L’Ars et Labor Ferrara nelle mani di Luciani
Il giovane portiere classe 2005 giocherà domani contro il Solarolo al posto dello squalificato Giacomel
Ferrara Dalla laguna alla città. Con le proprie origini nel cuore e con la mente ben focalizzata sul presente, che per Fabio Luciani si chiama Ars et Labor Ferrara.
L’estremo difensore sarà chiamato nuovamente in causa per il prossimo match contro il Solarolo, vista la giornata di squalifica ricevuta dal titolare Giacomel. I cartellini rossi rimediati dal numero 1, le precedenti uscite nella Coppa d’Eccellenza, ma anche un paio di scelte tecniche a proprio favore durante la parte finale dell’esperienza di Di Benedetto hanno fatto sì che il giovane portiere (classe 2005) potesse comunque raccogliere un po’ di minutaggio in quest’annata comunque utile alla sua crescita.
Il portiere in maglia 22, quando chiamato in causa, non ha mai tradito le aspettative fornendo sempre un contributo buono e affidabile. Tra poche ore, si paleserà un’altra chance al “Paolo Mazza” contro la penultima della classe. Per vincere e per puntare a mantenere inviolata di nuovo la propria porta.
Luciani, vi sentite usciti dalla crisi dopo queste due vittorie contro Osteria Grande e Russi?
«Sicuramente sono stati due incontri che ci hanno dato punti, morale e compattezza. Dare continuità è sempre molto importante quando si compete per certi obiettivi. Non ci resta che continuare così. Noi sappiamo di doverle vincere tutte da qui a fine campionato».
Pensate ancora al primato, quindi?
«Dobbiamo crederci finché non ci sarà la matematica a dire qualcosa di diverso. È logico che adesso non dipende più da noi e le partite da giocare sono sempre meno. Ma dobbiamo fare il nostro, sperando in un qualche passo falso del Mezzolara. Loro sono molto forti ma sinceramente non mi sento di dire che siano meglio di noi, anche se il campionato in questo senso non ci sta dando ragione. Credo molto nella nostra squadra al di là del cammino che sta facendo il Mezzolara».
L’effetto Carmine Parlato?
«Il mister ci ha dato grande consapevolezza, siamo in fiducia, ci trasmette parecchia cattiveria agonistica. Che poi è davvero quello che serve per imporsi in questo campionato. L’Eccellenza non l’avevo mai fatta ma conoscevo la prerogativa agonistica. Più della tecnica, serve la fame».
Parliamo un attimo delle sue prestazioni, quando ha avuto spazio. Soddisfatto?
«Mi sento di aver fatto quello che devo fare, mettendomi a disposizione sin dal primo giorno. Sono contento ma sono uno che guarda avanti e spero vivamente di ripetermi. Le prestazioni di un portiere spesso dipendono anche dalla fase difensiva della squadra, i meriti si condividono con i compagni».
Ma com’è giocare tra i pali del “Paolo Mazza” per un ragazzo del 2005?
«Stupendo, non servono altre parole per sintetizzare il tutto. Quando vedi questo muro biancazzurro ti sale una carica enorme e vivi un sogno. La maglia qui a Ferrara non deve essere un peso. Sappiamo in che piazza siamo, sapevamo tutto dall’inizio e le pressioni devono solo essere un motivo in più per pedalare».
E la serata di calcio vissuta nella sua Comacchio, quanto è stata bella?
«Un momento storico per il paese in cui abito. Allo stadio c’erano davvero un sacco di persone, erano anni che non si vedeva una cornice di quel tipo. Io, poi, abito dietro lo stadio ed è stato bellissimo andare a casa a piedi dopo la partita (ride; ndr) anche se ero salito nel pomeriggio a Ferrara per la merenda collettiva».
A tal proposito, la Comacchiese come la sta vedendo?
«Direi che è una squadra solida e si è ricompattata dopo la prima parte di stagione in cui facevano più fatica. Il loro obiettivo era quello di salvarsi: credo e spero ce la possano fare».
Parliamo un po’ dei suoi sogni e dei suoi desideri futuri.
«Il sogno è senz’altro quello di riuscire a giocare a calcio nella vita. Ci spero, ma bisogna essere obiettivi e restare con i piedi per terra pensando solo a dare il meglio ogni giorno. Solo così si potrà avere una possibilità concrete. So che tutto dipenderà da me».
Desiderava essere portiere sin da bambino?
«Esattamente dall’età di 5 anni. D’altronde, la mia è una famiglia di portieri. Mio nonno, Rino Luciani, giocò anche alla Spal per un periodo. Anche mio papà fece l’estremo difensore qui in zona e la cosa si è poi tramandata con naturalezza. La mia famiglia mi ha sempre seguito e sostenuto ogni giorno e ogni domenica, anche quando sono stato lontano da qui in Trentino o a Campobasso».
E fuori dal campo, chi è Fabio Luciani?
«Un ragazzo molto tranquillo. Ho una ragazza, in estate provo a stare anche con gli amici e in questo momento più che dedicarmi a specifici hobby sono concentrato sulla casa vacanze che assieme alla famiglia stiamo lanciando proprio nel centro storico di Comacchio. Sarà un’altra grande avventura».
Torniamo sul pezzo in vista dei prossimi impegni. Col Solarolo, distrazioni vietate?
«Sì, guai pensare già adesso al Mezzolara altrimenti ci si scotta al 100%. Il mister è stato molto chiaro in questi giorni, noi ce lo stiamo ripetendo durante la settimana. Loro sono penultimi ma non vanno sottovalutati. Pensiamo una partita alla volta e diamo seguito alle ultime due vittorie. L’1-0, visto dal punto di vista del portiere, sarebbe il risultato perfetto (sorride; ndr)».
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