La Nuova Ferrara

Sport
Eccellenza

Ars et Labor, delusione e sfiducia: quanta amarezza tra i tifosi

Alessio Duatti
Ars et Labor, delusione e sfiducia: quanta amarezza tra i tifosi

Il tradimento definitivo proprio nel weekend di San Valentino. Ars et Labor bocciata come società e squadra: «Promesse non mantenute»

4 MINUTI DI LETTURA







Ferrara Il -10 dal Mezzolara è la sintesi pressoché definitiva del tradimento sportivo che l’Ars et Labor – intesa come società e gruppo squadra – ha inflitto ai cuori biancazzurri proprio al termine del weekend di San Valentino. La doppia cifra di ritardo accumulato dalla capolista bolognese non rappresenta solo un generale disastro sportivo e di programmazione, ma è il caso di parlare di una vera e propria umiliazione collettiva. Ebbene sì. Quello che avrebbe dovuto fare la nuova Ars et Labor, lo sta facendo il più che meritevole Mezzolara. Una fuga solitaria, destinata ad andare in porto. Al netto dello scontro diretto del “Mazza”, che oggi sembra esser più l’occasione della sentenza definitiva per i rivali.

Dopo l’ennesima non-vittoria del periodo, il popolo biancazzurro ha manifestato tutto il suo disappunto via social, commentando a chiare lettere i post propagati dai profili ufficiali del club, ma anche quelli sulle pagine d’interazione de La Nuova. Posto che la tifoseria estense resta tra le più fedeli e innamorate dell’intero panorama calcistico italiano (ma non solo), si sono registrati diversi commenti dettati da quel profondo sentimento.

Tra i più emblematici: «Nessuno e dico nessuno in società e in squadra ha capito cosa vuol dire essere qui. Non siete degni di rappresentare questo marchio glorioso! Questa non è neanche l’ombra delle promesse fatte a inizio stagione. Se per primi voi non ci credete, io il mio tempo lo occupo in altro modo e non di certo a farmi prendere per i fondelli da voi». E ancora: «Dopo una vita in Curva e in trasferta siete riusciti a farmi disamorare. Basta. Mi fermo qui. Non meritate niente. Voi non potete rappresentare i miei colori»; «Vi meritate solo una cosa: lo stadio completamente vuoto».

Sullo stesso trend, in maniera ancor più “tipica”: «Piuttosto che guardare ’sti cioccapiatti, mi siedo sui divanetti dell’Ipercoop a guardare la gente che passa…».

Sfoghi a parte, c’è davvero da immaginare un calo nelle presenze per il prossimo match contro l’Osteria Grande e, se le cose non dovessero migliorare, sarà improbabile terminare la stagione con gli stessi numeri con cui si era viaggiato nei mesi precedenti. Sia chiaro, questo non significa un disinnamoramento del tifo biancazzurro, ma per alcuni la misura pare davvero colma. Tra l’altro, dopo diversi esodi e parecchie partite con numeri di rilievo registrati anche in trasferta, c’è da immaginare che non molti saranno ispirati ad andare a vedere “certi spettacoli” lontano da Ferrara, in un contesto organizzativo e di biglietteria – modalità di vendita, prezzi, limitazioni – che di certo non ha agevolato lo zoccolo duro dei fedelissimi.

Ci si sarebbe aspettato molto di più anche dalla società. Proprio al club e alla proprietà sono indirizzati altri dei commenti raccolti via social: «Con questa squadra e questa società si poteva provare a fare la Terza categoria! Ma anche lì il risultato non era assicurato»; «Tornate in Argentina»; «Non dovrebbero neanche permettervi di allenarvi al centro di via Copparo...»; «Andatevene tutti. Mai raggiunti livelli così bassi in tutta la nostra storia!».

Sul tavolo degli imputati ci finisce soprattutto il diesse Sandro Federico (alcuni evidenziano anche la rivedibile separazione da Mirco Antenucci): «L’unica cosa giusta che puoi fare è quella di dare le dimissioni»; «Federico dove sei. Molinari dove sei. Marengo dove sei. Pradines dove sei. Per fortuna vi chiamate Ars et labor e non Spal».

Sul discorso “nome” parecchi altri a ruota: «Fortunatamente non siete voi la S.P.A.L.». Qualcuno “invita” a restituire le chiavi in Comune al termine della stagione sportiva, altri invocano il ritorno di Mattioli.

Nell’analisi tecnica tutti colpevoli: «L’allenatore ci sta mettendo del suo, i giocatori sono scarsi e in confusione». Infine, un messaggio riassuntivo della delusione generale, portando anche un esempio: «Imparate dalla Comacchiese, ragazzi umili che di giorno lavorano, ma quando entrano in campo ci mettono cuore, anima e mangiano l’erba con cattiveria e agonismo».