarà tutt’altro che snella.

Discorsi prematuri, ma che purtroppo balzano all’onore delle cronache attuali a causa della miriade di difetti che porta con sé questa stagione. Gli errori di gestione del club, dell’area sportiva e anche ovviamente di campo (equamente divisi tra allenatori e giocatori) sono un’infinità.

Sono tanti gli appunti che si potrebbero fare rispetto a quanto si vede (o non si vede) sul rettangolo verde, ma un dato su tutti balza all’occhio. È quello che si rifà alla produzione offensiva – sì, i famigerati gol – della compagine oggi allenata da Carmine Parlato. L’Ars et Labor, dopo i passi falsi di fine 2025, ha iniziato ancora peggio il 2026, arenandosi totalmente in zona porta avversaria, a prescindere dal modulo di gioco.

In tal senso il 3-5-2, allontanando Senigagliesi dall’area avversaria, non sta aiutando, ma è il meccanismo di squadra che non sta più funzionando in termini di creazione palle gol e loro finalizzazione. Anche per la scarsa verve dei vari interpreti, d’accordo. Carbonaro, dopo l’uscita di scena del suo concittadino Di Benedetto, è addirittura finito in panchina; Moretti è il lontano parente di quello che si era presentato qualche mese fa; il criticatissimo Piccioni alla fine è l’unico che la sta buttando dentro la palla, pur miscelando le sue marcature con errori madornali e mancando di apporto alla manovra, che fa storcere il naso anche di fronte ai suoi dati (4 gol nelle ultime 5 uscite).

La sintesi numerica che segue è l’immagine delle difficoltà produttive della squadra. Nel 2026 sono state giocate 8 partite: in ben tre circostanze non è stata trovata la via della porta avversaria, in altrettante si è segnato solo una volta, mentre si sono chiuse una partita con due reti all’attivo (il pareggio col Medicina) e una con tre (non casualmente l’unica vinta, col Massa Lombarda).

L’Ars et Labor ha fatto il solletico alla Fratta Terme nel recupero post Epifania, poi non ha segnato un gol che uno nelle fasi finali della Coppa d’Eccellenza: 0-0 col Brescello Piccardo (poi i rigori) e 0-1 nell’atto conclusivo col Nibbiano & Valtidone. Difficile meritarsi un trofeo e la possibilità nazionale con questo mood. La figuraccia casalinga col Santarcangelo è stata salvata (1-1) solo dal rigore di Prezzabile a tempo scaduto. A Comacchio (0-1 nel finale) e col Castenaso (1-1) la squadra ha trovato il gol con Piccioni soltanto sugli sviluppi di gioco da fermo su due ottime traiettorie del solito Mazza. Che fatica, verrebbe da dire, anche solo nel leggere questa sintesi della carenza.

Abbiamo citato il 2-2 col Medicina Fossatone, anche qui una rimonta quasi allo scadere con nel mezzo un altro tiro dal dischetto e il gol in mischia di Prezzabile. Mentre l’illusorio 1-3 di Castel San Pietro col Massa Lombarda aveva fatto sperare nell’ennesima possibile svolta, perché la prestazione era stata bella tonda, così come belle erano state le marcature firmate da Ricci, Piccioni e Carbonaro.

Sarebbe anche inutile aggiungere altro per evidenziare il momento di carestia di gol che si è palesato gravemente su via Copparo. In tutto ciò gli esterni offensivi non stanno dando una mano a chi solitamente presidia la zona dell’area avversaria. Barazzetta, ormai collezionista di anonimi ingressi, non incide mai; l’ultimo arrivato Riccardo Rossi non ha ancora collezionato un singolo minuto. Il 2004 è stato in prova per diverse settimane quando in panchina sedeva ancora Stefano Di Benedetto, poi il club ha deciso per il tesseramento: la speranza è che non si tratti di un’altra operazione di mercato rivedibile, come tante altre precedenti.