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Ars et Labor, senti Cervellati: «Playoff ancora lontani, vietato mollare»

Alessio Duatti
Ars et Labor, senti Cervellati: «Playoff ancora lontani, vietato mollare»

L’ex portiere della Spal fa il punto della situazione in casa biancazzurra

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Ferrara Anche Riccardo Cervellati, professionista di grande esperienza e visione, è “costretto” a parlare di Eccellenza a causa dei tempi che corrono a Ferrara. Materia sconosciuta all’ex biancazzurro fino a diversi mesi fa, tematica ancor oggi non troppo nota nei dettagli, ma soprattutto poco appassionante per chi ha calcato palcoscenici di un certo tipo. Ad ogni modo, l’affetto per i colori biancazzurri resta immutato e per questo nei pensieri quotidiani dell’ex portiere classe 1962 c’è uno spazio anche per l’Ars et Labor.

Cervellati, il suo pensiero dopo queste due settimane sulle montagne russe? «Un po’ quello di tutti, nel senso che un po’ di rassegnazione è tornata a prevalere come sentimento principale. La meritata vittoria sul Mezzolara aveva permesso la riapertura di uno spiraglio, anche dal punto di vista della salute di squadra, visto che la partita contro i rivali più quotati era stata dominata. Ma l’entusiasmo e l’ottimismo che si erano riaccesi sono stati smorzati dalla battuta d’arresto col Pietracuta e dalla concomitante schiacciante vittoria della capolista. In pratica, si è tornati al punto di partenza».

Peccato, perché il “Mazza” da qui alla fine sarebbe stato in versione “sold out” proprio come capitato col Mezzolara. «Ero presente anch’io quel pomeriggio e mi sono divertito proprio per la straordinaria cornice. È stato come entrare in uno stadio di serie A, perché lo spettacolo sugli spalti ti fa sentire dentro a un evento importante. È stata una bella partita, di qualità superiore rispetto alla media del campionato, ma direi soprattutto arricchita dai 6mila presenti. Ecco, rigiocata in un campo sportivo “normale”, forse lo spettacolo del campo sarebbe stato giudicato di un livello diverso».

La piccola ma grande piazza di Mezzolara la conosce bene, giusto? «Sì, per tanti anni hanno militato in serie D e da loro sono passati tanti ragazzi giovani in prestito. Conosco i dirigenti e la capacità che ha avuto negli anni questa società anche nell’attirare giocatori di rilievo per queste categorie. Si sono misurati più volte contro realtà e piazze importanti. Lo scorso anno sono stati beffati, ma credo che abbiano fatto tesoro dell’esperienza. A inizio anno loro, come tutti noi, pensavano di non reggere alla presenza dell’Ars nel girone. Poi, si sono resi conto dei limiti degli avversari e hanno preso forza, facendo un filotto incredibile. A Ferrara sono stati dominati, ci erano parsi logori fisicamente e mentalmente, ma ci siamo sbagliati».

Il loro allenatore ha ricevuto qualche critica “d’atteggiamento comunicativo”, ma pare un ragazzo molto capace nel mestiere. Cosa ne pensa? «È molto in gamba. La simpatia o l’antipatia non sono elementi utili per una valutazione tecnica. Devo dire che, rispetto ai tempi passati, anche in queste categorie si vedono ragazzi preparati. Non ci sono solo mestieranti, anzi. Vedo giovani con idee chiare, ambiziosi, preparati e bravi a utilizzare i canali moderni di studio. Zecchi è uno di questi».

Restiamo in tema allenatori. Parlato è l’uomo giusto per il dopo Di Benedetto? «Lo conosco bene, è passato da Rovigo, ha vinto campionati di serie D, è preparato, equilibrato e tutto ciò si sta vedendo. La classifica parla di un ritardo, ma parliamoci chiaro: l’Ars et Labor è tutta un’altra squadra rispetto a quella confusionaria di mister Di Benedetto. Ora c’è solidità, la forma fisica è notevole. Il vero errore che rimando alla società non è stato tanto l’affidarsi al tecnico siciliano, perché comunque loro lo conoscevano, ma l’aver tergiversato troppo tempo su un cambio che sembrava necessario da parecchio tempo. È stata una crisi tecnica, ma anche di feeling con la piazza e questo distacco totale si è sentito».

Con il primato tornato di nuovo lontano, come s’immagina i playoff? «Faccio fatica a immaginarmeli. Dico solo “un passo alla volta e speriamo che vada bene”. Fare i playoff con l’obbligo di vincere a tutti i costi è un conto, affrontarli con leggerezza è diverso. L’abbiamo visto anche in serie C, dove negli anni gli squadroni sotto pressione, e spremuti dalle fatiche dell’annata, hanno faticato e sono salite realtà più inaspettate tipo Lecco o Carrarese. Questo è un pericolo. Unito a quello della condizione fisica. Ma adesso non si può ancora mollare per fare calcoli di riposo o di preparazione atletica mirata. Oggi bisogna ancora combattere, perché nel calcio non si sa mai, poi si vedrà».

Un commento sui giocatori biancazzurri? «A parte Cozzari e Mazza, non conoscevo nessuno. Senigagliesi e Dall’Ara sono senz’altro i punti forti. Giacomel è un buon portiere, lui e Luciani, con tutto il rispetto per quest’ultimo, che qualche partita può farla bene, non sono paragonabili, anche solo per una questione fisica. Ci sono state polemiche e critiche con poco senso nei suoi confronti: ha commesso errori, ma un po’ come tutti nel contesto generale dell’annata». 

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