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Silvio Rivetti: «Pronti a competere con le big, voglio un Modena più offensivo»

di Claudio Romiti

	Silvio Rivetti, ceo del Modena
Silvio Rivetti, ceo del Modena

Il nuovo Ceo della società gialloblù: «Nereo Bonato porta esperienza, non è mai retrocesso. Il centro sportivo sarà presto pronto e ci permetterà di fare il salto di qualità»

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MODENA. Nella riorganizzazione dei ruoli societari del Modena il ruolo di Ceo, o amministratore delegato per dirla in italiano, è adesso affidato a Silvio Rivetti, uno dei tre figli del presidente gialloblù Carlo.

Nella sua prima intervista Silvio ha parlato di sé stesso, ha fatto il bilancio dei primi cinque anni della gestione-Rivetti e ha disegnato a grandi linee il profilo del club gialloblù dei prossimi anni.

Silvio, partendo proprio dall’inizio. Quali sono i suoi studi e le sue successive esperienze lavorative?

«Ho 42 anni, ho frequentato il liceo Scientifico, poi Economia e Commercio e ho lavorato per circa vent’anni dentro Stone Island, l’azienda di famiglia».

Che studente era Silvio Rivetti?

«Al liceo non mi trovavo benissimo, mi barcamenavo, con qualche problema in latino. A quell’età non è sempre facile trovare l’applicazione necessaria, anche se comunque la scuola pubblica è stata una bella palestra per crescere».

Qual è stato poi il percorso in azienda?

«Lì è stata un’esperienza molto bella, tra grandi professionalità e notevoli talenti. Ho avuto diversi ruoli, anche nei negozi per avere il contatto col pubblico, insomma ho potuto fare un fondamentale percorso formativo».

E adesso è amministratore delegato del Modena…

«Il club ha deciso un ridisegno della struttura per una maggiore chiarezza organizzativa. Quando noi siamo arrivati la società aveva soprattutto la prima squadra, il settore giovanile era al minimo e noi abbiamo fatto un lavoro importante per strutturarci negli ultimi cinque anni. Ecco adesso la ridefinizione societaria, necessaria anche considerando che tra pochi mesi sarà pronto il Centro Sportivo. In cinque anni avevo sempre dato il mio supporto in società, ma senza ruoli operativi, anche per vicende personali, ma adesso tocca a me».

Che bilancio fate dei vostri primi cinque anni nel Modena?

«Decisamente positivo. Abbiamo avuto la bravura e la fortuna di uscire subito da quello che mio padre aveva definito “il pantano della Serie C”, e non era scontato. Questo ci ha dato fiducia e consentito di disputare altri quattro anni di consolidamento in B».

Inizialmente quali erano i vostri timori?

«Timore poteva esserci il primo anno, ma gli altri quattro sono stati allineati con la nostra strategia, una crescita organica in questa categoria, che ci ha dato la possibilità e il tempo anche per investire nelle strutture, nel Centro Sportivo, struttura fondamentale, è la nostra casa».

Poniamo lo sguardo al futuro: quali sono i progetti in cantiere?

«Dopo il consolidamento a tutti i livelli, parte un nuovo progetto: nei prossimi tre anni vogliamo competere per traguardi importanti, non diciamo di più, non uso parole… boomerang. Ora c’è un club maturo, che non ha false ambizioni, ma che si è strutturato per questo, anche per avere un approccio più coraggioso, a volte un po’ sfrontato. Per la parte tecnica, vorrei una squadra che faccia un calcio più propositivo, più offensivo».

Con un allenatore e un modulo diversi?

«La scelta è tra un paio di nomi. Non è però un problema di modulo, ma di filosofia calcistica».

Come giudica allora il risultato e il calcio del Modena nell’ultimo anno?

«Anche se abbiamo deciso di cambiare la guida tecnica, ho apprezzato il lavoro di Sottil e del suo staff, la squadra, pur con qualche lacuna, ha sempre avuto la sua identità, il piazzamento finale credo che rispecchi il nostro valore, mentre nei playoff mi aspettavo qualche soddisfazione in più. Superando il primo turno, poi con l’entusiasmo poteva succedere di tutto».

Come giudica l’arrivo di Nereo Bonato dal Cagliari come nuovo direttore sportivo gialloblù?

«Nel calcio noi siamo un gruppo giovane, Bonato ci porta esperienza, è uno che ha fatto diverse promozioni e non è mai retrocesso».

Che budget per la prossima stagione?

«Sarà in continuità con l’ultima, è un budget importante. Tra l’altro, non avendo più, come un anno fa, contratti pesanti, di cui ci siamo liberati, avremo più spazio per investire».

Dal settore giovanile sono arrivate risorse tecniche e possibili risorse economiche.

«Il settore giovanile è il cardine del nostro progetto societario. I soldi spesi lì non sono spese, ma investimenti. Adesso abbiamo le spalle larghe e siamo diventati appetibili per i giovani, che prima sceglievano altri club».

Quelli più appetiti, come i Tonoli, i Wiafe, i Nieling, resteranno o saranno ceduti?

«Valuteremo caso per caso, anche in relazione allo spazio che potrebbero avere in prima squadra».

Emergeranno altri giovani il prossimo anno?

«Qualcuno si è visto già nella rosa di prima squadra, e altri potrebbero approdarvi, da Maran, a Egharevba, Guiyong, Lo Conte».

E gli altri giocatori?

«C’è già un nucleo di dodici-quattordici giocatori che rappresentano la base solida della squadra per il prossimo campionato».

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