Settimana decisiva per la cessione dell’Ars et Labor Ferrara
La vendita della società al maltese Portelli arriverebbe dopo un solo anno dalla nascita
Ferrara Era il 2 giugno e la Nuova dava notizia di un imprenditore maltese interessato a rilevare l’Ars et Labor. Joseph Portelli, presidente degli isolani Hamrun Spartans, aveva manifestato le proprie intenzioni già una settimana prima, ma correvano i delicati giorni dei playoff pertanto l’affaire era stato volutamente rimandato. Oggi quell’indiscrezione, che rivoluzionerebbe ancora il volto della proprietà in via Copparo, è confermata e la decisione relativa alla vendita sarà presa in settimana.
Nei giorni scorsi forse si è corso un po’ troppo, dal momento che si era parlato di una cessione già bella che fatta. Nulla era comunque campato in aria, dal momento che il 6 giugno lo stesso Portelli aveva rilasciato un’intervista al quotidiano Times of Malta dove sosteneva di aver acquistato un club del campionato italiano di serie E per due milioni di euro. La smentita era presto arrivata dal presidente biancazzurro Marengo e pure dal Comune ne parlavano come una «sciocchezza».
Forse qualcuno non c’era andato poi così lontano e guarda caso di recente la proprietà argentina ha ricevuto una proposta scritta di acquisto dallo stesso Portelli. In settimana ci sarà la risposta e sapremo se l’Ars et Labor passerà di mano. Magari si pronuncerà anche chi, oggi, dovrebbe rappresentarla e in questo periodo di bollore – non solo atmosferico – si tiene ben lontano da Ferrara e dai tifosi. Il presidente Marengo, appunto, che tra un viaggio a Roma e l’altro per la questione ripescaggio in serie D – il 10 luglio conosceremo la verità – ha evitato da qualsiasi tipo di faccia a faccia con tifosi o stampa. Nell’ultima occasione, dopo il blitz capitolino, è volato in Argentina per stare vicino alla famiglia e festeggiare la festa del papà: legittimo, ma un’altra occasione persa per entrare in contatto con la città e dare un segnale di vicinanza post fallimento sportivo.
Qui invece l’aria che tira è da quiete prima della tempesta. Negli uffici del “G.B. Fabbri” proseguono i lavori per il rinnovo dei giocatori che costituiranno la base per la prossima stagione – l’1 luglio potranno essere depositati i nuovi contratti – e una sorta di imbarazzo per le voci-non voci della cessione si aggiunge alla fastidiosa umidità che pesa sul capoluogo. È un po’ la stessa sensazione vissuta un anno fa. Rassicurazioni (a parole) da parte della Spal di Tacopina in merito all’iscrizione in serie C, il termometro che schizza, la festa della Curva Ovest. E di azioni, quelle concrete, manco l’ombra. Si aspettava – e si aspetta – sperando. E basta.
Che l’impasse societario e le percezioni di questi giorni facciano ricordare l’ultimo fallimento spallino, non può essere positivo, tanto più se in mezzo ci sono stati proclami e dichiarazioni d’intenti. Con il Comune a vigilare, s’era detto. Non si parla più di tracollo, chiaro, ma vedere la squadra di Ferrara essere rimbalzata da una proprietà straniera all’altra la dice lunga. Investimenti e interessi economici, oggi, vengono prima di qualsiasi discorso sulla storia, l’identità e l’attaccamento.
Se l’Ars et Labor – dopo il 9 luglio, giorno dell’asta per il marchio, si saprà se torneremo a chiamarla Spal anche sulla carta –, a un solo anno dalla nascita, deve vivere un avvicendamento societario lo sapremo dunque in settimana. Prima l’America, poi l’Argentina, adesso Malta? Quantomeno torniamo in Europa.
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