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Ars et Labor, senti il dg della Santegidiese: «Siamo professionisti e vogliamo tornare in D»

Alessio Duatti
Ars et Labor, senti il dg della Santegidiese: «Siamo professionisti e vogliamo tornare in D»

Il dg Fanini svela la realtà giallorossa: «In Abruzzo calcio più competitivo». Partita di ritorno verso lo spostamento a Giulianova per questioni di capienza

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Ferrara La Santegidiese è una delle realtà più strutturate e consolidate del panorama calcistico abruzzese e dietro il club giallorosso c’è la famiglia Fanini, imprenditori di Sant’Egidio alla Vibrata attivi – da più generazioni – nel settore siderurgico. Sopra ogni cosa, la filosofia del lavoro, la continuità e la progettualità. Un approccio vincente, ma soprattutto legato al territorio nel percorso della società sportiva. Oggi Franco Fanini è il presidente della “Sant”, mentre il figlio Vincenzo ricopre il ruolo di direttore generale. Imprenditoria, desiderio di ascesa nel calcio e legami famigliari: sì, insomma, tutto ciò che riguarda la prossima società avversaria dell’Ars et Labor ricorda molto la grande epopea spallina della famiglia Colombarini. In attesa del primo round domenicale tra i biancazzurri e la Santegidiese, anticipato di mezzora domenica con fischio d’avvio alle 16 al “Mazza”, abbiamo fatto una piacevole chiacchiera con il dg giallorosso, Vincenzo Fanini.

Direttore, che dire del vostro impegno nel club? «Si è fortemente intensificato negli ultimi anni. La Sant è un club nato nel 1948, con una storia fatta anche di serie D e con la voglia di continuare a fare calcio a sempre più alti livelli. Questa maglia è stata indossata anche da giocatori di rilievo, capaci di fare carriere importanti. Non ragioniamo come dilettanti. Da noi i giocatori fanno questo di professione, si allenano ogni pomeriggio, al mercoledì anche con una doppia seduta, pranzando assieme e vivendo quindi una classica settimana piena di calcio in attesa del match domenicale».

La Santegidiese cosa rappresenta per la famiglia Fanini? «Non facciamo calcio per ritorni economici o per altro. Siamo del posto, vogliamo bene al nostro paese e fare calcio qui significa tenerlo in vita. Si tratta di una piccola realtà di circa 10mila abitanti, ma la passione che ci accompagna è un qualcosa di clamoroso. Il tifo della Sant è straordinario, la gente ci segue ovunque. La domenica in casa facciamo sempre un migliaio di spettatori, fuori casa si muovono circa in 400, ma a Ferrara ce ne saranno ancora di più: al momento ne prevedo 6-700 nel settore ospiti. Quello del “Paolo Mazza” per tutti noi, per la società, per la nostra famiglia sarà un grande evento. Ci teniamo a fare la migliore figura possibile. In avvicinamento, vorrei dedicare un pensiero a tutti noi, a mio padre, a mia moglie Marilena Mignucci e ai miei figli di 5 e 6 anni».

Parliamo un po’ della vostra stagione e del percorso che vi ha portati fin qui. «Siamo arrivati come neopromossa, ma con la voglia di partire bene e puntare a vincere, senza troppi giri di parole. Non ci siamo riusciti nel girone, perché il Lanciano è stato molto bravo ed è una piazza che nella sua storia ha fatto anche tanto professionismo, sia in serie C che in serie B. All’inizio abbiamo avuto un po’ di problemi, a febbraio abbiamo cambiato allenatore e direttore sportivo e siamo arrivati terzi. Non sempre il calcio ti ricambia con quello che dai, ma il playoff è partito bene, visto che la fase locale l’abbiamo dominata vincendo 6-0 contro la seconda della classe (la Renato Curi Angolana, ndr)».

A quanto pare siete una squadra forte e con determinati valori. Giusto? «Beh il pomeriggio dello 0-6 è stato forse un po’ particolare. Noi avevamo un solo risultato, abbiamo dato tutto, eravamo al massimo dal punto di vista fisico».

L’Eccellenza abruzzese di che livello è? È riuscito a paragonarla a quella emiliano-romagnola? «Ci siamo affacciati dalle vostre parti negli ultimi due mesi, quando abbiamo capito che non saremmo saliti direttamente e che l’incrocio del sorteggio nazionale ci avrebbe portati in Emilia. A quel punto abbiamo scoperto la presenza dell’Ars et Labor, ci siamo documentati e sappiamo di trovarci di fronte a una realtà molto forte. Tuttavia, penso che il campionato abruzzese sia di livello più elevato rispetto a quello visto nel vostro girone. Da noi ci sono tanti giocatori scesi dalla serie C o dalla D».

La partita di ritorno potrebbe giocarsi al “Rubens Fadini” di Giulianova per questioni di capienza? «È una possibilità molto concreta, in queste ore stiamo approfondendo proprio con il presidente del Giulianova, Alessandro Mucciconi, che conosco molto bene, e con le autorità competenti. Si giocherebbe a mezzora da casa nostra in un impianto da circa 4.000 posti. Nel centro sportivo della Sant c’è solo un’unica tribuna e con un solo ingresso, anche la capienza non sarebbe sufficiente. Con l’amministrazione comunale abbiamo vinto un bando da un milione e mezzo per rinnovare il nostro campo di gioco e trasformarlo in un sintetico di ultima generazione con le varie strutture: i lavori inizieranno a luglio».

Mister Cappellacci, tra l’altro molto noto al diesse biancazzurro Sandro Federico, come si sta approcciando alla contesa? «Molto bene. È una partita che ovviamente temiamo, ma vogliamo giocarcela come abbiamo fatto contro tutti. Non siamo abituati a vivere certi palcoscenici e desideriamo dare il massimo. Il mister è una persona che vive di calcio, ci tiene molto e la sta preparando nel migliore modo possibile anche dal punto di vista fisico. È proprio il caso di dire “vinca il migliore”. Auguro comunque le migliori cose alla società di Ferrara, perché la piazza merita di salire nelle categorie del calcio che contano, come abbiamo visto negli ultimi anni e nella storia».

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