La Nuova Ferrara

Sport

Calcio Serie B

Da Modenello al Nido: dopo 40 anni l’idea dell’ex presidente Farina è diventata realtà

di Claudio Romiti

	Francesco Farina a sinistra, Carlo Rivetti a destra
◗
Francesco Farina a sinistra, Carlo Rivetti a destra

L’intervista all’ex presidente: «All’epoca non c’erano le condizioni per fare un centro sportivo»

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. C’era una volta Modenello, che però era rimasto un sogno, c’è adesso il Nido, che invece è realtà. Da un progetto, allora quasi visionario per una medio-piccolo società, alla realizzazione del Centro Sportivo del Modena Calcio. Sono passati tanti anni ma alla fine il club gialloblù potrà contare su questa importante struttura. Il primo e probabilmente l’unico a parlare di un centro sportivo di proprietà del Modena era stato, negli Anni Ottanta e Novanta, Francesco Farina, allora proprietario e presidente della società gialloblù. Gli abbiamo chiesto come ha accolto la realizzazione di quello che era il suo sogno.

L’intervista

Farina, il Centro Sportivo del Modena è nato…
«È una bellissima notizia, perché può portare solo effetti positivi per il club, la squadra, per la città e favorire stabilità di risultati».

Quali considerazioni le suggerisce la notizia?
«Innanzitutto, i sinceri complimenti alla famiglia Rivetti. Poi, la constatazione che dalla mia idea di allora ci sono voluti quarant’anni e che anche quella di un centro sportivo alla fine è stata una classica storia italiana».

Perché ai suoi tempi non se ne fece niente?
«Non si andò mai oltre alla mia idea, al mio sogno di costruire una struttura del genere, non ci si andò neanche vicini. Sarebbe stato necessario un appoggio delle istituzioni, per arrivare a una sinergia tra pubblico e privato, ma non si verificò in quel periodo. Quindi non ho recriminazioni, non c’erano proprio le condizioni, non si abbozzò neppure un progetto».

C’era invece già il nome, Modenello.
«Per assonanza con i nomi dei pochi allora esistenti, da Milanello a Veronello e bisogna sottolineare che pochissime società avevano un centro sportivo, fatto a volte quasi solo di due o tre campi».

Cosa invece ha favorito adesso la realizzazione?
«I tempi sono diversi, ma tra i fattori metterei sicuramente le possibilità economiche della famiglia Rivetti e l’ubicazione del Nido nel Comune di Nonantola e non di Modena. Parlo anche per la mia esperienza fatta come sindaco di un piccolo Comune, nel quale è sempre meno complicato realizzare i progetti».

Ultimamente lo Zelocchi era un po’ migliorato, ma ai suoi tempi…
«Non era proprio il campo ideale sul quale allenarsi».

Un centro sportivo nuovo e funzionale è una moneta da spendere quando cerchi un giocatore?
«Premesso che la cosa che interessa di più a un giocatore giustamente è il contratto, anche una sede ottimale per gli allenamenti può aggiungere appeal».

Oggi sarebbe ancora possibile una gestione come era la sua, con poche risorse economiche e lanciando i giovani?
«Non reggerebbe mai. Anche se tu riuscissi a cedere un paio di giovani ogni anno, ipotizziamo per cinque milioni l’uno, cosa ci fa con dieci milioni? Oggi ci vuole potenza di fuoco economico, rapporti con gli altri club, sponsor». 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google