Leo Mazza si prende la scena, l’Ars et Labor ai suoi piedi
Il regista biancazzurro è diventato il fulcro necessario del gioco
Ferrara Da qualche mese al “Paolo Mazza” non c’è più bisogno di distinguere con le diverse iniziali i due Mazza dell’Ars et Labor, ossia da quando Gabriele (palermitano, classe 2004) è passato in prestito al Vittoria (Eccellenza siciliana). Il Mazza biancazzurro dei giorni nostri è quel Leonardo – per tutti, ovviamente “Leo” – match winner dell’ultima uscita giocata a Russi, nonché autore di una prodezza che entrerà di diritto nella Top 10 dei gol siglati dall’Ars in questa stagione, nella speranza che ce ne siano comunque tanti altri.
Il successo di “corto muso” in terra romagnola si può tranquillamente tradurre in una vera e propria prova di resistenza, fatta di sofferenze, sì, ma anche di cinismo e resilienza. Valori senz’altro importanti da porre sul manto verde ogni domenica, contro qualsiasi avversario, anche a parità di uomini in campo. Soprattutto ora che c’è da dimostrare di avere quanto meno il giusto carattere (e la correlata quadratura di campo) per affrontare al meglio una post season pressoché obbligata, dopo i meritevoli exploit della capolista Mezzolara, tuttavia “lanciati” indirettamente dalla grave crisi di risultati dell’Ars, figlia dei tanti motivi già elencati in precedenza, capitata tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.
Leo Mazza, dicevamo. Il classe 2000, togliendo le ragnatele dalla porta del Russi, ha trovato il primo gol tra gli adulti. Mai, infatti, il regista mancino aveva segnato una marcatura nelle sue precedenti esperienze fuori dal mondo giovanile, quasi tutte (l’ultima col Prato) in serie D, in compagnia dell’amico Cozzari, che resta ancor oggi un grande punto di riferimento quotidiano per il 25enne di Bentivoglio. Tra l’altro, proprio con un suo gran sinistro scagliato dalla distanza, era arrivato il primo gol estivo della nuova Ars et Labor (amichevole con il Masi Torello Voghiera nella calura di via Copparo).
Il curriculum del mediano di scuola Bologna lasciava presagire una titolarità pressoché certa, ma nella prima fase di stagione targata Stefano Di Benedetto il buon Mazza aveva trovato spazio quasi col contagocce. Ricci gli è sempre stato preferito come playmaker, fino alla rivisitazione tattica capace di generare la coesistenza tra i due, nata proprio dalle occasioni sfruttate dallo stesso Mazza quando chiamato in causa. A un certo punto ci si è accorti dell’imprescindibilità dal ragazzo.
In pratica, il centrocampista bolognese si pone come uno di quei 6-7 titolari su cui poggia l’Ars e nel “nuovo” 4-3-3 a firma di Carmine Parlato il suo posto fisso c’è. Ricci può fare la mezzala quando l’atteggiamento risulta più contenitivo, mentre in partite arrembanti ci si può giocare tutta la qualità possibile nei ruoli delle mezze ali. Ma Leo Mazza in quest’Ars et Labor deve giocare, sempre e comunque. Piede delicato, spesso decisivo nel calibrare punizioni, angoli e verticalizzazioni sulla trequarti offensiva. Buona visione di gioco a palla attiva – per tutti i registi vale la regola che più si muovono i compagni, più il lavoro si facilita –, ma anche una discreta dose di gamba nel filtrare e difendere. Non sarà un gigante, anzi, e nemmeno un muscolare di prim’ordine, ma c’è un’intelligenza tattica di base assai utile.
È anche uno di quei caratteri che si fa voler bene nello spogliatoio. Lavoratore serio, instancabile anche in palestra, applicato in tutto ciò che fa e molto semplice anche nel tempo libero. La vicinanza da casa (Bologna) l’ha fatto rientrare nei ranghi familiari, tant’è che il gol di domenica l’ha dedicato a mamma, papà e alla sorella, che quest’anno lo “sopportano” tra le mura domestiche, dopo diverse stagioni vissute lontano dagli affetti più stretti.
L’obiettivo di Mazza? Tornare tra i professionisti (in serie C aveva giocato a Mantova e Taranto), possibilmente con le tinte biancazzurre, nel più breve tempo possibile. Sognare non costa nulla. Con un passo alla volta e, magari, con qualche altro gollettino da infilare nella discesa della stagione. Laddove il margine d’errore non esiste più per nessun componente dell’Ars.
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