Spal, un anno fa il fallimento: ora regna solo l’incertezza
Dal collasso generale voluto da Tacopina al fallimento sportivo dell’Ars et Labor. E oggi l’impasse societario genera altri timori
Ferrara La genesi dei traballanti discorsi odierni, dove la possibilità di vendita del club resta quantomeno tematica da bar fino alla reale ripartenza del progetto sportivo dell’Ars et Labor “argentina”, nasce sostanzialmente un anno fa. Proprio il mese di giugno aveva sentenziato uno dei momenti più difficili della storia sportiva biancazzurra, con il collasso generale voluto da Joe Tacopina e la conseguente ricerca di una doverosa ripartenza dal dilettantismo.
I giorni nostri dicono che il formato Ars et Labor non ha funzionato. Non tanto dal punto di vista economico viste le risorse investite per ripartire da zero, ma sotto ogni sfumatura sportiva e dall’altrettanto importante questione “locale” vista l’incapacità di aver creato un legame con una piazza che a inizio avventura aveva riposto fiducia e speranze. E tutto ciò avviene a un anno di distanza dal grande affronto dell’avvocato newyorkese, che trecentosessantacinque giorni fa poneva fine a un pezzo di storia del club nel peggior modo possibile: il fallimento. A un paio di settimane dalla (faticosa) salvezza raggiunta tramite il playout contro i giovani di Milan Futuro ci si era improvvisamente - dall’esterno - trovati dinnanzi all’incapacità economica di Tacopina e Follano rispetto all’iscrizione al campionato di serie C. Una volta iniziato il mese di giugno, e quindi con l’avvicinarsi delle scadenze federali, i segnali passavano dall’essere “preoccupanti” al parer ormai “evidenti”. La situazione era infine precipitata, con l’assenza di ogni margine di manovra e l’epilogo conclusivo con posti di lavoro saltati e una realtà sportiva cancellata dalla geografia del calcio italiano.
Le tappe
La scadenza decisiva arrivava il 6 giugno. Entro quella data la società avrebbe dovuto completare tutti gli adempimenti richiesti per l'iscrizione alla stagione successiva, ma nei fatti mancavano le garanzie economiche necessarie (ne era conseguita un’inutile domanda incompleta e priva della parte più importante). Il giorno seguente arrivava da parte della Spal la comunicazione ufficiale di non partecipazione al campionato di serie C. Una notizia che colpiva profondamente l'intera città e che segnava, di fatto, la fine dell’avventura professionistica e un futuro prossimo da vivere sul pressoché sconosciuto pianeta dilettanti. Nell’ancor oggi rivedibile comunicato diffuso la società si parlava di un epilogo doloroso e veniva lasciata ancora aperta la possibilità di valutare percorsi alternativi. Righe finali provocatorie da parte di quel Tacopina che aveva tradito tutti (compresi i suoi dipendenti). Nei giorni successivi le verifiche degli organismi federali avevano confermato la situazione compromessa. In assenza di soluzioni il 19 giugno arrivava quindi la decisione definitiva della Figc con l'esclusione della Spal dalla C che diventava ufficiale.
A un anno di distanza, in un contesto comunque entusiasmante, quelle settimane continuano a rappresentare uno dei passaggi più dolorosi vissuti dal popolo biancazzurro che si era riversato in massa nel centro cittadino per testimoniare il proprio sentimento d’amore verso i colori e chiedendo una pronta ripartenza al Comune di Ferrara. Seguirono giornate intense un po’ ovunque: in municipio, al “G.B. Fabbri” e un po’ in tutti gli ambienti della città (ma non solo).
Ad ogni modo, in tempi celeri, era stato aperto il famoso iter burocratico per garantire la continuità al calcio cittadino attraverso specifica procedura della Figc. Il 3 luglio veniva pubblicato il bando per individuare il soggetto incaricato di raccogliere l’eredità biancazzurra per ripartire dell’Eccellenza. Con rapida svolta avvenuta tra il 10 e l’11 luglio quando l’amministrazione comunale annunciava la scelta della cordata guidata dall'imprenditore italo-argentino Juan Martin Molinari e quindi la prima alba dell’Ars et Labor Ferrara (nome già proposto dalla tifoseria a richiamo delle origini storiche della Spal e dei valori identitari del club estense).
Tutto il resto è storia attuale. Priva di sorrisi e portatrice di un primo anno in cui le parole “fallimento sportivo” sono finite dentro gli almanacchi di via Copparo e portatrice di quel senso di smarrimento rispetto alla vera rotta del natante biancazzurro che in queste ore è ancor più accentuato dai presunti flirt sull’asse Argentina-Malta. L’Ars “argentina” vuol andare avanti respingendo per davvero tutti i possibili pretendenti con un “no grazie”? Lo faccia, essendo legittimamente a capo del proprio destino.
C’è poi la parte sportiva, quella che potrebbe dare un segnale definitivo sulle reale prospettive future. Ma se dal settore giovanile hanno iniziato a muoversi pubblicizzando gli open day e aprendo il dialogo con le famiglie, la parte agonistica della prima squadra rimane priva di annunci. Certo, non c’è fretta, bisognerà ponderare bene le riconferme ma la sensazione di incertezza rimane percepibile e solo con qualche operazione di mercato si arriverebbe ad alleggerire lo stato di spaesamento.
L’imminente ritorno di Marengo in Italia servirà davvero per riattivare le operazioni tecniche o dietro la spedizione romana alla ricerca di un improbabile ripescaggio vi sono altre tematiche? Fare chiarezza, con i fatti, non sarebbe male. Le incognite, a un anno di distanza dal disastro spallino, sono il male peggiore da affrontare.
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