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L’incognita

L’Ars et Labor non cambia nome. Un altro anno senza Spal

Francesco Dondi
L’Ars et Labor non cambia nome. Un altro anno senza Spal

Anche per il prossimo campionato logo e nominativo non torneranno alle glorie passate

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Ferrara La vendita all’asta dei beni della Spal ha una priorità: raccogliere più soldi possibili per cercare di soddisfare i creditori. E allora viene da chiedersi se la prima asta, che ha portato in dote circa 200mila euro, può essere considerata soddisfacente per coloro che attendono i loro pagamenti, che va ricordato, sommano circa 17 milioni di euro tra dipendenti, fornitori, erario e banche a cui si aggiungono altri 6 milioni di creditori “tardivi”, attesi in tribunale l’8 luglio per una udienza chiave.

L’Ars et Labor si è comprata i beni di via Copparo (dai pulmini alle attrezzature sportive) e il Comune si è aggiudicato gli arredi del Mazza e i marchi collaterali (Accademia Spal, Stadio Paolo Mazza e Fondazione Spal). Stupisce che non vi siano stati rilanci, ma evidentemente - facendo un ragionamento romantico e non certo economico - beni così preziosi per la collettività meritavano di non finire in una asta al rialzo alimentata da qualche speculatore.

Ora, però, sovviene un’ulteriore domanda: chi comprerà il marchio Spal, l’ovetto abbinato allo storico nome? E qui il ragionamento si fa più ampio tanto che occorre mettere in fila alcuni elementi essenziali. Il valore stimato inizialmente è di 700mila euro, fissato dal professor Angelo Paletta dell’Università di Bologna, già in passato investito dell’incarico per altre blasonate aste calcistiche. C’è poi l’articolo 216 del Codice della crisi d’impresa che espressamente recita: “le vendite e gli altri atti di liquidazione posti in essere in esecuzione del programma di liquidazione sono effettuati dal curatore o dal delegato alle vendite tramite procedure competitive”. Ciò significa che non potrà esserci trattativa privata per la vendita del marchio ma servirà un’asta pubblica come quella di metà aprile. Certo, contatti ci possono essere ma non una vendita senza battitore.

La strategia del Comune è comunque chiara: tentare di acquistare l’ovetto per poi eventualmente cederlo in usufrutto all’Ars et Labor. Non potendo però impiegare risorse pubbliche sarà fondamentale il ruolo di Fondazione Spal, che però ora va “riempita” sia con un Consiglio d’amministrazione sia con le risorse economiche necessarie per presentarsi all’asta dell’ovetto. Si tratta di passaggi certamente non banali e che richiedono tempo, risorse e condizioni politiche adeguate per evitare polemiche da parte di coloro che non sono calciofili e appassionati delle gesta spalline. Ecco, appunto, il tempo: quando ci sarà la seconda asta? L’obiettivo è arrivarci entro la fine dell’estate ma non è così scontato. In compenso c’è una data inderogabile: il 15 luglio, ultimo giorno per i cambi di denominazione delle società affiliate al comitato Lnd Emilia Romagna. Ecco perché appare difficile che il nome “Spal” possa tornare ad essere ufficialmente abbinato alla squadra di Ferrara anche se - come è giusto che sia - rimane un detto comune e una forma di amore tra la gente.

Il tutto senza poi tenere conto di un’altra opzione che gli sportivi ferraresi magari non vogliono neppure considerare, ma che non può essere esclusa aprioristicamente. E se il logo lo comprasse un privato, magari esterno anche al giro di Ars et Labor e lo usasse poi per il proprio club che non è quello biancazzurro con sede in via Copparo? Fantasie e suggestioni che solo l’asta dei prossimi mesi potrà smascherare ma servirà grande cautela prima che al Mazza torni a giocare ufficialmente l’unica e vera Società Polisportiva Ars et Labor.

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