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Zucchini, un muro per Ferrara: «Questa Spal ha carattere, ci faremo trovare pronti»

Tommaso Schwoch
Zucchini, un muro per Ferrara: «Questa Spal ha carattere, ci faremo trovare pronti»

Il difensore centrale ha esperienza da vendere e affiancherà capitan Dall’Ara: «Quando il mister ha chiamato non ho avuto dubbi: per la Spal non ci sono categorie»

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Ferrara Gianluca Zucchini affiancherà capitan Dall’Ara nella nuova retroguardia della Spal formato 2026/27. Il curriculum parla di un difensore abituato alla serie D, sceso in Eccellenza solo l’anno scorso per sposare il progetto dell’ambizioso Fiorenzuola (arrivato secondo, ma ripescato comunque nella quarta serie). Già nelle prime amichevoli ha dimostrato di essere un difensore molto duro e roccioso, non solo per l’atteggiamento aggressivo ma anche grazie alla sua imponenza fisica (194 cm di altezza). Vanta, inoltre, un discreto numero di gol a referto per essere un centrale, caratteristica che l’anno scorso è mancata alla formazione estense. Zucchini è pronto per l’esordio in biancazzurro di domenica facendo attenzione a non sottovalutare l’avversario (il neopromosso Castellana Fontana) e sperando di ricevere sin da subito l’abbraccio del tifo spallino nonostante la lunga trasferta (almeno per il contesto dell’Eccellenza).

L'intervista

Zucchini, com’è arrivato a vestire la maglia della Spal? «Penso sia una domanda abbastanza semplice. Per uno che ama giocare a calcio è impossibile rifiutare un’offerta del genere, al di là del contorno. È stata una scelta facile: avevo un altro anno al Fiorenzuola, ma quando è arrivata la chiamata ho fatto di tutto per venire qua. Nelle ultime stagioni mi sembra di aver dato quel qualcosina in più: tre anni fa ero a Desenzano; poi Carpi, dove ho avuto la fortuna di vincere il campionato di serie D. Dopo questa esperienza c’è stata una breve parentesi di 2/3 mesi a Corticella, poi sono andato a Piacenza. L’ultima tappa è stata Fiorenzuola, mi era stato illustrato il progetto e avevo grandi aspettative, nonostante fosse in Eccellenza. Non è la categoria che conta».

Ha rinunciato a un ritorno in serie D per venire a Ferrara. «Sì, si sapeva già da tempo che il Fiorenzuola sarebbe stato ripescato. Per la Spal non ci sono categorie, quando ti chiama devi semplicemente accettare e non me ne pento».

E se dovesse descriversi dal punto di vista calcistico? «Penso che la mia dote principale sia l'intelligenza calcistica. Non disdegno il duello, tuttavia mi piace giocare. La lettura delle situazioni è il mio punto di forza».

Ha segnato un buon numero di gol per essere un centrale e in un campionato ha fatto addirittura 6 gol (Montebelluna). L’anno scorso la Spal ha realizzato solo due reti da calcio d’angolo: possiamo dire che rappresenterà un’arma in più su quelle situazioni? «Non lo so. Non sono uno che guarda i gol fatti a fine anno, penso più a quello che ha fatto la squadra. Meglio se arrivano, ma il mio compito è in primis quello di difendere».

Stai iniziando ad ambientarti nella città di Ferrara?

«Mi sto trovando molto bene. Abbiamo avuto poco tempo per uscire in città; un po’ per il caldo e un po’ per le tre settimane di ritiro che ci hanno un po’ ammazzato. Col gruppo e lo staff mi trovo molto bene. Sono contento».

L’anno scorso era al Fiorenzuola proprio nel girone A, quindi ne conosce già le insidie. «L’anno scorso è stato il mio primo anno in Eccellenza. Non mi aspettavo questo livello, è un girone tosto con squadre organizzate e che corrono tanto. Dovremmo farci trovare pronti, almeno pareggiando il livello agonistico delle altre formazioni. Tutte faranno la partita della vita contro di noi: dobbiamo mettere in campo le nostre qualità tecniche, che sono superiori. È difficile fare una gerarchia delle squadre, ogni anno può succedere di tutto. La Vianese ha fatto un’ottima squadra, così come Fidentina, Mutina e il Brescello. Vedendo il carattere di questo gruppo non ho dubbi sul fatto che ci faremo trovare pronti».

In queste prime giornate affronterete delle neopromosse: è un aspetto che potrebbe portare delle insidie? «Sicuramente. Nelle prime giornate non so cosa sia meglio tra affrontare una neopromossa o una formazione di vertice. Stiamo iniziando a conoscerci, ci sono tanti ragazzi nuovi come me. Ci stiamo amalgamando, mettendo sempre qualcosa in più. Abbiamo voglia di iniziare e fare bene».

Dietro preferisce giocare a tre o a quattro? «Negli ultimi anni ho sempre giocato a tre, tranne l’anno di Carpi. Non è un aspetto che mi tange, faccio molto affidamento sui miei compagni di reparto. La cosa principale è trovare la giusta alchimia e darsi una mano, che sia a tre o a quattro cambia poco».

Ha già avuto modo di incrociare qualcuno dei nuovi compagni? «Non ho giocato insieme a nessuno. Tante volte ho affrontato da avversari Valenti, Aliu e Dall’Ara. Anche col mister ho giocato contro qualche volta. Questa estate mi ha chiamato lui, mi ha fatto molto piacere, significa che gli avevo lasciato qualcosa».

Durante un’amichevole, Dall’Ara ha esclamato che i “vecchi” vanno ascoltati. Lei rientra tra quegli esperti da ascoltare? «Diciamo di sì, mi colloco tra i vecchi. A me piace dare una mano, poi ognuno lo fa a proprio modo: silenziosamente, strillando… non c’è un modo giusto o uno sbagliato. L’importante è aiutarsi e capire il perché di un determinato messaggio. Per il resto, come dico sempre, bisogna arrivare ad avere undici persone in campo che si parlano e si aiutano, giovani o vecchie che siano».

Ha avuto modo di incontrare anche la tifoseria. Cosa vuol dire avere un pubblico di questo tipo per un calciatore? «Personalmente è una spinta in più, ma penso per tutti nello spogliatoio. Spero vengano in tanti e ci diano una mano, spingendoci fino al centesimo. Devono starci vicino nei momenti positivi e negativi, i periodi di flessione capitano a tutti. Quello è il momento di stare insieme ed uniti». 

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