Ars et Labor-Solarolo, mister Montalti: «Non veniamo in gita»
Domenica 8 marzo a Ferrara la nuova sfida dopo il pareggio senza reti dell’andata
Ferrara Chissà se in un qualche modo la recente partecipazione di Laura Pausini al Festival di Sanremo, nelle vesti di co-conduttrice, avrà ispirato la squadra del suo paese. Sta di fatto che il Solarolo Calcio è letteralmente sbocciato proprio come fanno i fiori della riviera ligure, nonostante la chiara matrice romagnola a tinte biancorosse. L’attualità dell’Eccellenza emiliano-romagnola parla di una squadra che fino a un paio di settimane fa sembrava spacciata verso la retrocessione diretta (in compagnia del Mesola), ma che si è rilanciata per agguantare almeno il treno playout, grazie ai due successi consecutivi – senza subire gol – ottenuti contro Cava Ronco (1-0) e Pietracuta (2-0, confronto direttissimo).
Oggi la classifica del Solarolo, prossimo avversario dell’Ars et Labor nella domenica del “Mazza”, parla di 23 punti e di un corso tecnico mutato sul finire del mese di novembre. Al posto di Alessandro Evangelisti (che era in panchina nello scialbo 0-0 raccolto dai biancazzurri nella sfida d’andata) è arrivato Maurizio Montalti. Mister classe 1966 con un curriculum fatto delle esperienze locali, Morciano e Savignanese le ultime, ma anche di Rimini e di un’intrigante avventura spagnola con lo Jumilla.
Mister, arrivate a Ferrara molto energici e di corsa, no?
«Non voglio sembrare arrogante o presuntuoso, ma anche prima degli ultimi due successi avremmo meritato qualcosa in più che non è arrivato in termini di punti. Questo +6 ci ha dato morale, allegria e gioia, ma ora sappiamo di dover affrontare il giaguaro biancazzurro. Il “Mazza” per noi sarà una gita di piacere, che tutta la società Solarolo si ricorderà per il resto della vita: vogliamo partecipare, godercela, ma anche provarci, dando tutto ciò che abbiamo».
Questo nuovo spiraglio salvezza quanto conta psicologicamente per il rush finale?
«Nel calcio le scuse non esistono e quando appaiono vanno tolte di mezzo come la gramigna, l’erba cattiva. Se ricrescono, vanno strappate dal proprio cammino, perché non è mai colpa degli altri e perché ci si deve sempre concentrare per limare i propri difetti. A Ferrara non abbiamo nulla da dimostrare, se non verso noi stessi. Vogliamo migliorarci un altro “pochettino”, perché sappiamo che se metteremo altri otto “pochettini” da qui a fine campionato, allora sarà possibile vivere un sogno. Oggi dico che la nostra squadra ha un’identità, ce la teniamo stretta, ma davvero togliamoci dalla testa gli allori di quanto stiamo facendo e guardiamo avanti, perché abbiamo bisogno di altri punti».
Impressioni sull’Ars et Labor, anch’essa in momento da pollice alto dopo le ultime due vittorie?
«All’andata era finita 0-0, ma ricordo una specie d’assalto a Fort Apache, in cui i ferraresi potevano fare anche 5-6 gol. Pareggio episodico, non ci nascondiamo e diciamo che le cose come stanno. I ragazzi, però, si ricordano la sofferenza con cui questo bel punto era stato portato a casa e sono sicuro che daranno tutto in campo».
Avrete una ricetta difensiva specifica per affrontare i 90 giri d’orologio?
«Direi che ci metteremo il casco e, man mano che passeranno i minuti, appureremo cosa starà accadendo. Il calcio che voglio, però, dovrà essere energico e non passivo per prenderle soltanto. Andiamo ad affrontare una giornata di festa, da vivere raccogliendo ciò che verrà, col massimo del rispetto e proveremo a divertirci».
L’effetto “Paolo Mazza” quanto vi stimola?
«Componente mica male. Ho detto alla squadra che a nessuno di loro succederà altre volte di vivere un’emozione del genere. Da questa, però, devono far scaturire il massimo. Nemmeno io ho allenato mai davanti a così tanta gente. Sarà bellissimo. Ma, ripeto, siamo consapevoli di giocare contro un avversario forte e allenato da un tecnico di spessore come Parlato».
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