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Gherlinzoni in gol a 64 anni, è il giocatore più longevo della provincia di Ferrara

Corrado Magnoni
Gherlinzoni in gol a 64 anni, è il giocatore più longevo della provincia di Ferrara

Era sei o sette anni che Marco non segnava: l’ha fatto sabato nel match di Coppa, poi domenica è andato alla partita del figlio. Il segreto per andare avanti? “La voglia”

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Ferrara Sabato segna a 64 anni, domenica torna al campo. Questa volta, però, dall’altra parte della rete per veder giocare il figlio maggiore Matteo, 35 anni, con il Pontelagoscuro. Il fine settimana di Marco Gherlinzoni, classe 1962, racconta meglio di qualsiasi numero una passione per il calcio che sembra non conoscere età. Il giocatore più longevo della provincia continua infatti a indossare gli scarpini e nel derby di Coppa di Terza categoria tra Vaccolino e Fiscaglia ha ritrovato persino la gioia del gol.

«Sono contentissimo»

Non è bastato per evitare la sconfitta per 3-1, ma quell’1-1 realizzato di testa ha un sapore particolare. Anche perché, per ricordare l’ultima rete, Gherlinzoni deve tornare parecchio indietro nel tempo. «Saranno stati sei o sette anni che non facevo gol – racconta sorridendo –. Sono contentissimo. Sono del 1962, inevitabilmente sono un po’ rallentato rispetto a una volta, però continuo a divertirmi. Ed è questa la cosa importante». Il gol è arrivato nella maniera più classica. «Calcio d’angolo battuto molto bene, sono andato dentro e sono riuscito a metterci la testa. L’assist è stato di Alessandro Bocchi, un giovane di Lagosanto. In quel momento avevamo trovato l’1-1. Poi purtroppo la partita è finita 3-1 per il Fiscaglia. Il mister, comunque, era contento e per me segnare dopo così tanto tempo è stata una bella soddisfazione».

Il segreto

Ma qual è il segreto per continuare a giocare una partita ufficiale a 64 anni, contro avversari che in molti casi hanno quaranta e più anni in meno? «Il segreto è soprattutto uno: tanta voglia. Mi piace allenarmi, mi piace giocare e mi piace ancora andare al campo. Non faccio niente di particolare. Sono in pensione da quattro anni, sto bene, mangio praticamente tutto. Probabilmente ci sarà anche una componente genetica, però se non hai voglia non vai avanti così tanti anni. Io quella voglia ce l’ho ancora». Ed è proprio la voglia la parola che ritorna continuamente nel racconto di Gherlinzoni. Quella che lo porta ancora oggi ad allenarsi e a preparare la borsa, nonostante una carta d’identità che suggerirebbe altri programmi per il fine settimana. «Ormai nello spogliatoio sono tutti giovani – scherza –. Io sono quello a cui è invecchiato un po’ il viso. Ma quando si entra in campo si gioca. Sabato mi hanno anche tirato addosso una bella pallonata, quindi non è che abbiano avuto tanti riguardi per l’età».

Una questione di famiglia

Del resto, la carriera di Gherlinzoni attraversa decenni di calcio dilettantistico ferrarese, campi e generazioni differenti. Tra le tante esperienze ci sono state quelle con Dogato e Lagosanto e persino la singolare situazione di trovarsi sul terreno di gioco assieme a uno dei figli. «Mi è capitato anche di marcare mio figlio Alex quando giocavo tra Dogato e Lagosanto. Sono quelle situazioni particolari che possono capitare quando giochi per così tanti anni». In casa Gherlinzoni, del resto, il pallone è una questione di famiglia. Matteo, il figlio maggiore, ha 35 anni e gioca nel Pontelagoscuro, mentre Alex, il più giovane, è in Seconda categoria con gli Amici di Stefano. Così il programma del padre nel fine settimana può diventare quasi un piccolo tour dei campi della provincia. «Sabato ho giocato io e domenica sono andato a vedere Matteo con il Pontelagoscuro. Il calcio fa parte della nostra famiglia. Quando non gioco io, molto spesso vado a vedere loro».

La leggenda

E per capire quanto la passione abbia sempre contato nella sua storia basta recuperare uno degli aneddoti che negli anni hanno contribuito a creare una piccola leggenda attorno al personaggio Gherlinzoni. «Una volta, quando giocavo a Migliarino, ero rimasto a piedi e per tornare a casa mi sono fatto cinque o sei chilometri con la borsa in spalla. Anche quello fa capire quanto mi piacesse giocare». Poi c’è una versione ancora più colorita, tramandata sui campi del dilettantismo ferrarese: quella secondo cui Gherlinzoni sarebbe addirittura arrivato a piedi, borsa in spalla, sul campo degli avversari a Masi Torello, pur di disputare la partita. Lui ride e ridimensiona subito il racconto. «Quella è diventata una leggenda. Hanno ingigantito un po’ la storia. È vero invece che a Migliarino ero rimasto a piedi e mi ero fatto quei cinque o sei chilometri per tornare a casa. Diciamo che con il passare degli anni la storia è diventata più bella…». Leggenda o meno, il senso rimane quello.

«Finché mi diverto»

Per Gherlinzoni il calcio non è mai stato soltanto la partita della domenica, ma un appuntamento al quale cercare di non mancare. Prima da ragazzo, poi da adulto e infine da pensionato. Sono cambiate le squadre, i compagni, gli avversari e inevitabilmente anche la velocità delle gambe. Non è cambiata la disponibilità a preparare la borsa e andare al campo. A 64 anni non pensa nemmeno a costruire attorno alla propria longevità sportiva una ricetta particolare. «Sto bene e continuo. Non mi pongo tanti problemi. Finché mi diverto e il fisico me lo consente, perché dovrei smettere? Adesso poi non mi sgrida più nessuno», aggiunge ridendo.

Il gol contro il Fiscaglia assume così un significato che va oltre il risultato della partita. È il premio di giornata per uno che, dopo sei o sette anni senza segnare, ha saputo ancora trovare il tempo per andare a saltare su un calcio d’angolo e mettere la testa sul pallone dell’1-1. Il Vaccolino alla fine ha perso 3-1, ma la storia della partita l’ha scritta anche Marco Gherlinzoni, classe 1962. Sessantaquattro anni, una rete in Coppa e nessuna intenzione di appendere gli scarpini al chiodo. Il giorno dopo era già di nuovo al campo per vedere Matteo. Perché, più della genetica e di qualsiasi presunto segreto, nel suo caso la spiegazione sembra essere davvero quella più semplice: una smisurata voglia di giocare a calcio. 

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