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Ferrara, dai tormentoni della Spal neo promossa in B ai tormenti dell’Ars et Labor

Alessio Duatti
Ferrara, dai tormentoni della Spal neo promossa in B ai tormenti dell’Ars et Labor

Dieci anni fa l’estate dei sogni, oggi incertezza e sconforto

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Ferrara In linea generale dieci anni possono essere anche pochi, ma nel mondo biancazzurro di oggi sono diventati un’infinità. Tanto da poter parlare di epoche diverse, ancora di più adesso, nel limbo tra la fine di un campionato e l’inizio di una stagione, tra il periodo delle riflessioni e la programmazione della nuova annata. A maggior ragione con il mercato di mezzo: basti pensare che nell’estate di dieci anni fa arrivava Mirco Antenucci da Leeds, Inghilterra, mentre oggi (giorno del solstizio), l’Ars et Labor cerca una punta da gol che performi in Eccellenza – dal momento che negli ultimi mesi non si è stati in grado di individuare un bomber utile alla causa nella quinta serie del calcio italiano.

Esattamente dieci anni fa, si diceva, la città di Ferrara viveva con totale entusiasmo l’avvicinamento al ritorno in serie B – a 23 anni di distanza dall’ultima volta in cadetteria – e si affacciava a quello che sarebbe diventato il quadriennio più felice dell’era moderna spallina. Oggi, a un decennio esatto di distanza, la neonata Ars et Labor si ritrova a programmare un’altra stagione di Eccellenza tra dubbi, scetticismo e la necessità di riacquisire quel minimo di credibilità sportivo-gestionale, dopo il recente fallimento sportivo culminato con l’eliminazione dai playoff per mano della Santegidiese poi promossa in serie D.

Ritornando al cortometraggio della nostalgia, nella calda ed emozionante estate del 2016 a Ferrara si percepiva quel qualcosa di magico che andava oltre la semplice fiducia – e non erano calura o umidità. La proprietà guidata da Francesco e Simone Colombarini, con la figura operativa del presidente Walter Mattioli, rappresentava la garanzia sopra ogni cosa. Davide Vagnati era il direttore sportivo emergente che stava costruendo una squadra con buone intuizioni e Leonardo Semplici l’allenatore della rinascita, con un primo campionato vinto all’ombra del Castello solo qualche mese prima. La campagna abbonamenti veniva lanciata con richiami “al sogno” e con l’obiettivo di accentuare ancor di più il legame con il proprio popolo.

Erano le settimane del mercato che accendeva la fantasia. Direttamente dall’Inghilterra arrivò un certo Mirco Antenucci. Insieme a lui, poi, i vari Pasquale Schiattarella, Alex Meret, Francesco Vicari, Filippo Arini e Kevin Bonifazi. Nomi che di quei tempi rappresentavano intuizioni, scommesse o semplicemente buoni giocatori di categoria, ma che sarebbero poi diventati protagonisti di una delle pagine più gloriose della storia biancazzurra. Questi si affiancarono a protagonisti già noti in rosa – il cosiddetto “zoccolo duro” – come Manuel Lazzari, Luca Mora, Nicolas Giani e Gianmarco Zigoni.

L’estate dei sogni, dopo il classico raduno in città sotto il sole di luglio, proseguì in montagna. Prima a Tarvisio, poi ad Auronzo di Cadore, località poi entrate stabilmente nella programmazione dei ritiri e delle prime amichevoli, nonché divenute mete nei piani feriali dei tifosi in quegli anni. C’erano le fotografie dai campi circondati dalle Dolomiti, le amichevoli al fresco, gli aggiornamenti sul mercato e quel petto in fuori da mostrare con orgoglio dopo il ritorno in serie B. Nessuno avrebbe immaginato cosa sarebbe successo nei mesi successivi. Invece si arrivò al trionfo di Terni, ovvero la più dolce delle sconfitte, che riportò gli estensi nella maggiore serie 49 anni dopo l’ultima volta. Si aprirono, di conseguenza, altri periodi estivi ancora più bollenti e felici nel 2017, 2018 e 2019. Poi, in concomitanza con la pandemia Covid, tra un errore e l’altro, la traiettoria si è invertita, fino al pantano odierno. E ogni aspettativa si è trasformata in delusione. L’arrivo della proprietà americana guidata da Joe Tacopina ha generato rabbia e delusioni, fino al trauma del fallimento e alla nascita del percorso argentino con l’Ars et Labor.

A dieci anni di distanza il confronto non prende tanto in considerazione le categorie o i risultati ottenuti, ma i ragionamenti da spiaggia e ombrellone riguardano l’atmosfera. E quella passata, fatta di elettricità e buone sensazioni, manca come il pane sulle tavole dei tifosi estensi. Ad oggi si è alla ricerca di risposte per affrontare un nuovo campionato di Eccellenza: ricordando sempre che si tratta della categoria più bassa mai frequentata dai colori biancazzurri. Il dubbio da sciogliere è quello del ripescaggio in serie D – ma le possibilità restano remote –, mentre la società di via Copparo si sta muovendo sul mercato andando a cercare profili già noti a mister Parlato e al ds Federico: da una lista di calciatori già noti, infatti, si andrà a pescare per completare la rosa che affronterà la stagione 2026/27, così da ridurre al minimo le percentuali di errore e aumentare quelle di promozione diretta. Nella speranza che quanto prima si torni a vivere di tormentoni e non di tormenti.l

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