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Il lutto

Una guida per la Spal e quel gol salvezza in serie A, Ferrara piange Osvaldo Bagnoli

Una guida per la Spal e quel gol salvezza in serie A, Ferrara piange Osvaldo Bagnoli

L’Osvaldo “della Bovisa” si è spento a 91 anni: vestì biancazzurro per tre stagioni. Fu Mazza a portarlo nel ‘64 alla Spal, dove giocò con Massei, Bozzao, Pasetti, Fabio Capello e Reja

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Ferrara Cara, vecchia, meravigliosa Spal. Quella “vera”. Quella antica, fenomeno nazionale di provincia, che ispirò pure futuri scrittori. Ecco, quella Spal oggi piange. Sono lacrime amare. Di dolore. Accompagnano la scomparsa a 91 anni di Osvaldo Bagnoli. L’Osvaldo “della Bovisa”. Assurto ad imperitura gloria nazionale, come allenatore, per aver guidato il Verona ad uno storico scudetto, o per essere stato il condottiero del Genoa prima squadra italiana capace di espugnare Anfield Road. Ma il Bagnoli giocatore, quello, fa parte della storia della Spal. E vi occupa (e così sarà per sempre) un posto importantissimo, se non privilegiato. Tre stagioni biancazzurre da protagonista (92 gettoni e 12 centri), suggellate dal gol che valse la salvezza nell’annata 1965/66 di serie A.

A Ferrara 

Uomo d’esperienza (il presidentissimo Paolo Mazza lo volle come perno della solo in parte ridisegnata squadra incaricata di tornare immediatamente nella massima divisione dopo la retrocessione del 63/64), giunto a Ferrara 29enne, nell’estate del 1964, proveniente dal Catanzaro. A dispetto dei promettenti inizi milanisti, era ormai da tempo un uomo “di categoria”. Mazza lo prese per questo, oltre che per esperienza, serietà, professionalità, capacità di equilibratore tattico e notevole peso specifico in spogliatoio. Con Massei e Bozzao esercitò un fondamentale ruolo di leader, contribuendo non solo alle fortune biancazzurre ma anche alla crescita di ragazzi del vivaio quali Pasetti, Capello, Moretti, Reja, Pezzato. Le cifre dicono 34 presenze e 5 gol (esattamente come Massei), stesso numero di partite del portiere Bruschini, secondo per gare solo a bomber Muzzio (37), ma non riassumono tutto: l’impatto andò ben oltre i pur significativi numeri.

In serie A e il gol salvezza

Confermatissimo, Bagnoli si rivelò un pilastro anche in serie A, con 33 presenze su 34 ed altri 5 gol. Significativi quello nella vittoria 3-1 nel derby di Bologna e quello del definitivo pareggio, 2-2, contro la Juventus. Ma negli annali e soprattutto nella memoria e nell’animo del popolo spallino rimane principalmente, ancor oggi, la rete che sancì la permanenza della Spal in A. A Brescia, all’ultima giornata, serviva una combinazione di risultati. Tutto parve irrimediabilmente compromesso quando al 58’ la Spal si trovò sotto 2-0. Ma dopo il momentaneo 2-1 di Frascoli fu proprio Bagnoli, a venti minuti dal termine, a realizzare il 2-2 dell’estasi, della salvezza.

Scuola spallina per futuri allenatori

Con lui in biancazzurro sarebbe giunta anche un’altra salvezza, l’ultima in serie A dell’epoca Mazza. Lo spazio di 25 partite, altri 2 gol (per altrettanti pareggi, a Lecco e con il Mantova) e con il termine della stagione 1966/67 andò in archivio la bellissima esperienza spallina di Osvaldo Bagnoli, che poi venne trasferito all’Udinese in C. Ma a Ferrara lasciò il segno, e Ferrara lo lasciò in lui. La scuola spallina, la scuola di Paolo Mazza, formò diversi futuri allenatori: della Spal di quel triennio, proprio Bagnoli ma anche Fabio Capello e Edi Reja giunsero poi a vette altissime (Osvaldo e “Don Fabio”), o alte (Reja). Senza dimenticare Pasetti e Bozzao (autentici professori a livello giovanile), o in fondo anche lo stesso Massei che qualche soddisfazione – sia pure a livelli inferiori – se l’è tolta (una Coppa di C ed una Coppa Anglo-Italiana con il Lecco, una promozione con la Vogherese).

Il ritorno a Ferrara

Bagnoli proprio con Massei e Pasetti ha sempre mantenuto solidi rapporti di amicizia. Li ricordiamo chiacchierare piacevolmente prima di un’amichevole che l’Inter, allenata da Osvaldo, venne a giocare a Ferrara nel 1992. Uomo d’altri tempi, sempre fedele ai propri principi, alla propria cultura operaia, Bagnoli non derogò mai da ben precise linee direttrici, nella vita come nella professione. Incarnava lo spirito di un’altra Italia e di un altro calcio. Oltre a quello, eterno, della sua Spal. Sua e di uomini come lui. Giù il cappello. 

(da sinistra Massei, Pasetti e Bagnoli)

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